Mosca invita Zelensky al Cremlino: “Garantiremo la sua sicurezza”
Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin
Il Cremlino apre ufficialmente le porte a Volodymyr Zelensky. L’invito arriva direttamente da Yury Ushakov, consigliere per la politica estera di Vladimir Putin: se il presidente ucraino è davvero pronto a un incontro con il leader russo, Mosca garantirà sicurezza e condizioni di lavoro adeguate. La proposta segue le pressioni di Donald Trump, che nelle ultime settimane ha sollecitato ripetutamente un faccia a faccia tra i due presidenti per accelerare la fine del conflitto.
La questione non è nuova per il Cremlino. Ushakov ha rivelato che l’ipotesi di un incontro Putin-Zelensky è stata discussa “più volte” durante i colloqui telefonici tra il presidente russo e quello americano. “Trump ha suggerito di prendere in considerazione questa possibilità”, ha dichiarato il consigliere al giornalista di Rossiya 1, Pavel Zarubin. Una mossa diplomatica che segna un potenziale punto di svolta nelle trattative per porre fine alla guerra iniziata nel febbraio 2022.
I negoziati devono produrre risultati concreti e tangibili
Mosca pone però condizioni precise. La Russia non ha mai rifiutato i contatti diretti tra Putin e Zelensky, ma pretende che qualsiasi incontro sia “ben preparato e finalizzato al raggiungimento di risultati concreti e positivi”. Nessun vertice di facciata, insomma. Il Cremlino vuole garanzie che il dialogo porti a progressi sostanziali, non a semplici dichiarazioni d’intenti destinate a rimanere sulla carta.
L’invito ufficiale resta sul tavolo. “Se Zelensky è davvero pronto, lo invitiamo a Mosca”, ha ribadito Ushakov, aggiungendo che le autorità russe assicureranno tutte le misure necessarie per la sicurezza del leader ucraino. Una dichiarazione che suona come una sfida diplomatica: sta ora a Kiev decidere se accettare o meno di sedersi al tavolo nella capitale russa.
Abu Dhabi ospita il secondo round del gruppo trilaterale
Intanto proseguono i negoziati tecnici. Sabato scorso si è concluso ad Abu Dhabi il secondo round di colloqui del gruppo di lavoro trilaterale che coinvolge rappresentanti di Russia, Stati Uniti e Ucraina. Il governo degli Emirati Arabi Uniti ha definito l’incontro “positivo e costruttivo”, sottolineando che le delegazioni russa e ucraina hanno avuto contatti diretti. Un segnale incoraggiante dopo mesi di gelo diplomatico.
Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha confermato che il lavoro del gruppo trilaterale continuerà. “Si tratta di negoziati molto complessi, iniziati a livello di esperti. È stato raggiunto un accordo per proseguirli”, ha assicurato. Il terzo round è già fissato per il primo febbraio, sempre nella capitale emiratina. Una scelta non casuale: Abu Dhabi si propone come terreno neutro per facilitare il dialogo tra le parti.
Massima riservatezza sui contenuti delle trattative
Peskov ha però imposto il massimo riserbo sui contenuti delle discussioni. “Non parliamo di elenchi di documenti. Crediamo che tutto questo debba essere fatto con discrezione, a porte chiuse, come sta accadendo”, ha spiegato il portavoce, precisando che la delegazione russa riceve regolarmente istruzioni direttamente dal presidente Putin. Nessuna anticipazione, dunque, su eventuali punti di convergenza o nodi ancora da sciogliere.
“Nel complesso, il fatto che un’intera gamma di questioni complesse relative all’accordo siano discusse a livello di esperti può già essere considerato un progresso, l’inizio di un dialogo”, ha aggiunto Peskov. Parole che lasciano trasparire un cauto ottimismo, pur nella consapevolezza della distanza che ancora separa le posizioni di Mosca e Kiev su punti cruciali come i territori occupati e le garanzie di sicurezza.
Il Cremlino contesta i dati sulle perdite russe
Sul fronte militare, il Cremlino ha respinto con fermezza i dati diffusi dal Center for Strategic and International Studies, think tank con sede a Washington. Secondo il rapporto, la Russia avrebbe subito quasi 1,2 milioni di vittime tra morti e feriti dall’inizio del conflitto. Numeri che Mosca considera “inaffidabili” e che si inseriscono nella battaglia propagandistica che accompagna il confronto sul campo.
Il rapporto americano stima inoltre che, mantenendo i ritmi attuali, le vittime complessive russe e ucraine potrebbero raggiungere quota 2 milioni entro la primavera del 2026. Proiezioni che il Cremlino liquida come speculazioni prive di fondamento, rifiutandosi di fornire cifre ufficiali sulle proprie perdite. Una pratica comune in tempo di guerra, ma che alimenta il dibattito sul vero costo umano del conflitto.
La palla passa ora a Kiev e Washington
L’invito di Mosca a Zelensky rappresenta una mossa dalle molteplici implicazioni. Da un lato, permette al Cremlino di presentarsi come la parte disponibile al dialogo. Dall’altro, pone Kiev di fronte a una scelta difficile: accettare significherebbe riconoscere implicitamente la centralità di Mosca nel processo di pace, rifiutare potrebbe essere letto come mancanza di volontà negoziale.
Molto dipenderà anche dalla posizione di Washington. Trump ha chiarito di voler chiudere rapidamente la partita ucraina, ma resta da vedere se sarà disposto a esercitare pressioni su Kiev per favorire un incontro nella capitale russa. Le prossime settimane saranno decisive per capire se l’apertura del Cremlino potrà trasformarsi in un reale passo avanti verso la pace o se resterà l’ennesima mossa tattica in una partita ancora lontana dalla conclusione.
