L’ex compagna di Lavitola interrogata per oltre dieci, il suo memoriale entra nell’inchiesta Ranucci
La donna è stata ascoltata come persona informata sui fatti dal pm De Santis e dai carabinieri. L’audizione si è svolta dopo la conferma del carcere per l’imprenditore.
Natalia Potenza e Valter Lavitola
Natalia Potenza è stata interrogata per oltre dieci ore negli uffici della Procura di Roma nell’inchiesta sull’attentato subito lo scorso ottobre da Sigfrido Ranucci. L’ex compagna di Valter Lavitola è arrivata alle 10 a piazzale Clodio ed è stata ascoltata come persona informata sui fatti dal pm Edoardo De Santis e dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati. Gli investigatori intendono ricostruire anche i rapporti tra Lavitola e il conduttore di Report.
L’audizione arriva a due giorni dalla decisione del Tribunale del Riesame che ha respinto le istanze delle difese di Lavitola, confermando il quadro accusatorio nei suoi confronti. I giudici hanno confermato anche l’aggravante del metodo mafioso. Lavitola, detenuto a Rebibbia dal 10 agosto, ha ammesso di essere il mandante dell’azione contro Ranucci.
Il materiale consegnato agli investigatori
Potenza, italo-argentina, è stata per circa quindici anni la compagna di Lavitola ed è madre di due dei suoi figli. I due gestivano insieme il bistrot Cefalù, a Monteverde Vecchio, attraverso la società Baires, di cui la donna risulta titolare.
Secondo quanto riferito nell’inchiesta, Potenza avrebbe predisposto un memoriale destinato agli investigatori. Il documento conterrebbe email, conversazioni in chat e altri elementi utili a ricostruire i rapporti tra Lavitola e Ranucci, gli incontri avvenuti al Cefalù e alcune vicende economiche.
Tra gli elementi indicati figurerebbero la compravendita dell’immobile che ospita il locale e ipotesi di investimenti in Africa. Il materiale potrebbe quindi fornire agli inquirenti una ricostruzione dei rapporti personali e d’affari che ruotavano attorno ai due uomini.
Potenza aveva già descritto pubblicamente il rapporto tra Lavitola e Ranucci. “Lavitola e Ranucci? Sono come il gatto e la volpe”, aveva dichiarato, aggiungendo che “Sigfrido lo aiutava usando Report come strumento”. Le dichiarazioni vengono ora valutate nel quadro dell’audizione disposta dalla Procura.
La rottura dopo l’arresto
Il rapporto tra Potenza e Lavitola si è formalmente interrotto il 26 agosto, quando la donna si è presentata alla stazione dei carabinieri Gianicolense per comunicare la fine della relazione. In quella sede avrebbe ritirato anche la disponibilità a ospitare l’ex compagno agli arresti domiciliari e l’offerta di un impiego al Cefalù, prospettata in vista di un eventuale affidamento in prova.
A incrinare il rapporto avrebbero contribuito anche le dichiarazioni di Adriana Linhares, estetista brasiliana che si era pubblicamente presentata come la “vera compagna” di Lavitola. La vicenda personale si è quindi intrecciata con la fase giudiziaria dell’inchiesta, mentre l’ex compagna dell’imprenditore ha scelto di fornire agli investigatori elementi sui suoi rapporti e sulle sue attività.
Potenza potrebbe inoltre riferire sulle frequentazioni di Lavitola e sulle circostanze relative ai suoi contatti con Ranucci. È uno degli aspetti che la Procura punta a chiarire attraverso un’interrogazione durata oltre dieci ore.
I messaggi nella notte di luglio
Un ulteriore elemento dell’indagine riguarda uno scambio di messaggi avvenuto nella notte tra il 4 e il 5 luglio tra Potenza e Laura Cianfoni, indicata nell’inchiesta come persona vicina a Ranucci.
Durante quella conversazione sarebbe stata condivisa l’ordinanza cautelare relativa ai quattro presunti esecutori materiali dell’attentato. I quattro erano stati arrestati poche ore dopo una perquisizione nell’abitazione di Lavitola.
Il contenuto dello scambio interessa gli investigatori perché colloca Potenza e Cianfoni in contatto in una fase delicata dell’indagine. La Procura dovrà ora verificare il significato delle comunicazioni e il ruolo dei diversi interlocutori nella ricostruzione complessiva della vicenda.
Il quadro giudiziario su Lavitola
La posizione di Lavitola è stata esaminata dal Tribunale del Riesame pochi giorni prima dell’audizione di Potenza. I giudici hanno respinto le richieste della difesa e confermato la custodia in carcere, oltre all’aggravante del metodo mafioso contestata all’imprenditore.
Lavitola ha riconosciuto di essere il mandante dell’azione contro Ranucci. L’inchiesta deve ora chiarire, anche attraverso le informazioni raccolte dall’ex compagna, i rapporti precedenti all’attentato, le relazioni economiche e personali e i contatti intercorsi tra le persone coinvolte.
L’audizione di Potenza rappresenta quindi un nuovo passaggio investigativo dopo la conferma delle misure cautelari. Gli elementi forniti dalla donna dovranno essere verificati dalla Procura e confrontati con gli altri atti dell’indagine.
