Raid Usa in Venezuela: catturato Maduro. Trump: “Ora gestiremo Paese, petrolio alle nostre compagnie”

Donald Trump e Nicolas Maduro

Donald Trump e Nicolas Maduro

Una notte di raid aerei e un’operazione segreta delle forze speciali hanno cambiato per sempre il volto del Venezuela. Il presidente Nicolas Maduro e sua moglie, Cilia Flores, sono stati catturati nel sonno dalle truppe d’élite statunitensi e trasferiti su una portaerei.

A confermarlo, con toni trionfalistici, lo stesso presidente americano Donald Trump, che da Mar-a-Lago ha annunciato l’inizio di un intervento diretto senza precedenti: gli Stati Uniti governeranno Caracas, prenderanno in mano il settore petrolifero e gestiranno la transizione. Un atto di forza che ha scatenato la condanna unanime di Mosca, Pechino, Brasile e gran parte della comunità internazionale, mentre a Caracas si contano i primi morti civili tra i bombardamenti. Il Venezuela è ora un Paese occupato, con il suo leader in catene e il destino nelle mani di Washington.

La cattura nel cuore della notte e la foto umiliante

La Delta Force, l’unità d’élite dell’esercito Usa, ha fatto irruzione nella residenza presidenziale nelle ore piccole, in un’operazione pianificata nei minimi dettagli dopo cinque mesi di ricognizioni sul campo da parte di agenti della Cia sotto copertura. Maduro e la first lady sono stati prelevati mentre dormivano. Poche ore dopo, Trump ha pubblicato su Truth Social un’immagine che fa il giro del mondo: il leader venezuelano, con una tuta grigia, mani legate, occhi bendati e cuffie, a bordo della portaerei USS Iwo Jima.

Una foto-simbolo di un potere umiliato, commentata dallo stesso Trump con un secco “Nicolas Maduro sulla Iwo Jima”. Marito e moglie hanno viaggiato prigionieri sulla nave “Hiroshima” con destinazione prigione Metropolitan Detention Center, una struttura federale a Brooklyn, New York, dove ora sono reclusi. Qui sono passati negli anni molti personaggi famosi fra cui Ghislaine Maxwell, l’ex compagna del miliardario pedofilo Epstein, i rapper Sean “Diddy” Combs e R Kelly. Attualmente è detenuto fra le stesse mura Luigi Mangione, a processo per l’assassinio dell’amministratore delegato di UnitedHealthcare Brian Thompson, nel dicembre del 2024. L’udienza di convalida dell’arresto per i capi d’accusa legati al narcotraffico è prevista già per lunedì a Manhattan.

Trump annuncia l’amministrazione USA e il controllo sul petrolio

“Un’operazione spettacolare come non si vedeva dalla Seconda guerra mondiale”. Con queste parole Trump ha celebrato il successo dell’operazione in una conferenza stampa convocata nella sua tenuta in Florida. Ma le sue dichiarazioni hanno subito travalicato l’evento militare, delineando un piano di occupazione politica ed economica di portata storica. “Governeremo il Paese finché non potremo realizzare una transizione sicura, corretta e giusta”, ha affermato, annunciando che un “gruppo di persone fantastiche”, inclusi militari americani, gestirà il Venezuela al posto delle “persone cattive” attualmente al potere.

L’obiettivo dichiarato è duplice: “Far guadagnare un sacco di soldi alla gente” e risarcire i cittadini americani che hanno dovuto lasciare il Paese. Il cuore della strategia è però il petrolio. Trump ha chiarito senza mezzi termini che le grandi compagnie statunitensi interverranno per ripristinare le infrastrutture “gravemente danneggiate” e “inizieranno a fare soldi per il Paese”. Un controllo diretto sulle immense, anche se malconce, riserve venezuelane, che rappresenta l’evidente prize geopolitico dell’intera manovra.

La cattura di Nicolas Maduro

La reazione del regime e il bilancio pesante degli attacchi

Il governo venezuelano, attraverso il ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez apparso in un video registrato, ha denunciato una “gravissima aggressione militare” e ordinato lo spiegamento del comando per la difesa integrale della nazione. Gli attacchi aerei hanno colpito obiettivi civili e militari negli stati di Miranda, Aragua, La Guaira e nella stessa capitale. Secondo fonti di Caracas citate dal New York Times, si contano morti e feriti tra i civili, con un bilancio ancora provvisorio ma destinato a crescere.

Il presidente colombiano Gustavo Petro, in un drammatico resoconto sui social, ha elencato i siti bombardati: tra questi, il Parlamento di Caracas, la principale base aerea “La Carlota” e la base di Cuartel de la Montana, che ospita il mausoleo di Hugo Chavez, luogo simbolo del chavismo. Anche l’aeroporto privato di Charallave e la base elicotteristica di Higuerete sono fuori uso. Intere aree meridionali della capitale sarebbero al buio, senza energia elettrica.

La comunità internazionale divisa e le condanne senza appello

L’azione unilaterale di Washington ha generato un terremoto diplomatico di vaste proporzioni. Russia e Cina hanno condannato con la massima fermezza quella che definiscono una “flagrante violazione della sovranità” e un “comportamento egemonico”. Il ministero degli Esteri russo ha parlato di “ostilità ideologica” prevalsa sul pragmatismo, mentre Pechino si è detta “profondamente scioccata”. Il presidente brasiliano Lula ha parlato di un “affronto gravissimo” e di un “precedente estremamente pericoloso”, superando una “linea inaccettabile”.

Anche Iran e Bielorussia, quest’ultima attraverso la voce del presidente Lukashenko che ha predetto “un secondo Vietnam”, si sono unite al coro di condanna. In Europa, la linea è più cauta ma profondamente preoccupata. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, pur ricordando la mancanza di legittimità di Maduro, hanno invocato de-escalation e pieno rispetto della Carta Onu. L’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha parlato con il segretario di Stato Usa Marco Rubio, chiedendo moderazione e assicurando sostegno ai cittadini Ue in Venezuela.

L’Italia vigile, l’opposizione venezuelana pronta a salire al potere

Palazzo Chigi, in una nota, ha espresso la tradizionale posizione italiana di equilibrio: “L’azione militare esterna non è la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari”, ma allo stesso tempo considera “legittimo un intervento di natura difensiva” contro stati che alimentano il narcotraffico, in un chiaro riferimento alle accuse a Maduro. La premier Giorgia Meloni segue la situazione con attenzione, tenendosi in costante contatto con il ministro degli Esteri Antonio Tajani anche per la sicurezza dei connazionali.

Sul campo, la leader dell’opposizione Marina Corina Machado si è detta pronta a “far valere il nostro mandato e a prendere il potere”, esortando i suoi sostenitori in patria e all’estero a mobilitarsi per la “costruzione del nuovo Venezuela”. Trump, interrogato, ha detto che valuterà se possa essere lei a guidare la transizione, ma ha ribadito che la fase iniziale sarà saldamente nelle mani di amministratori statunitensi.

Il precedente Soleimani e le ombre sulla legalità dell’operazione

Il raid è avvenuto nel sesto anniversario dell’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, altro storico successo di Trump che segnò una drammatica escalation. Una coincidenza che non sembra casuale, ma un marchio di fabbrica dell’approccio presidenziale. Fonti della Cnn riferiscono che la Casa Bianca ha giustificato l’operazione ai sensi dell’Articolo II della Costituzione Usa, che conferisce al presidente il ruolo di comandante in capo, per proteggere il personale impegnato nell’arresto.

Una mossa che ha di fatto bypassato il Congresso, informato solo a cose fatte, suscitando polemiche sull’estensione dei poteri esecutivi. Il segretario di Stato Marco Rubio, chiave di volta dell’operazione insieme al direttore della Cia Ratcliffe e al segretario alla Difesa Hegseth, ha ribadito su X che Maduro è il capo di un “cartello narcoterrorista”, non un presidente legittimo.

Il futuro incerto e le prime mosse del nuovo potere a Caracas

Il potere a Caracas è ora formalmente nelle mani della vicepresidente Delcy Rodriguez, ma la sua autorità è un fantasma di fronte alla presenza militare americana. Il procuratore generale venezuelano Tarek William Saab ha chiesto pubblicamente “prova dell’esistenza in vita” di Maduro, ritenendo Washington “direttamente responsabile” della sua incolumità. Mentre la Germania convoca la sua unità di crisi e la Spagna di Pedro Sanchez invoca moderazione, il mondo osserva con apprensione.

Gli elicotteri americani sorvolano Caracas, le compagnie petrolifere preparano i piani di ingresso, l’opposizione si organizza. Il Venezuela, già stremato da anni di crisi, si risveglia oggi come un protettorato. La notte dei raid è finita, ma l’alba che si staglia all’orizzonte è carica di incognite, promesse di ricchezza petrolifera, risentimento nazionale e il pesante fardello di un precedente che cambia le regole della sovranità nel cortile di casa americano. La partita, ora, si gioca tra la forza di Washington e la resistenza di un popolo e di un continente che si sente tradito.