Meloni e Rubio a Palazzo Chigi: dialogo franco tra alleati che difendono i propri interessi nazionali

La presidente del Consiglio ha ricevuto il capo della diplomazia di Washington in una mattinata densa di bilaterali, spaziando dalla crisi iraniana all’Ucraina fino alla prossima visita del presidente degli Stati Uniti nella capitale italiana.

Marco Rubio e Giorgia Meloni

Marco Rubio e Giorgia Meloni (foto www.governo.it)

Un’ora e mezza di colloquio a Palazzo Chigi tra Giorgia Meloni e Marco Rubio. Il segretario di Stato americano ha visitato Roma nell’ambito di un tour europeo, incontrando prima il ministro Tajani alla Farnesina, poi la premier.

Sul tavolo: la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, la guerra in Ucraina, la stabilizzazione della Libia, il processo di pace in Libano e la preparazione della visita di Donald Trump in Italia. La cornice dichiarata è quella del “partenariato strategico” tra i due Paesi, ma sotto la superficie affiorano le tensioni sull’uso delle basi Nato da parte americana.

Il segretario di Stato è arrivato a Palazzo Chigi poco prima di mezzogiorno, accolto nel cortile d’onore dal consigliere diplomatico della premier, Fabrizio Saggio. Nella delegazione americana era presente anche l’ambasciatore in Italia, Tilman J. Fertitta.

L’incontro si è aperto con un saluto informale – “Come stai?”, ha chiesto Meloni al suo ospite davanti al pool di giornalisti – prima di entrare nel vivo dei dossier. In precedenza, Rubio aveva avuto un bilaterale a porte chiuse con il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani alla Farnesina.

Il dossier Hormuz e la linea dura

La questione più urgente ha riguardato lo Stretto di Hormuz e le operazioni militari americane contro l’Iran. Parlando all’ambasciata statunitense a Roma, Rubio non ha lasciato margini di interpretazione: “Se verranno lanciati missili contro gli Usa, risponderemo”. Il segretario di Stato ha precisato che gli attacchi di giovedì erano separati dall’Operazione Epic Fury, tenendo distinti i piani operativi dalla risposta politica complessiva.

È in questo contesto che Rubio ha poi riservato una critica esplicita ad alcuni alleati europei – citando la Spagna – che avrebbero negato l’uso delle proprie basi durante le operazioni contro Teheran, definendo questa scelta come qualcosa che “ha creato alcuni pericoli inutili” per le forze americane impegnate nel conflitto. Una frecciata che suona come avvertimento all’intera architettura della cooperazione militare transatlantica.

La questione truppe: decide Trump

Più cauto, Rubio, sul nodo delle truppe americane in Europa. Alla stampa che lo incalzava sul possibile ritiro – ipotesi agitata dallo stesso Trump nelle settimane precedenti – il segretario di Stato ha risposto con una formula che scarica la responsabilità verso il vertice: “Non abbiamo discusso di dettagli specifici del genere, ed è una decisione che spetta al presidente prendere”.

Ha aggiunto di essere personalmente un “forte sostenitore della Nato”, pur senza chiudere la porta a future revisioni della presenza americana sul continente. Sul punto, Meloni ha scelto di non forzare la mano in pubblico, limitandosi a ribadire il valore del rapporto transatlantico.

Ucraina, Libia, Libano e la visita di Trump

La parte più distesa del colloquio ha riguardato i dossier in cui l’Italia rivendica un ruolo specifico. Meloni, parlando a margine di un convegno di Confagricoltura, ha confermato che con Rubio “abbiamo parlato di Ucraina, abbiamo parlato di Cina e della prossima visita del presidente americano”.

Ha citato esplicitamente Libia e Libano come aree in cui Roma “storicamente gioca un ruolo”, chiedendo implicitamente un riconoscimento di questo peso specifico nell’agenda di Washington. Sul fronte libanese, Rubio ha risposto aprendo a una collaborazione concreta: “Prevediamo ulteriori colloqui tra Israele e Libano la prossima settimana”, ha dichiarato in un’intervista a Fox News da Roma, aggiungendo che l’Italia “può svolgere un ruolo molto produttivo e costruttivo nel fornire risorse al governo libanese”.

Il Vaticano e Papa Leone XIV

A margine degli incontri istituzionali, Rubio ha risposto anche alle domande sul colloquio avuto con Papa Leone XIV. “Abbiamo un rapporto molto forte col Vaticano”, ha detto il segretario di Stato, sottolineando che la visita era “stata pianificata molto tempo prima” e che si era trattato di “un incontro molto buono” durante il quale si erano affrontate “diverse aree del mondo” dove la Santa Sede ha una presenza significativa.

Più evasivo sulla domanda se avrebbe consigliato a Trump di smettere di criticare il Pontefice: “Perché dovrei dirle cosa raccomanderò al presidente?”, ha risposto, prima di aggiungere che Washington può “mantenere un rapporto molto produttivo, fruttuoso e importante con la Chiesa” indipendentemente dalle dichiarazioni pubbliche del commander in chief.

Il bilancio della giornata, nelle parole di entrambe le cancellerie, è di segno positivo. Rubio ha parlato su X di “duratura partnership strategica Usa-Italia”. Meloni ha usato la formula del “dialogo franco, tra alleati che difendono i propri interessi nazionali ma che sanno entrambi quanto sia preziosa l’unità dell’Occidente”. Formule diplomatiche, come sempre. Ma il sottotesto – con le basi negate dagli alleati, il nodo delle truppe e la guerra che avanza – lascia aperti più interrogativi di quanti ne abbia chiusi.