Decreto Ucraina è legge: l’Italia proroga le forniture militari a Kiev e protegge i cronisti di guerra
Con 106 voti favorevoli e 57 contrari, il provvedimento supera l’esame del Senato senza modifiche: il testo estende fino al 2027 i permessi di soggiorno per i rifugiati giunti dopo l’invasione del febbraio 2022 e stanzia 600mila euro per la copertura assicurativa degli inviati indipendenti.
L'Aula del Senato
Il decreto Ucraina è legge. Il Senato ha approvato la questione di fiducia posta dal Governo sul provvedimento con 106 voti favorevoli, 57 contrari e 2 astenuti, sancendo la conversione definitiva di un testo che la Camera aveva già licenziato senza modifiche. La scadenza era il 1° marzo: il Parlamento ha rispettato i tempi, sia pure con il ricorso allo strumento fiduciario, che ha impedito qualsiasi intervento emendativo nell’Aula di Palazzo Madama.
Il provvedimento non è un atto isolato. È l’ultimo anello di una catena normativa avviata nel febbraio 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina costrinse il legislatore italiano a costruire, decreto dopo decreto, un’architettura giuridica capace di reggere un conflitto di durata imprevedibile. Tre sono i pilastri su cui si regge questa nuova proroga: il sostegno militare a Kiev, la tutela dei profughi ucraini presenti in Italia e la protezione dei giornalisti autonomi che lavorano nelle aree di guerra.
Le forniture militari: una proroga che si consolida
Sul fronte delle cessioni di materiali bellici, il decreto rinnova l’autorizzazione — già operativa e più volte prorogata — che consente al Governo italiano di trasferire alle autorità di Kiev mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in deroga alla disciplina ordinaria sull’esportazione di armamenti. Si tratta di una deroga strutturale: ogni rinnovo rappresenta, di fatto, una scelta politica che il Parlamento avalla con il proprio voto di fiducia, assumendosene la responsabilità collettiva.
La misura non introduce novità sostanziali rispetto ai cicli precedenti. Consolida, piuttosto, un orientamento che l’Italia condivide con la maggior parte dei partner europei e con gli alleati della Nato. La proroga non definisce quantità, tipologie o limiti di valore delle forniture: questi dettagli rimangono affidati alla discrezionalità dell’Esecutivo, secondo le disposizioni già in vigore.
Profughi ucraini: stabilità giuridica fino al 2027
La seconda misura di rilievo riguarda i cittadini ucraini presenti in Italia prima del 24 febbraio 2022, data dell’invasione. Per costoro, il decreto prevede il rinnovo automatico, su richiesta, dei permessi di soggiorno per protezione speciale, estendendo la copertura fino al 4 marzo 2027. L’obiettivo è garantire continuità di uno statuto giuridico che altrimenti sarebbe soggetto a verifiche periodiche, con il rischio di lasciare migliaia di persone in una condizione di incertezza.
La norma risponde a un’esigenza pratica prima ancora che umanitaria. Chi vive in Italia con un permesso di soggiorno attivo ha accesso a servizi sanitari, istruzione, mercato del lavoro. Interrompere o mettere in discussione questo statuto significherebbe generare un carico amministrativo e sociale difficilmente gestibile, sia per le istituzioni sia per i diretti interessati. La proroga fino al 2027 non risolve la questione di fondo — il conflitto non ha una data di fine certa — ma offre un orizzonte sufficientemente ampio da permettere una pianificazione individuale ragionevole.
Giornalisti autonomi: il primo presidio normativo
Il terzo elemento del decreto è, per certi versi, il più inedito. Per la prima volta, una norma di rango primario introduce obblighi specifici a carico degli editori committenti nei confronti dei giornalisti autonomi — i cosiddetti collaboratori indipendenti — inviati a operare in contesti pericolosi: zone di guerra, aree ad alto rischio di conflitto armato.
Gli editori sono tenuti a garantire copertura assicurativa adeguata e percorsi di formazione alla sicurezza per questi professionisti. Si tratta di obblighi già previsti in forma contrattuale da alcune realtà editoriali, ma che fino a oggi non trovavano un presidio legislativo uniforme. Il decreto colma almeno in parte questa lacuna.
A ciò si aggiunge un contributo pubblico di natura sperimentale, limitato all’esercizio 2026: lo Stato mette a disposizione un plafond complessivo massimo di 600.000 euro, con un tetto di 60.000 euro per singolo soggetto beneficiario, destinato a coprire i costi assicurativi e formativi. La natura sperimentale del fondo segnala prudenza: prima di consolidare la misura in forma strutturale, si intende verificarne l’efficacia e la capacità di risposta alle esigenze reali del settore.
La categoria dei giornalisti autonomi è da anni la più esposta e la meno tutelata dell’intera filiera dell’informazione. Lavorano senza le garanzie contrattuali dei colleghi assunti, spesso con compensi inadeguati rispetto ai rischi che corrono. Che una norma dedicata alla crisi ucraina abbia aperto uno spazio per affrontare questo nodo strutturale è un fatto degno di nota, anche se la portata della misura rimane, per ora, circoscritta.
