Meloni blinda il centrodestra: “Isolate il generale ribelle”

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni

L’addio del generale Roberto Vannacci alla Lega di Matteo Salvini scuote gli equilibri del centrodestra a poche settimane dall’avvio della campagna elettorale per le Politiche. Fratelli d’Italia mantiene il silenzio pubblico ma negli ambienti di via della Scrofa si ragiona sugli effetti della scissione: quanti voti può sottrarre all’alleanza? E soprattutto, come reagirà Salvini? La premier Meloni ha dato la linea: isolamento mediatico del generale e focus sui temi identitari, a partire dalla sicurezza.

La linea ufficiale di Fratelli d’Italia è granitica: nessuna intromissione nelle vicende altrui, tanto meno quando si tratta di un alleato. Eppure da giorni il partito della premier riflette sull’affaire Vannacci e sul suo addio a Salvini, formalizzato nelle ultime ore ma dato per scontato da tempo. L’unico a esporsi pubblicamente è il presidente del Senato Ignazio La Russa, che liquida la questione come “una vicenda che riguarderà gli organi della Lega”.

Ma in un anno che si presenta come un’unica corsa verso le elezioni Politiche, è inevitabile interrogarsi sulle conseguenze di questa separazione. Per Fratelli d’Italia, come ribadito dalla stessa Lega, la decisione di Vannacci comporta l’automatica esclusione dal centrodestra. La prima domanda, ancora senza risposta chiara nemmeno per i sondaggisti, riguarda il peso elettorale: quanti consensi può sottrarre all’alleanza, anche in vista di una riforma della legge elettorale?

Il partito ostenta sicurezza e cita i precedenti

Nel partito della premier prevale un cauto ottimismo fondato sui precedenti. “Finora in Parlamento non c’è stato mai nulla a destra del centrodestra. Figurarsi un generale senza esercito”, spiega un big meloniano. L’argomento è chiaro: senza una struttura organizzata, senza radicamento territoriale, senza macchina elettorale, Vannacci rischia di restare un fenomeno mediatico destinato a sgonfiarsi.

Eppure a via della Scrofa non sfugge un dettaglio significativo: il simbolo scelto da Vannacci ricorda molto più quelli di area Fratelli d’Italia, a cominciare dalla Fondazione Nazione Futura di Francesco Giubilei, che non quello della Lega di cui è stato vice segretario fino a oggi. Un’assonanza che non passa inosservata e che alimenta qualche preoccupazione.

Proprio dall’inizio del 2026, in vista delle Politiche, Giorgia Meloni ha impostato l’azione di governo su temi identitari come la sicurezza. Per questo la strategia dettata al partito è netta: non dare visibilità a Vannacci, parlarne il meno possibile, isolarlo rispetto al resto della coalizione, proseguire sulle proprie battaglie senza farsi distrarre.

La sinistra pronta ad approfittare della spaccatura

La convinzione che serpeggia negli ambienti meloniani è che la sinistra tenterà di sfruttare la frattura. Non a caso si cita Matteo Renzi, secondo cui l’addio di Vannacci alla Lega rappresenta la prima vera divisione a destra dopo anni e va colta al volo. “C’è una fetta di Paese che ha votato Meloni ed è delusa perché Giorgia non garantisce la sicurezza e non abbassa le tasse”, sostiene il leader di Italia Viva. “Se questo popolo di destra trova una rappresentanza autonoma, Meloni e Salvini perdono le Politiche. A condizione che la sinistra stavolta si faccia trovare unita e non litighi come al solito. In Regno Unito Starmer ha vinto grazie a Farage, non dimentichiamolo”.

La consegna del silenzio, nella logica meloniana, servirebbe anche da controaltare alla visibilità che, ne sono certi a Fratelli d’Italia, verrà offerta a Vannacci proprio in chiave anti-premier. “Lo pomperanno mediaticamente i salotti televisivi dell’intellighenzia di sinistra. Siamo pronti a scommettere in grandi ospitate su La7”, ironizzano da via della Scrofa.

Il timore delle fibrillazioni nella Lega di Salvini

Ma al di là delle strategie degli avversari, dentro il partito della premier il timore è anche un altro: che adesso aumentino le fibrillazioni interne alla Lega. E che Salvini, proprio per non rimanere scoperto sul fianco destro, inizi una rincorsa a destra capace di rendere ancora più complicati i prossimi mesi di governo. Una prospettiva che preoccupa non poco chi siede a Palazzo Chigi e deve gestire l’alleanza fino al voto.