Sanremo 2026, Conti chiude il caso Pucci e consegna la scena a Ferro e ai due Sandokan

Il direttore artistico, a poche ore dall’inizio della manifestazione canora più seguita d’Italia, traccia i confini della prima puntata: niente comico, ma un medley atteso da anni.

Can-Yaman

Can Yaman

La conferenza stampa di apertura del 76º Festival di Sanremo ha avuto, come spesso accade, il sapore di un’ouverture più rivelatrice dello spettacolo che precede. Carlo Conti ha tenuto il centro, ma gli occhi della sala erano puntati altrove: su Can Yaman, l’attore turco che stasera siede per la prima volta dietro il leggio dell’Ariston in veste di co-conduttore, accanto allo stesso Conti e a Laura Pausini.

Yaman si è presentato con la disinvoltura di chi sa gestire l’esposizione mediatica. Alla domanda sul suo stato sentimentale ha risposto con autoironia disarmante: “Sono single, hai candidati e suggerimenti per me? Sono aperto a sentirli”. Conti ha contrappuntato con prontezza: “Io invece sono sposato”. Uno scambio breve, calcolato, efficace. Il tipo di leggerezza che un palcoscenico come questo richiede e che, quando funziona, non si improvvisa.

Più seria, almeno nelle intenzioni, la risposta sul fermo di polizia avvenuto a Istanbul lo scorso gennaio nel quadro di un’operazione antidroga. Yaman ha liquidato la questione con decisione: “Non c’è nessun caso. Mi hanno controllato come stanno facendo a tutti in Turchia, sono risultato negativo e mi hanno rilasciato in meno di ventiquattr’ore”. Il tono era quello di chi considera chiuso un capitolo che altri vorrebbero tenere aperto. Il Festival, evidentemente, è già cominciato prima di accendere le telecamere.

L’omaggio a Baudo, pilastro della serata

La regia culturale della serata è affidata a un’idea semplice e, per questo, potenzialmente potente: Sanremo 2026 è dedicato a Pippo Baudo. Non come formula di circostanza, ma come struttura portante dell’intera edizione. I figli di Baudo, Tiziana e Alessandro, saranno in prima fila. Carlo Conti ha scelto di trasformare il riconoscimento verso il suo predecessore più ingombrante in qualcosa di più di un tributo protocollare: un filo narrativo che percorre l’intera settimana.

Baudo ha costruito Sanremo tre volte, ciascuna con un’impronta diversa. Ha inventato convenzioni che ancora reggono, ha importato ospiti internazionali quando l’Ariston era ancora una fortezza provinciale, ha trasformato la kermesse in un rito nazionale. Conti, che di quella tradizione è l’erede più fedele nello spirito se non nel temperamento, compie un gesto di legittimazione verso se stesso riconoscendo apertamente il debito. È una mossa astuta oltre che dovuta.

Il caso Pucci e il rispetto per la seconda carica

Non tutto, però, scorre liscio. Il nome del comico Andrea Pucci è rimasto nell’aria, ingombrante come una promessa ritirata. Pucci aveva accettato di comparire al Festival, poi aveva fatto un passo indietro dopo le critiche del presidente del Senato. Conti ha scelto le parole con cura: “Rispetto la seconda carica dello Stato. Ci siamo sentiti con Andrea Pucci e gli avevo chiesto un videomessaggio scherzoso, ma non se la sente. Non posso forzarlo”.

La dichiarazione è sobria, ma dice molto su dove si colloca il margine di autonomia del direttore artistico quando la politica bussa alla porta dell’Ariston. Conti ha aggiunto, quasi a voler proiettare Pucci fuori dalla vicenda senza danni: “Avrà l’opportunità di dimostrare la sua forza nei teatri, nel tour”. Il gesto è cordiale. L’episodio, tuttavia, lascia un segno: anche il teatro-canzone più blindato del paese non è impermeabile alle pressioni esterne.

Tiziano Ferro, i due Sandokan e la scaletta

Sul versante spettacolare, la serata ha una struttura riconoscibile. Si apre con Olly e il brano “Balorda nostalgia”, titolo che suona quasi come un manifesto involontario della serata. Intorno alle 21.30 è previsto un omaggio a Peppe Vessicchio, figura di culto dell’orchestra sanremese. Poi sarà la volta di Yaman alla conduzione, che introdurrà Arisa.

Il momento più atteso resta l’esibizione di Tiziano Ferro: un medley dei brani che lo hanno reso popolare, seguito dall’anteprima del nuovo singolo “Sono un grande”. Ferro torna all’Ariston con il peso specifico di un artista che non ha bisogno di dimostrare nulla, il che è esattamente il tipo di ospite che Conti predilige: sicuro, rodato, in grado di spostare la curva degli ascolti.

Ma è la chiusura della serata a offrire lo spunto più suggestivo. Kabir Bedi, il Sandokan della serialità televisiva degli anni Settanta, salirà sul palco accanto a Can Yaman, che ha indossato lo stesso costume nella versione recente della serie. Conti ha annunciato l’incontro con semplicità: “Dopo cinquant’anni, il primo Sandokan incontrerà il nuovo Sandokan”. Nicola Savino, dal Dopofestival, ha aggiunto la battuta inevitabile: “E viene anche la tigre!”. La sala stampa ha riso. Era la risposta giusta al momento giusto.

I trenta artisti in gara si esibiranno nell’ordine stabilito dalla produzione, da Ditonellapiaga a Lda & Aka7even, passando per nomi di lunga tradizione come Patty Pravo e Raf e per voci più recenti come Fedez, in coppia con Marco Masini in uno degli abbinamenti più imprevedibili della stagione. Domani sera toccherà alle Nuove Proposte: Nicolò Filippucci contro El Ma, Blind contro Soniko, Angelica Bove contro Mazzariello. Il meccanismo è avviato. Il resto dipenderà dalla musica.