Schlein annuncia la sua candidatura alla guida del paese e isola Conte sull’invio di armi a Kiev

La segretaria dem chiude la festa dell’Unità di Reggio Emilia con “io ci sono”, mentre il leader M5s resta solo dopo l’affondo sulle armi all’Ucraina, e il campo largo si allontana.

giuseppe_conte e Schlein

Giuseppe Conte e Elly Schlein

Elly Schlein chiude la festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia con un annuncio atteso da giorni: “Io ci sono”, dice davanti alla platea del Campovolo, ufficializzando di fatto la propria candidatura alla guida della coalizione e del paese. Il discorso, durato un’ora e tre quarti, arriva davanti a quella che il responsabile organizzazione Igor Taruffi definisce una platea di diecimila persone.

L’annuncio chiude la discussione sull’opportunità di ricorrere ai gazebo. Schlein lascia comunque aperta la porta a un’intesa con gli alleati: “Decideremo se fare un accordo o se fare le primarie”. Un’ipotesi che Giuseppe Conte ha già escluso il giorno precedente, dichiarando che “non possiamo decidere nelle segrete stanze”.

L’affondo di Conte sull’Ucraina

Poche ore prima, alla festa del Fatto Quotidiano, Conte ha alzato i toni sul tema delle armi a Kiev: “Non può essere che vinca Schlein e a quel punto si danno a gogò armi in Ucraina per un conflitto che ci sta portando a un conflitto mondiale”. La frase non si limita a ribadire la contrarietà M5s all’invio di aiuti militari: attribuisce alla segretaria dem un’indifferenza verso il rischio di escalation, in linea con la tesi che l’ex premier ripete da mesi su interessi economici legati al prolungamento del conflitto.

L’uscita di Conte spacca la platea dem prima ancora del comizio della segretaria. I riformisti, tra cui Lorenzo Guerini, Filippo Sensi e Lia Quartapelle, replicano direttamente all’ex premier. Anche l’ala di sinistra del partito, più vicina alle posizioni M5s sul tema pace, non trova argomenti per difenderlo: “Che dobbiamo fare? Mandarlo a quel paese? Così vince la destra”, è la sintesi che circola tra i parlamentari dem prima del discorso di Schlein.

Una risposta indiretta e tardiva

Schlein sceglie di non nominare mai Conte nella parte centrale del discorso. Per un’ora e mezzo attacca il governo Meloni, definito un esecutivo che “ha fallito” su sanità, salario minimo e congedo parentale, e chiede agli alleati di “accelerare sul programma comune” in vista della battaglia sulla legge elettorale, che definisce “vergognosa”. Solo verso la fine arriva la replica di merito, mai citando direttamente l’attacco ricevuto: “Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti”. E aggiunge che “la pace giusta non è la resa alle ragioni dell’aggressore”, pur ammettendo la necessità di una svolta negoziale attraverso un negoziatore Ue.

Nella parte finale del comizio, Schlein rivendica i risultati ottenuti in tre anni di segreteria: europee, regionali, l’esito del referendum. “Avevano scommesso che non sarei durata sei mesi, invece sono contenta di fare la mia quarta festa dell’Unità nazionale”, dichiara, respingendo le ipotesi circolate in passato su una sua sostituzione con un federatore esterno. Ribadisce inoltre di non temere il passaggio elettorale interno: “Non temiamo il voto, siamo il Pd”.

Le distanze nella coalizione

L’endorsement di Lorenzo Guerini alle parole sull’Ucraina segna una convergenza tra la segretaria e l’ala riformista del partito, proprio mentre la frattura con Conte resta scoperta. Schlein chiude con un impegno che suona anche come argine interno: “Mai più larghe intese”. Il nodo del programma comune e delle modalità di scelta del leader della coalizione resta però irrisolto, con Pd e M5s che affrontano la fase decisiva della trattativa partendo da posizioni distanti proprio sul dossier Ucraina.