Legge elettorale, il governo apre il cantiere. Meloni punta al via libera estivo

Nei prossimi giorni è in programma un confronto con consulenti e parlamentari per evitare il rischio di differenti assetti tra Senato e Montecitorio e definire un percorso condiviso sulla riforma.

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Palazzo Chigi

Il centrodestra accelera sulla riforma della legge elettorale e prepara un nuovo vertice politico-tecnico previsto all’inizio della prossima settimana. Attorno al tavolo dovrebbero sedersi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi e gli esperti indicati dai rispettivi partiti. L’obiettivo è affrontare nel merito le modifiche al testo, sciogliere le resistenze interne e definire una linea condivisa prima dell’avvio della fase emendativa in Parlamento.

Il confronto arriva dopo la riunione tenuta a Palazzo Chigi tra i leader della maggioranza, durante la quale è stata confermata la volontà di procedere con la riforma del sistema di voto. Il traguardo politico indicato dalla coalizione resta quello di un primo via libera della Camera entro l’estate.

Le resistenze interne

Uno dei punti più delicati riguarda il premio di maggioranza e il cosiddetto “listone”, sul quale Forza Italia ha già espresso riserve. Il nodo principale resta però il rischio che il sistema possa produrre maggioranze differenti tra Camera e Senato. Un’eventualità considerata politicamente problematica e che la maggioranza punta a neutralizzare attraverso una serie di correttivi tecnici.

Antonio Tajani ha respinto le ricostruzioni che parlano di tensioni nella coalizione. “C’è una condivisione complessiva da parte del centrodestra che è unito”, ha dichiarato il segretario di Forza Italia a margine di una conferenza stampa alla Camera. Tajani ha anche insistito sulla necessità di aprire un confronto con le opposizioni, sostenendo che la discussione debba svolgersi “sui contenuti” e non “attraverso slogan”.

Il vicepremier ha inoltre ribadito la sintonia politica della maggioranza sui principali dossier di governo, dalla politica estera alle scelte economiche ed energetiche, incluso il nucleare.

Il nodo del premio

Sul piano tecnico, gli sherpa dei partiti stanno già lavorando alle modifiche considerate indispensabili. Tra le ipotesi allo studio c’è quella di non assegnare il premio di maggioranza qualora il risultato elettorale produca assetti diversi nei due rami del Parlamento. In quel caso, tutti i seggi verrebbero distribuiti attraverso un sistema proporzionale puro.

Una soluzione simile è già prevista, almeno in parte, nell’attuale formulazione della proposta. Il testo stabilisce infatti che, in assenza delle condizioni necessarie per il ballottaggio, anche i seggi destinati al premio vengano ripartiti con criterio proporzionale.

Anche il meccanismo del secondo turno appare destinato a essere rivisto. La proposta firmata da Galeazzo Bignami prevede il ballottaggio nel caso in cui nessuna coalizione raggiunga il 40 per cento dei voti al primo turno, purché le liste ammesse abbiano ottenuto almeno il 35 per cento a livello nazionale. Secondo i tecnici della maggioranza, anche questo schema potrebbe favorire una divergenza tra gli equilibri della Camera e quelli del Senato.

La fase parlamentare

Nel frattempo prosegue il lavoro della commissione Affari costituzionali della Camera. Le audizioni di professori ed esperti vanno avanti senza interruzioni e hanno già superato quota trenta. Solo nell’ultima settimana sono state dedicate tre giornate all’ascolto dei tecnici, un calendario che dovrebbe proseguire anche nei prossimi giorni.

La maggioranza punta a chiudere questa fase entro la fine di maggio, forse anche con qualche giorno di anticipo rispetto alla tabella di marcia iniziale. Successivamente si aprirà la fase emendativa, considerata decisiva per definire l’impianto finale della riforma.