Fi, Barelli fuori dal vertice alla Camera. La stoccata ai Berlusconi dall’ex capogruppo

Tajani incassa la sconfitta politica nella vicenda del suo consuocero; Meloni gestisce le ricadute sulla tenuta della coalizione e della legislatura con un incontro a Palazzo Chigi

Paolo Barelli

Paolo Barelli

La decisione è maturata venerdì scorso, lontano dai corridoi di Montecitorio. Marina e Piersilvio Berlusconi hanno incontrato Antonio Tajani e comunicato, più che negoziato, la necessità di un cambio alla guida del gruppo parlamentare azzurro. Il segretario non è riuscito a proteggere Barelli, suo uomo di fiducia e consuocero, dalla resa dei conti seguita alla débâcle referendaria. Il voto sulla separazione delle carriere ha bruciato le posizioni di chi governava il partito dall’interno, e gli eredi del Cavaliere hanno presentato il conto.

Barelli ha resistito fino all’ultimo. Persino oggi, a poche ore dall’ufficializzazione, ha cercato sponde. Una di queste porta a Palazzo Chigi: un’ora con Giorgia Meloni, formalmente dichiarata come incontro con “funzionari per problemi legati a provvedimenti sulla sanità”, ma in realtà dedicata a discutere cosa offrire all’uscente per ammortizzare il colpo. Sul tavolo, secondo fonti governative, un incarico da sottosegretario ceduto da Fratelli d’Italia – extra quota Forza Italia – da formalizzare nel prossimo Consiglio dei ministri, forse giovedì. Le ipotesi circolate riguardano i dicasteri della Cultura o dei Rapporti con il Parlamento, dove però siede già l’azzurra Matilde Siracusano.

I siluri di chi esce controvoglia

Che la decisione sia stata subita e non condivisa, Barelli lo dice a modo suo, con la misura di chi sa di non potersi permettere uno strappo aperto ma non intende nemmeno tacere. “Normalmente i partiti si guidano dall’interno, no?” è la frase con cui apre la conferenza stampa improvvisata coi cronisti fuori da Palazzo Chigi. Un siluro trasparente a Marina e Piersilvio, a cui riconosce “amore e affetto scontati per il partito che è carne della loro carne”, ma ai quali ricorda che “c’è la quotidianità e bisogna starci dentro”. La politica, insomma, non si gestisce dai consigli di amministrazione.

Rivendica anche i numeri: “Mi ha indicato Silvio Berlusconi, sono stato eletto dai deputati. In quel momento i parlamentari erano 44, come i gatti, oggi sono 54, 10 di più che significa il 25% di incremento”. Alla critica sulla sua eccessiva “romanità”, risponde con un’ironia che punge: “Noi abbiamo comandato il mondo, abbiamo fatto sudditi in tutto il mondo, pure in Padania”. Poi, il cappello sul successore, presentato come “brava persona” e “amico”, ma con la postilla che Costa è entrato nel gruppo “anche grazie al mio lavoro”.

Costa uomo di mediazione, congressi in attesa

Enrico Costa è il nome su cui si sono trovate le due anime di Forza Italia: né la vittoria della corrente maggioritaria di Tajani, né quella della minoranza interna vicina agli eredi. Un nome di mediazione che consente a entrambe le fazioni di non dichiararsi sconfitta, formula classica nei cambi di guardia pilotati dall’alto.

Barelli, intanto, segnala di non avere intenzione di cedere la presidenza della Federazione nuoto, carica incompatibile con il ruolo di sottosegretario al Made in Italy di cui si era vociferato in precedenza. “Io sono capace a nuotare e galleggio… Il salvavita non si tocca”, dice. Una frase che suona come un avvertimento: non accetterà qualsiasi sistemazione pur di non restare a mani vuote. “Non è un problema, tra un anno si vota e dobbiamo vincere le elezioni”, aggiunge, lasciando intendere che il partito – e lui con esso – ha questioni ben più urgenti di una poltrona da sottosegretario.

Il prossimo capitolo della ristrutturazione voluta dagli eredi Berlusconi riguarda i congressi locali. Marina ha parlato con il “pontiere” Alberto Cirio chiedendo di tutelare l’unità del partito e di scandire le assise regionali e provinciali “nei modi e nei tempi più adeguati”: formula che tradotta significa procedere senza strappi, partendo dalle assemblee unitarie. La partita è appena cominciata.