Mattarella: la Shoah non sia solo un capitolo dei libri di storia. Il monito sull’odio razziale e l’eredità della Costituzione
Sergio Mattarella
Il Giorno della Memoria non può ridursi a un mero esercizio di raccoglimento. Sergio Mattarella lo ha detto chiaro al Quirinale, davanti alla senatrice Liliana Segre e alle alte cariche dello Stato: confinare la Shoah nei libri di storia sarebbe un errore imperdonabile. Otto decenni dopo la nascita della Repubblica, il Capo dello Stato intreccia passato e presente, tra razzismo da combattere e democrazia da custodire.
La cerimonia al Colle ha assunto i toni di un monito collettivo. Presente la senatrice a vita Liliana Segre, la cui vicenda resta incisa nella memoria nazionale. Mattarella ha stretto la sua mano confermando la “riconoscenza” della Repubblica, denunciando gli attacchi “volgari e imbecilli” che perseguitano la studiosa sui social, dove la guerra a Gaza viene accostata strumentalmente alla Shoah. “Non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria”, ha replicato secca la Segre, smarcandosi da ogni strumentalizzazione. A Palazzo Madama, intanto, la commissione Affari Costituzionali approvava il testo base sul ddl antisemitismo: voto favorevole di Italia Viva, contrari Pd, M5s e Avs. Una spaccatura che conferma come la battaglia contro le intolleranze sia questione politica concreta.
La testimonianza di Segre e il dovere di memoria
Il cuore del discorso mattarelliano è risuonato in profondità, scavando nelle ragioni storiche che legano il passato all’oggi. “La Repubblica italiana e la sua Costituzione — ha ricordato — sono sorte dal sangue innocente dei deportati nei campi di sterminio”. Una radice che impone conseguenze immediate: “nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale”. Il messaggio è limpido: non si tratta solo di evocazione commemorativa, ma di un’eredità viva che richiede difesa quotidiana.
Mattarella ha quindi evocato la “grande e rovinosa menzogna” che rese possibile lo sterminio di sei milioni di ebrei: l’idea perversa di una graduatoria tra gli uomini, di una classificazione basata su criteri di superiorità e inferiorità. “Di queste menzogne si sono nutriti i totalitarismi del Novecento”, ha ammonito il Capo dello Stato, aggiungendo che “se ne alimentano ancora oggi razzismo e antisemitismo”. Un filo diretto che collega il nazismo ai despoti contemporanei, a quegli “aggressori” che attingono ancora alla stessa fonte velenosa. Da qui l’appello perché l’Europa promuova “un’azione rigorosa” contro ogni manifestazione di discriminazione, un’allerta che suona come un campanello d’allarme sul presente.
Totalitarismi, menzogne e l’odio contemporaneo
Lo sguardo del Presidente si è poi soffermato sull’Italia, senza indulgenze retoriche. “Da italiani non possiamo che rievocare con angoscia la persecuzione degli ebrei nel nostro Paese”, ha affermato, ricordando il “tradimento” rappresentato dalle leggi razziali del 1938, “volute dal fascismo”. Una condanna che si è estesa senza mezzi termini ai “suoi adepti venduti ai carnefici nazisti”, alla “complicità della monarchia”, a “tanti che si ritenevano intellettuali, di parte della popolazione”.
Nella “notte senza stelle e senza speranza” evocata da Elie Wiesel, citato da Mattarella, “si sviluppò una fitta nebbia di paura, di indifferenza, di opportunismo” che travolse anche “cittadini irreprensibili”. Quando la ragione “si offusca” e l’umanità “si inaridisce”, ha ammonito il Capo dello Stato, i confini del possibile si spostano verso il mostruoso. Sulla stessa lunghezza d’onda la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in una dichiarazione a parte ha condannato “la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni”, definendo quella una “pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938”.
Ottant’anni di Repubblica: custodi della democrazia
Infine, Mattarella ha guardato avanti, legando la commemorazione di oggi a un appuntamento decisivo: il compimento degli ottanta anni dalla nascita della Repubblica, che “vide la luce contro le ideologie disumane e sanguinarie”. Un anniversario che rappresenta un monito vivente: nel nuovo ordinamento “non c’è posto per il razzismo, per i germi della discriminazione, per chi coltiva l’odio”.
Questo patrimonio di valori costituisce un “patriottismo italiano e repubblicano” che “ci rende custodi della democrazia”, la quale, ieri come oggi, a tutte le latitudini, ha il suo fondamento immovibile nel “rispetto della dignità della persona umana”. Un orizzonte etico e politico che non ammette deroghe né rinunce.
