Ddl violenza sessuale, scontro in commissione Giustizia Senato: rinvio per valutare la terza proposta Unterberger
Giulia Bongiorno
Il dibattito parlamentare sul ddl violenza sessuale subisce una nuova battuta d’arresto. Il comitato ristretto della commissione Giustizia ha deciso di aggiornarsi tra quindici giorni per valutare la terza versione del testo presentato dalla senatrice Julia Unterberger, nel tentativo di superare lo stallo tra la formula del consenso esplicito e quella della sua riconoscibilità oggettiva.
Le opposizioni del cosiddetto “campo largo” mantengono una linea di rigore, difendendo l’impianto originario già licenziato dalla Camera dei Deputati. Tale schema prevede che la fattispecie di reato scatti automaticamente in assenza di un consenso che deve risultare, per definizione normativa, “libero e attuale”. La resistenza delle minoranze si fonda sulla volontà di non diluire un principio considerato cardine per la tutela delle vittime, evitando interpretazioni che possano spostare l’onere della prova o complicare l’iter processuale attraverso valutazioni eccessivamente discrezionali del contesto in cui l’atto si è consumato.
La mediazione proposta da Unterberger
La proposta avanzata da Julia Unterberger tenta di gettare un ponte tra le visioni contrapposte. Il testo riprende il concetto di consenso “libero e attuale”, ma introduce un elemento di flessibilità richiesto dalla presidente della commissione, Giulia Bongiorno. La nuova formulazione stabilisce che l’assenza di consenso debba essere “riconoscibile”, una dicitura che impone di calibrare il giudizio “tenendo conto della situazione e del contesto”.
Per blindare la tutela della vittima, la senatrice dell’SVP ha dettagliato alcune circostanze specifiche in cui il dissenso è presunto. Tra queste figurano l’atto sessuale compiuto “a sorpresa”, l’impossibilità materiale della persona offesa di esprimere la propria volontà e lo stato di immobilità fisica durante l’abuso. Si tratta di un tentativo tecnico di codificare l’inerzia non come assenso, ma come prova della violenza subita, cercando di intercettare il favore della maggioranza senza tradire lo spirito del testo unificato.
Il ruolo della presidente Bongiorno
Al termine della seduta, Giulia Bongiorno ha chiarito la propria postura istituzionale, sottolineando di non voler imporre una soluzione di parte. “Ho fatto presente ancora una volta che non è mia intenzione fare votare un testo di maggioranza, e che quindi auspicavo ulteriori testi”. La strategia della presidenza punta dunque a una condivisione larga, evitando strappi su una materia di estrema sensibilità sociale e giuridica.
La senatrice leghista ha esortato le opposizioni a esaminare non solo la bozza Unterberger, ma anche la propria proposta alternativa sul “consenso riconoscibile”, ritenuta idonea a superare le criticità del testo attuale. Il tempo concesso ai gruppi servirà a verificare se esistano i margini per un accordo tecnico o se la distanza politica sia ormai incolmabile. La riconvocazione tra quindici giorni rappresenterà il banco di prova definitivo per un provvedimento che attende di trasformarsi in norma dello Stato.
