Alcol e donne: un’epidemia silenziosa che avanza da un decennio attraverso tutte le generazioni
Sedici milioni di donne, due milioni e mezzo a rischio, un aumento del 78,7% nel binge drinking femminile nell’arco di un decennio. I numeri del 2024 sull’alcol in Italia tracciano un’emergenza silenziosa che attraversa ogni fascia d’età, dalle adolescenti alle anziane, e che gli esperti dell’Osservatorio nazionale alcol (Ona) collegano direttamente a un maggior rischio oncologico.
Quindici anni di crescita ininterrotta
Nel 2024 il 57,1% delle donne italiane con più di undici anni ha consumato almeno una bevanda alcolica nel corso dell’anno: una platea di quasi 16 milioni di persone. Le consumatrici classificate a rischio sono 2,5 milioni, pari al 9,1% della popolazione femminile. Il dato che più preoccupa gli esperti, però, non è la prevalenza assoluta, ma la traiettoria.
In dieci anni la quota di donne che beve fuori pasto è passata dal 16,5% al 24,6%, con un incremento del 49,3%. Ancora più marcato l’aumento del binge drinking — il consumo episodico elevato, finalizzato all’ubriachezza — salito dal 2,6% al 4,6%: quasi l’80% in più rispetto al 2014. Due tendenze che segnalano uno slittamento culturale profondo: il distacco progressivo dal modello mediterraneo del vino a tavola, accompagnamento al cibo e misura del convivio, verso un consumo disancorato dai pasti e orientato all’effetto.
Minorenni e giovani adulti: i numeri che allarma
La dinamica non risparmia le fasce più giovani. Tra le ragazze di 11-17 anni il 13,3% rientra già nella categoria delle consumatrici a rischio: 260.000 minorenni. Il 5,6% ha consumato alcolici lontano dai pasti e l’1,5% ha praticato il binge drinking. Allargando lo sguardo alla fascia 11-24 anni, i consumatori a rischio in Italia raggiungono 1 milione e 270.000 unità, con una prevalenza del 18,2% tra i maschi e del 13,1% tra le femmine.
Tra i 18 e i 24 anni i consumatori a rischio salgono a 690.000 (21% dei maschi, 12,9% delle femmine), mentre il binge drinking coinvolge 730.000 giovani tra gli 11 e i 24 anni. Quanto alle preferenze: i giovani maschi prediligono birra (64,9%) e aperitivi alcolici (64,3%), le femmine invertono l’ordine con aperitivi al primo posto (58,4%) e birra al secondo (41,9%). L’ascesa degli aperitivi alcolici racconta anche un mercato: prodotti costruiti per essere attraenti, accessibili e socializzabili, spesso percepiti come meno rischiosi dei distillati.
Gli anziani e il vino: un modello che cambia
L’attenzione pubblica si concentra solitamente sui giovani, ma i dati segnalano un’altra frontiera critica: gli ultra65enni. Nel 2024 sono 2 milioni e 450.000 gli anziani a rischio, il 26,9% dei maschi e il 6,3% delle femmine in questa fascia. I comportamenti più diffusi sono il consumo fuori pasto — 30% degli uomini, 10,3% delle donne — e il consumo abituale eccedentario. Anche il binge drinking è presente: 5,5% dei maschi e 1,4% delle femmine over 65.
Il confronto decennale è qui particolarmente eloquente: il consumo fuori pasto è aumentato del 22% tra gli uomini anziani e dell’80,7% tra le donne anziane. La bevanda di riferimento rimane il vino, tradizionalmente ancorato al pasto. Ma il modello si sgretola: sempre più anziani, e anziane in particolare, bevono lontano dalla tavola, replicando comportamenti un tempo estranei alla cultura enologica italiana.
Il rischio oncologico e le richieste degli esperti
Dietro la lettura epidemiologica si staglia un dato clinico che l’Ona vuole portare al centro del dibattito: la correlazione tra consumo alcolico femminile e rischio di tumore della mammella.
Gli esperti sottolineano come non esista una soglia sicura e chiedono “azioni mirate” rivolte in particolare alle giovani, alle donne in età fertile e alle gestanti. La richiesta è esplicita: una campagna di informazione capillare, istituzionale e sistematica, sul nesso causale tra alcol e oncologia. Un tema che nella comunicazione pubblica resta ancora largamente sottorappresentato rispetto all’effettiva entità del rischio documentato dalla letteratura scientifica internazionale.
