Il prefetto di Reggio Calabria ha sospeso il Consiglio comunale di Riace e commissariato l’ente guidato da Mimmo Lucano. La gestione è passata a Sara Ferri, viceprefetto aggiunto, con i poteri di Consiglio, Giunta e sindaco, affiancata dalla subcommissaria Irene Vittoria Calabrò. Il Comune non ha approvato entro il 31 luglio 2026 la verifica degli equilibri di bilancio, l’atto che dice a un ente se i conti tengono, e non lo ha fatto neppure dopo la diffida. Il partito che chiede agli italiani di affidargli il governo del Paese non ha commentato.

Quasi tre milioni di passività
Al centro del dossier c’è una cifra: quasi tre milioni di euro tra debiti, contenziosi e altre passività. Per un Comune delle dimensioni di Riace, meno di duemila abitanti, è un’esposizione che non si assorbe con un aggiustamento di fine anno. È la ragione per cui la verifica degli equilibri non era una formalità. Era il momento in cui l’amministrazione doveva dire ai cittadini e allo Stato se quel peso era sostenibile.
I provvedimenti prefettizi, nella ricostruzione disponibile, non indicano la ripartizione tra le tre voci. Non è noto quanto valgano i debiti certi, quanto i contenziosi pendenti e quanto le altre passività. Non è noto nemmeno se parte dell’esposizione fosse già stata accertata negli esercizi precedenti. Sono i dati che il sindaco avrebbe dovuto mettere nero su bianco entro il 31 luglio e che oggi spetta alla commissaria ricostruire.
L’organo di revisione ha espresso parere negativo. Il commissario ad acta ha certificato che non c’erano gli elementi per attestare l’equilibrio. Sono due valutazioni tecniche indipendenti dal sindaco, e concordano.
Una diffida, un commissario, nessun effetto
La prefettura aveva già nominato un commissario ad acta con il decreto n. 97855 del 16 settembre 2026. Il 23 ottobre quel commissario ha dovuto prendere atto che “non risulta possibile attestare il permanere degli equilibri generali di bilancio dell’esercizio finanziario 2026”. Ha aggiunto che mancavano “i presupposti tecnico-contabili” per adottare il provvedimento sostitutivo di salvaguardia.
Il commissariamento non nasce da un’emergenza improvvisa. Nasce da una sequenza di inadempienze: il termine saltato, la diffida disattesa, il sostituto dello Stato che certifica di non avere nemmeno la base contabile per rimediare. L’articolo 193, comma 4, del Testo unico degli enti locali equipara la mancata adozione dei provvedimenti di riequilibrio alla mancata approvazione del bilancio di previsione. Da lì discende la procedura di scioglimento del Consiglio, eletto il 9 giugno 2024.
Il sindaco, la responsabilità, l’agenda
Il sindaco guida la maggioranza e risponde del funzionamento della macchina. Lucano non ha rispettato la scadenza, non ha raccolto l’ultimo avviso e ha lasciato che la prefettura certificasse l’impossibilità di sanare un’esposizione da quasi tre milioni. Le sue indicazioni politiche, intanto, guardavano altrove. Ha sollecitato i vertici di Avs a “candidare Youssef Siher”, definito “un bravo ragazzo, uno studioso, un politologo”, capace di “far sfigurare tanti colleghi di centrodestra” in Parlamento. Il sindaco che giudica la qualità della classe dirigente altrui guida un ente che ha mancato l’adempimento più elementare.
Lucano è anche europarlamentare. Il doppio incarico gli garantisce visibilità, ma non spiega come un Comune così piccolo arrivi al commissariamento senza che il suo vertice intervenga per mesi.
Il silenzio di Avs
Il secondo capitolo riguarda Roma. Alleanza Verdi Sinistra è componente del centrosinistra che punta a tornare al governo, e Bonelli e Fratoianni ne sono i volti. Dai due leader non risultano dichiarazioni sul commissariamento di un Comune guidato da un loro europarlamentare. Né una presa di distanza, né una difesa.
Il silenzio è già una linea. Fa capire che il partito considera Riace un fatto privato di Lucano e non un caso che lo riguarda, nonostante il sindaco sia uno dei suoi simboli e abbia un peso nelle candidature. Chi chiede la fiducia per governare un Paese da quasi 59 milioni di abitanti dovrebbe saper rispondere, almeno, di un bilancio comunale con quasi tre milioni di buco.
Che cosa si aspetta ora
Il decreto definitivo di scioglimento spetta al Presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell’Interno. Non sono noti i tempi né eventuali profili di responsabilità contabile degli amministratori. Fino ad allora Riace resta nelle mani della commissaria, e Avs davanti a una scelta: spiegare, prendere le distanze o continuare a tacere. Gli avversari non aspetteranno, perché il tema è quello che pesa di più in campagna elettorale: se chi chiede il governo sappia tenere i conti.
Prima di pubblicare conviene controllare tre dati: il numero di abitanti di Riace, la cifra della popolazione italiana e la ripartizione delle tre voci. Il testo di partenza dà solo il totale.

