Elon Musk entra nella storia come il primo trilionario al mondo grazie a SpaceX

Elon Musk

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Lo status di trilionario entra nella realtà: Elon Musk ha superato mille miliardi di patrimonio. La quotazione in Borsa della società spaziale del sudafricano segna il raggiungimento di un traguardo finanziario senza precedenti: un patrimonio superiore ai mille miliardi di dollari, che lo distanzia progressivamente dai cofondatori di Google e dagli altri magnati globali.

Con la quotazione di SpaceX, Musk ha superato la soglia dei mille miliardi di dollari di patrimonio, diventando il primo trilionario della storia. La società spaziale ha raccolto circa 75 miliardi di dollari nell’offerta pubblica iniziale più grande mai realizzata, con il titolo che ha schizzato dai 135 dollari di collocamento a oltre 160 dollari nei primi scambi. L’operazione ha incrementato il patrimonio di Musk di circa 188 miliardi di dollari, portandolo a 982 miliardi secondo i calcoli di Forbes. Una cifra che supera di poco più del doppio il patrimonio combinato dei cofondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, rispettivamente secondo e terzo uomo più ricco del mondo con 257 e 237 miliardi di dollari.

La ricchezza virtuale di un’epoca

Concretamente, mille miliardi di dollari corrispondono alla ricchezza prodotta in un anno intero da un paese come la Polonia, il cui Pil nel 2025 ha raggiunto circa 1.040 miliardi secondo il Fondo Monetario Internazionale. La somma equivale inoltre a tre volte il valore complessivo delle riserve auree della Banca di Francia. Ma qui finisce l’evidenza tangibile. A differenza dell’oro, la fortuna di Musk dipende interamente dall’andamento dei titoli che possiede e rimane in gran parte virtuale fintantoché non decide di cederli.

Alexandre Baradez, responsabile dell’analisi di mercato di IG France, lo spiega al quotidiano francese: “Se Elon Musk volesse vendere una parte molto consistente delle sue azioni, il valore di quei titoli crollerebbe e anche la sua fortuna complessiva diminuirebbe automaticamente”. Una vendita massiccia invierebbe un segnale dirompente al mercato. Gli altri investitori potrebbero interpretarla come perdita di fiducia nelle prospettive delle società e vendere a loro volta, innescando un ulteriore calo delle quotazioni.

Oltre il business dei razzi

Attorno a SpaceX ruota una visione che travalica il puro settore aerospaziale. L’azienda promette la costruzione di una colonia di un milione di persone su Marte, la creazione di ulteriori insediamenti umani nello spazio, il posizionamento in orbita di data center dalle dimensioni di campi da football e la competizione con OpenAI, Alphabet e Anthropic nel mercato dell’intelligenza artificiale. Obiettivi che richiedono investimenti di proporzioni senza precedenti. La scommessa degli investitori non riposa dunque su bilanci consolidati, bensì sulla capacità di Elon Musk di riconfigurare più volte le carte sul tavolo: una caratteristica già dimostrata.

Nato a Pretoria, in Sudafrica, da madre canadese e padre sudafricano, laureato all’Università della Pennsylvania nel 1997, Musk ha costruito la sua prima fortuna con la cessione di Zip2 e PayPal, operazioni che gli fruttarono circa 200 milioni di dollari. Con quel capitale ha fondato SpaceX e investito in Tesla, sfidando lo scetticismo diffuso su entrambe le scommesse: razzi riutilizzabili e auto elettriche affidabili. Tesla è diventata la casa automobilistica con il valore più elevato al mondo e, secondo molti osservatori, ha accelerato la transizione dell’intera industria verso l’elettrico.

Il precedente di Tesla e l’effetto Musk

Dal debutto al Nasdaq nel 2010, il titolo Tesla ha percorso una traiettoria analoga a quella che potrebbe attendere SpaceX. Balzò del 40 per cento nel primo giorno di contrattazioni, scivolò sotto il prezzo di collocamento nei giorni seguenti, poi negli anni successivi generò rendimenti straordinari per gli azionisti. Chi investì mille dollari all’Ipo di Tesla oggi detiene una quota da circa 352.000 dollari.

Musk ha successivamente ampliato il proprio ecosistema con l’acquisizione di Twitter nel 2022, trasformato in X, e il suo perimetro comprende anche Neuralink e The Boring Company. Un’estensione così vasta che osservatori di mercato hanno coniato il termine “Muskonomy” per descriverla. Nei circuiti finanziari si parla sempre più frequentemente di “Elon premium”: una valutazione che riflette non soltanto risultati economici e prospettive industriali, ma anche la fiducia nella capacità trasformativa dell’imprenditore.

Il prezzo della concentrazione

Non mancano tuttavia le obiezioni. Tesla ha affrontato controversie legali e tensioni con gli azionisti, soprattutto sul maxi pacchetto retributivo assegnato a Musk nel 2018. Diversi investitori istituzionali hanno contestato specifici aspetti della quotazione di SpaceX, in particolare le azioni con diritti di voto rafforzati e il controllo continuato che il fondatore eserciterà sulla società.

I detrattori accusano l’imprenditore di concentrare troppo potere economico, tecnologico e mediatico nelle mani di una sola persona. I sostenitori vedono invece l’uomo che ha rivoluzionato l’auto elettrica, l’accesso allo spazio e l’industria dei satelliti. La quotazione di SpaceX segna comunque un nuovo capitolo nella storia della finanza globale, portando Elon Musk sulla soglia di una cifra che finora apparteneva soltanto alle categorie della fantascienza: mille miliardi di dollari.