Scontro tra Bruxelles e Apple sulla mancata introduzione di Siri AI in Europa
Redazione 9 Giugno 2026
La Commissione europea ha risposto con fermezza alle accuse formulate da Apple sull’applicazione del Digital Markets Act (Dma), la normativa che disciplina il funzionamento dei mercati digitali nell’Unione. Secondo Bruxelles, la decisione di non rendere disponibile per il momento Siri AI agli utenti europei non dipende dalle regole comunitarie, ma esclusivamente da una scelta dell’azienda.
Nel briefing quotidiano con la stampa a Bruxelles, il portavoce della Commissione per i servizi digitali, Thomas Regnier, ha contestato l’interpretazione fornita dal gruppo di Cupertino, che aveva definito “estrema” l’applicazione del Dma da parte dell’Esecutivo comunitario.
La replica dell’Esecutivo
“Abbiamo visto le dichiarazioni di Apple e dobbiamo rimettere le cose in chiaro”, ha affermato Regnier. “La decisione di non utilizzare Siri AI nell’Ue appartiene ad Apple e solo ad Apple: non c’è nulla nel Dma che proibisca ad Apple di introdurre nuovi prodotti nel mercato Ue”.
Il portavoce ha quindi richiamato uno dei principi cardine della normativa europea, sottolineando che le grandi piattaforme individuate come “gatekeeper” non possono utilizzare la propria posizione dominante per limitare la concorrenza. Secondo Bruxelles, il Dma non impedisce l’innovazione ma mira a garantire che tutti gli operatori possano competere ad armi pari.
“Ciò che ad Apple non è permesso fare, come non lo è per qualunque altro gatekeeper, è chiudere il mercato”, ha dichiarato Regnier. “Non sta a loro decidere chi innova in Europa e scegliere quali strumenti di Intelligenza Artificiale i cittadini possono o non possono utilizzare”.
Il nodo dell’interoperabilità
La questione centrale riguarda gli obblighi di interoperabilità introdotti dal Digital Markets Act. La Commissione sostiene che tali disposizioni siano essenziali per favorire una concorrenza aperta tra sviluppatori e fornitori di servizi digitali.
Secondo la ricostruzione fornita da Bruxelles, i contatti con Apple sono proseguiti per molti mesi senza arrivare a una soluzione ritenuta compatibile con le norme europee. Regnier ha spiegato che il problema non sarebbe legato all’esistenza degli obblighi previsti dal Dma, bensì all’incapacità dell’azienda di predisporre meccanismi adeguati per rispettarli.
“Posso confermare che abbiamo avuto dei contatti con Apple su questo”, ha detto il portavoce. “Ma Apple semplicemente non è stata in grado di sviluppare soluzioni di interoperabilità adeguate per rispettare le norme Ue essenziali per la tutela della privacy e della sicurezza”.
La Commissione sostiene inoltre che l’azienda abbia chiesto di essere esentata dagli obblighi previsti dal regolamento europeo. Una richiesta che, secondo Bruxelles, sarebbe stata avanzata ripetutamente nel corso degli ultimi diciotto mesi.
Nessuna deroga alle regole
Per l’Esecutivo comunitario, concedere un’esenzione costituirebbe un precedente incompatibile con l’impianto del Digital Markets Act. Regnier ha sottolineato che un trattamento speciale riservato a Siri AI finirebbe per penalizzare altri sistemi di Intelligenza Artificiale potenzialmente utilizzabili sugli iPhone.
“Questa non è un’opzione”, ha dichiarato il portavoce. “Perché significherebbe che nessun altro agente di Intelligenza artificiale, diverso da Siri AI, avrebbe la stessa possibilità di essere scelto dagli utenti degli iPhone”.
La Commissione rivendica quindi una linea di assoluta rigidità nell’applicazione delle norme europee. In chiusura, Regnier ha ribadito che il rispetto della legislazione dell’Unione non può essere oggetto di negoziazione tra autorità e operatori privati.
“Il diritto dell’Ue non è negoziabile”, ha affermato. “La Commissione non concederà alcuna eccezione, così come un poliziotto non esenterebbe un automobilista dal rispetto dei limiti di velocità”.
Le dichiarazioni segnano un nuovo capitolo nel confronto tra Bruxelles e le grandi piattaforme tecnologiche. Una disputa che va oltre il caso specifico di Siri AI e che riguarda il modello di governance del mercato digitale europeo, fondato sull’apertura dei sistemi, sulla concorrenza tra operatori e sul rispetto uniforme delle regole da parte dei soggetti dominanti del settore.
