Monaldi di Napoli, trapiantologia pediatrica nel caos: da Pamela a Domenico, una catena di omissioni
Due bambini morti in meno di due anni nello stesso ospedale napoletano, un cronoprogramma di adeguamento strutturale concordato con il Centro Nazionale Trapianti e sistematicamente ignorato, autorizzazioni sanitarie rinnovate senza verifiche: è quanto emerge dalla denuncia depositata in procura dall’associazione di tutela dei consumatori campana nelle scorse ore.
Scadenze mancate, terapie sub-intensive assenti, autorizzazioni elargite per inerzia burocratica: il caso del piccolo Domenico Caliendo, morto al Monaldi di Napoli dopo un trapianto cardiaco andato storto, apre uno squarcio su anni di inadeguatezze mai affrontate, oggi al vaglio della magistratura e di un’associazione che aveva già alzato la voce dopo la morte della piccola Pamela.
Uno squarcio che porta a un’indagine parallela — istituzionale, disciplinare, associativa — che investe l’organizzazione dell’intera trapiantologia pediatrica campana. I primi atti concreti sono già sul tavolo: l’Azienda Ospedaliera dei Colli ha sospeso due dirigenti medici, la Procura ha allargato le verifiche ad altri due trapianti precedenti, e Federconsumatori Campania ha depositato un esposto che ricostruisce un percorso di omissioni lungo, secondo i documenti citati, fino al 2002.
I provvedimenti disciplinari dell’azienda
L’Azienda Ospedaliera dei Colli — la struttura amministrativa di cui il Monaldi fa parte — ha comunicato con una nota ufficiale di aver “acquisito gli atti dei procedimenti disciplinari” e di aver “assunto i provvedimenti di sospensione dal servizio di due dirigenti medici coinvolti nella grave e dolorosa vicenda del piccolo Domenico”. Per gli altri sanitari “prosegue l’iter disciplinare secondo la normativa vigente”. L’azienda precisa di essersi “immediatamente attivata per fare chiarezza su quanto accaduto, in trasparenza e nel rigoroso rispetto della legge”.
La Procura di Napoli, intanto, non si limita al singolo episodio. Gli inquirenti stanno conducendo accertamenti su altri due casi di trapianto precedenti a quello del 23 dicembre. Non si tratta ancora di indagini formali, ma di una valutazione attenta dell’attività complessiva del centro trapianti del nosocomio. Un’apertura significativa, che lascia intravedere un quadro più ampio di quello che la sola vicenda di Domenico avrebbe consentito di delineare.
L’esposto di Federconsumatori e il fantasma di Pamela
A rendere pubblica la propria ricostruzione è Federconsumatori Campania APS, che ha presentato alla stampa, nel corso di una conferenza tenuta a Napoli, il contenuto dell’esposto depositato in Procura. Il documento mette a fuoco “gravi criticità circa la messa a norma e in sicurezza del centro trapianti”, riferite all’intero percorso della trapiantologia pediatrica — e non solo — del Monaldi.
L’avvocato Carlo Spirito, che rappresenta l’associazione, non nasconde il peso di quanto ricostruito: “Abbiamo fallito. Dopo il caso di Pamela, ci eravamo ripromessi di mettere al sicuro i futuri piccoli pazienti e difendere il loro diritto alla salute. Le carte oggi ci confermano che avevamo ragione. Domenico ci dice che abbiamo fallito lo stesso”. Il riferimento è alla piccola Pamela Dimitrova, morta nel 2024 — circa alla stessa età di Domenico — in circostanze che l’associazione aveva già denunciato. Il nuovo esposto, spiega Federconsumatori, riguarda criticità emerse già in occasione di quel trapianto dall’esito infausto di due anni fa.
Un verbale ignorato, una scadenza disattesa
Il presidente dell’associazione, Giovanni Berritto, illustra il nucleo documentale della denuncia. Tutto ruota attorno a un’ispezione del Centro Nazionale Trapianti, avvenuta intorno ai tragici fatti legati alla morte di Pamela, e nata — precisa Berritto — “da nostro impulso”. Il verbale ispettivo è stato reso noto a Federconsumatori soltanto nel febbraio 2026, ma risulterebbe in possesso della Direzione Generale della Sanità Campana e dell’Azienda Ospedaliera dei Colli da tempo. In quel documento, secondo quanto riferito dall’associazione, era stato concordato un cronoprogramma con il CNT che prevedeva la realizzazione di un reparto dedicato ai trapianti entro il marzo 2025. Una scadenza “chiaramente disattesa”.
L’avvocato Davide Di Luccio, incaricato della presentazione formale dell’esposto, e Spirito hanno quindi illustrato l’elenco delle anomalie documentate. L’assenza di un reparto di trapiantologia pediatrica autonomo, come richiesto dal verbale ispettivo, mentre i piccoli pazienti continuavano a essere “ospitati” in aree della chirurgia per adulti strutturalmente inadatte all’assistenza pediatrica. L’assenza di una terapia sub-intensiva per i pazienti in uscita dalla terapia intensiva post-trapianto. La prosecuzione dell’attività di trapiantologia pediatrica durante il rifacimento del reparto di cardiochirurgia pediatrica.
Volumi irrisori e autorizzazioni senza fondamento
A colpire, nella ricostruzione dell’associazione, è anche un dato sui volumi di attività: tra il 2019 e il 2024, l’unità operativa cui era affidata la trapiantologia pediatrica al Monaldi avrebbe eseguito un solo intervento. Un elemento che, secondo Federconsumatori, avrebbe dovuto richiamare l’attenzione della Regione, la quale non avrebbe disposto alcuna valutazione in merito.
Il filo si allunga ulteriormente a ritroso. Risale al 2002 la richiesta di autorizzazione alle attività ospedaliere presentata al Comune di Napoli dalla struttura. Quella richiesta non sarebbe mai stata formalmente approvata ma, secondo l’associazione, sarebbe stata periodicamente prorogata senza le verifiche previste. Una situazione che, nell’interpretazione di Federconsumatori, avrebbe reso il Monaldi de facto privo di un accreditamento SSN regolare e rinnovato: condizione incompatibile, si sostiene, con la qualifica di “centro trapianti”. A questa contestazione si aggiunge un ricorso pendente anche dinanzi alla Giustizia amministrativa.
Il commento di Berritto, a margine della conferenza, è netto: “Non si può derubricare a fatalità la morte di Domenico dopo quello che abbiamo ricostruito con fatica in questi anni. Siamo testimoni di un’azione istituzionale e burocratica che agirebbe in sfregio ai normali iter, facendosi beffa delle più elementari norme a tutela dei cittadini”. Il presidente descrive “un sistema che si sente superiore alle regole e le declina a suo piacimento”, con responsabilità distribuite su più livelli e con “diversi gradi di gravità”. “Chiedere giustizia in questo caso vuol dire riparare questa stortura e restituire a tutti, specialmente ai più piccoli e vulnerabili, il sacrosanto diritto alla salute”.
