Usa, la Fed gela i mercati: tassi fermi e l’ombra di un’inflazione infinita
Powell ha annunciato il mantenimento del costo del denaro tra il 3,50% e il 3,75%, giustificando la scelta con l’incertezza legata al conflitto in Iran
Il presidente Jerome Powell, al termine di due giorni di riunioni a Washington, ha annunciato il mantenimento del costo del denaro tra il 3,50% e il 3,75%, giustificando la scelta con l’incertezza legata al conflitto in Iran e con la necessità di bilanciare i rischi su occupazione e prezzi.
La Federal Reserve lascia invariati i tassi di riferimento sul dollaro e aggiorna le previsioni macro, alzando le stime di crescita e di inflazione per il triennio 2025-2028. Powell esclude la stagflazione, non esclude nuovi tagli, ma cinque membri del direttorio hanno già ridimensionato quelle attese. Sul fronte istituzionale, il presidente della Fed dichiara di non avere alcuna intenzione di dimettersi in corso di indagine.
Il Fomc conferma la linea di attesa
Come ampiamente atteso dai mercati, il Federal Open Market Committee ha lasciato invariata la forchetta di riferimento tra il 3,50% e il 3,75%. La comunicazione ufficiale ha accompagnato la decisione con una valutazione sull’incertezza economica, definita “elevata”. È una formula ricorrente nelle ultime note del direttorio, ma questa volta porta con sé un elemento nuovo: il conflitto in Iran.
Jerome Powell, incalzato dai giornalisti sulle possibili ricadute del conflitto, non si è sottratto alla domanda. “Nel breve termine i rincari dell’energia spingeranno l’inflazione,” ha detto. Ma ha subito aggiunto che “è presto per valutare quale sarà l’impatto complessivo” sull’economia americana. Avvertimento chiaro, cifre ancora assenti. “Andando avanti ci saranno alcuni effetti sull’inflazione”, ha concluso, senza aggiungere stime quantitative. Intanto il dollaro ha rafforzato i guadagni nel corso della serata. L’euro è sceso a 1,1474 sul biglietto verde. Wall Street ha chiuso in territorio negativo.
Stime macro riviste al rialzo su tutto il fronte
La vera novità della riunione è nelle proiezioni ufficiali. La Fed ha rivisto al rialzo sia le previsioni di crescita che quelle di inflazione rispetto alle stime pubblicate a dicembre.
Sul fronte del Pil, l’istituzione indica ora un più 2,4% per l’anno in corso, un più 2,3% per il prossimo e un più 2,1% nel 2028. In dicembre le stime erano, rispettivamente, più 2,3%, più 2,0% e più 1,9%. La revisione è contenuta ma uniforme: l’economia americana è attesa crescere un po’ più di quanto si pensasse in inverno. Per l’inflazione il movimento è più marcato. La banca centrale prevede ora un tasso del 2,7% nel 2025, del 2,2% nel 2026 e del 2,0% nel 2028.
Tre mesi fa le stime erano ferme al 2,4%, al 2,1% e al 2,0%. Il percorso di rientro verso l’obiettivo del 2% è confermato, ma si allunga. Powell ha difeso la coerenza della linea attuale: “Giudichiamo la nostra posizione appropriata per raggiungere gli obiettivi” di inflazione e occupazione. “Ci troviamo in questa linea di confine tra tassi leggermente restrittivi e neutrali”, ha precisato. E ancora: “Siamo in una situazione difficile che ci richiede di bilanciare i rischi”.
Cinque consiglieri frenano sulle aspettative di tagli
La possibilità di ulteriori riduzioni del costo del denaro resta aperta. Powell lo ha confermato esplicitamente. Ma cinque componenti del direttorio — lo ha precisato lui stesso — hanno ridimensionato le proprie attese in materia. Non è una frattura, ma è un segnale. Il consenso interno sulla traiettoria futura dei tassi si fa meno compatto.
La questione della stagflazione è stata affrontata con nettezza. Powell ha respinto il confronto con gli anni Settanta. “Con stagflazione intendiamo una situazione di disoccupazione a due cifre e inflazione molto elevata”, ha detto. “Userei il termine per una situazione molto più grave di quella che stiamo vivendo ora”. Il messaggio è diretto: i rischi esistono, ma lo scenario peggiore non è quello attuale.
Powell resta e si difende sull’indagine
C’è poi la vicenda che riguarda direttamente Powell come persona. L’amministrazione Trump ha avviato un’indagine nei suoi confronti per il lievitare dei costi di ristrutturazione della sede della Fed. Il presidente della banca centrale ha scelto di affrontare il tema in conferenza stampa, senza aspettare che qualcuno glielo chiedesse.
“Non ho alcuna intenzione di lasciare il direttorio fino a quando l’indagine non sarà pienamente finita, e in piena trasparenza”, ha dichiarato. Sulla possibilità di restare in carica una volta scaduto il mandato, e una volta chiusa l’istruttoria, Powell ha scelto la prudenza: “Non ho preso decisioni. Le prenderò sulla base di quello che penso sia meglio per l’istituzione e per le persone che serviamo”.
Infine, la questione della successione. Powell era stato interrogato su cosa farebbe se la nomina di Kevin Warsh — designato da Trump come suo successore — non venisse ratificata dal Congresso prima della scadenza del suo mandato. La risposta è stata secca: “Servirò come presidente pro tempore fino a quando la nomina sarà ratificata. È quello che è stato fatto in diverse occasioni in passato”.
