Trump ora punta alla Groenlandia: “Esercito non escluso”. E l’Europa difende la Danimarca
Gli Stati Uniti accelerano sulla Groenlandia. Donald Trump torna alla carica sull’isola artica e non esclude l’uso della forza militare per raggiungere quello che definisce “un obiettivo di sicurezza nazionale”. L’Europa reagisce compatta: sette leader, tra cui Giorgia Meloni, firmano una nota che difende l’integrità territoriale della Danimarca. Ma da Washington filtrano dettagli su un possibile accordo di associazione che escluderebbe Copenaghen.
Il presidente americano ha le idee chiare. “Ci occuperemo della Groenlandia tra circa due mesi. Parleremo della Groenlandia tra 20 giorni”, avrebbe dichiarato Trump secondo le ricostruzioni dei media internazionali. Non è la prima volta: già durante il primo mandato alla Casa Bianca il tycoon aveva proposto l’acquisto dell’isola alla Danimarca, ricevendo un secco rifiuto. Ora l’offensiva si fa più pressante. “Gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per motivi di difesa”, ha ribadito in un’intervista a The Atlantic. La Casa Bianca conferma alla Reuters che l’amministrazione “sta valutando diverse opzioni per l’acquisizione” e che “l’utilizzo delle forze armate è sempre un’opzione a disposizione del comandante in capo”.
Il piano americano: accordo senza la Danimarca
Secondo quanto riporta The Economist, Washington starebbe lavorando a un accordo di associazione diretto con la Groenlandia, scavalcando completamente Copenaghen. Si tratterebbe di un’intesa politico-militare che consentirebbe agli Stati Uniti di schierare truppe e ampliare le infrastrutture militari sull’isola con maggiore libertà, senza ricorrere a un’annessione formale. Un piano che preoccupa la Danimarca, che rivendica con fermezza la propria sovranità territoriale. Il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen annuncia contromisure: “Rafforzeremo la presenza militare, con una presenza Nato più ampia e più esercitazioni”. La risposta di Copenaghen è chiara: l’integrità del Regno non è negoziabile.
L’isola del ghiaccio che vale oro
Perché tanta insistenza? La Groenlandia è l’isola più grande del mondo, con un’estensione oltre sei volte quella dell’Italia. Una distesa di 2,1 milioni di chilometri quadrati quasi interamente coperta da una calotta di ghiaccio spessa in media 1.500 metri. Abitata da appena 56mila persone, custodisce tesori che fanno gola alle superpotenze: zinco, uranio, terre rare e minerali critici fondamentali per la transizione energetica e l’industria high-tech.
Le stime parlano del 13% delle riserve mondiali di petrolio e del 30% di quelle di gas. Non solo. Nelle colline dell’isola di Disko e nella penisola di Nuussuaq si concentrano giacimenti di nichel e cobalto che potrebbero rivoluzionare il mercato globale. “Stiamo cercando un giacimento che sarà il primo o il secondo più significativo al mondo”, ha dichiarato Kurt House, amministratore delegato di KoBold Metals, startup californiana che utilizza l’intelligenza artificiale per l’esplorazione mineraria.
Europa unita: “Giù le mani dalla Groenlandia”
La risposta europea non si è fatta attendere. Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Giorgia Meloni, Donald Tusk, Pedro Sanchez, Keir Starmer e Mette Frederiksen sottoscrivono una dichiarazione congiunta netta: “La sicurezza dell’Artico rimane una priorità chiave per l’Europa, ma l’integrità territoriale e i confini di Danimarca e Groenlandia sono principi inviolabili”.
Il documento, frutto di una trattativa serrata gestita dall’Italia fin dal pomeriggio precedente, specifica che “spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che le riguardano”. La firma di Meloni pesa: considerata la leader europea più vicina a Trump, la premier italiana ha voluto limare ogni passaggio per evitare incidenti diplomatici con Washington. Eppure la posizione è ferma: “La sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini sono principi universali che non smetteremo di difendere”.
Rubio e la strategia della pressione
Il Wall Street Journal svela però un retroscena. Il segretario di Stato Marco Rubio avrebbe rassicurato i parlamentari: le minacce non preannunciano un’invasione imminente, ma servono a forzare la mano alla Danimarca per spingerla a trattare. L’obiettivo finale sarebbe l’acquisto dell’isola, non l’occupazione militare. Una strategia della tensione che punta a portare Copenaghen al tavolo delle trattative. Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen reagisce chiedendo un incontro urgente con Rubio e i rappresentanti della Groenlandia “per chiarire alcuni malintesi”. “È giunto il momento di stabilire un contatto”, dichiara il ministro.
La Groenlandia dice no agli Stati Uniti
Ma la popolazione groenlandese ha già espresso la propria posizione. Un sondaggio dell’istituto Verian per Berlingske e Sermitsiaq rivela che l’85% degli abitanti non vuole entrare a far parte degli Stati Uniti. La Groenlandia, territorio autonomo sotto la corona danese, gode di ampia autonomia: Copenaghen mantiene solo le decisioni su politica estera, monetaria e di sicurezza.
L’isola potrebbe staccarsi dalla Danimarca per referendum, ma diventare americana è tutt’altra questione. Il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen chiude la porta: il presidente americano non può prendere il controllo del territorio “perché lo vuole lui”. Attualmente il trattato tra Washington e Copenaghen non pone limiti espliciti al numero di militari che gli Stati Uniti possono schierare nella base groenlandese, anche se ogni incremento significativo va concordato preventivamente.
