Nord contro Sud, province contro metropoli: il referendum che ha spaccato l’Italia. Tra i votanti all’estero vince il Sì. Tutte le cifre

Veneto, Lombardia e Friuli votano Sì. Il resto del Paese dice No. Una mappa che racconta molto più di una riforma della giustizia.

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Il voto sul referendum per la separazione delle carriere in magistratura consegna un risultato che va letto su più livelli. In superficie: una vittoria netta del fronte contrario alla riforma, con oltre due milioni di voti di scarto. In profondità: una mappa politica che rivela fratture ben più antiche del quesito referendario.

La geografia del potere e del dissenso

Il Sì si afferma soltanto nel cuore produttivo del Nord — Veneto (58,4%), Lombardia (53,66%), Friuli-Venezia Giulia (54,4%) — ovvero nelle tre regioni dove il centrodestra ha costruito il suo feudo elettorale più consolidato. Non è un caso: quella è la base territoriale di Lega e Fratelli d’Italia, i principali sponsor della riforma voluta dal governo Meloni.

Il voto referendario fotografa però anche il limite di quella coalizione: sufficiente a governare, non abbastanza a trascinare una consultazione popolare. La distanza tra la forza parlamentare e il consenso popolare su temi costituzionali rimane una delle costanti della politica italiana.

Il Mezzogiorno risponde con numeri da plebiscito contrario. La Campania al 65,23% di No, con Napoli che tocca il 75,4%, è il dato più clamoroso. Non si tratta semplicemente di un voto anti-governo: nel Sud, storicamente, la magistratura conserva una legittimità che al Nord si è consumata negli anni.

Le grandi città: un muro compatto

Il dato urbano è forse il più politicamente rilevante. Tutte le grandi città, senza eccezioni, si schierano contro la riforma. Bologna al 68,2%, Firenze al 66,5%, Roma al 60,3%, persino Milano al 58,4% — capoluogo della regione dove il Sì ha prevalso a livello aggregato.

Le metropoli sono dominate da elettorati mediamente più istruiti, più esposti alla cultura giuridica, e storicamente più diffidenti verso le riforme della giustizia promosse dal centrodestra. Venezia è l’unica parziale eccezione, con il No fermo al 55,2%, ma anche lì il fronte contrario prevale.

L’affluenza: una partecipazione che non salva i promotori

Il 58,93% è un dato significativo, superiore di quasi otto punti percentuali al referendum del 2020. Potrebbe sembrare un successo politico per chi ha sostenuto il quesito. Ma l’alta partecipazione ha premiato soprattutto il No. Le regioni con affluenza più alta — Emilia-Romagna (66,67%), Toscana (66,27%), Umbria (65,06%) — sono quelle dove il No ha vinto con margini netti. Al contrario il Sud ha partecipato meno: Sicilia al 46,13%, Calabria al 48,38%, Campania al 50,38%.

Tra i votanti all’estero vince il Sì con il 56,34%

Il voto degli italiani all’estero sul referendum sulla riforma della giustizia è risultato in controtendenza rispetto al voto in Italia. A spoglio concluso (2.207 sezioni su 2.207), si legge sul sito Eligendo, i Sì sono stati il 56,34% delle preferenze contro il 43,66% di No. In termini assoluti, sono stati 803.632 gli elettori che hanno votato a favore della riforma della giustizia, mentre i contrari sono stati 622.652.

Nel dettaglio, solo in Europa sono stati i No a vincere con il 56,24% delle preferenze, mentre i Si hanno vinto in America del Sud con il 72,86%, in America del Nord e centrale con il 57,64%, e nella macro area Africa-Asia-Oceania con il 53,02%. I votanti complessivamente sono stati 1.563.377: schede nulle 120.584, schede bianche 16.075, schede contestate 434.