Mancata uscita dalla procedura Ue, crescita rivista al ribasso: Giorgetti apre allo scostamento unilaterale

Il titolare del Mef presenta il Dfp 2026 a Palazzo Chigi e invoca flessibilità nei confronti della Commissione europea, citando lo shock energetico prodotto dalla guerra in Medio Oriente come circostanza eccezionale che giustifica una revisione delle regole.

Giancarlo Giorgetti

Giancarlo Giorgetti

L’Italia resta sotto procedura europea per deficit eccessivo e taglia le stime di crescita. Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di Finanza Pubblica 2026 in un contesto segnato dal conflitto in Medio Oriente e dai suoi effetti sui prezzi energetici.

Eurostat ha certificato il deficit 2025 al 3,1% del Pil, un decimale sopra la soglia che avrebbe consentito il rientro. Il ministro Giancarlo Giorgetti non esclude uno scostamento unilaterale di bilancio e invoca flessibilità da Bruxelles. La premier Giorgia Meloni individua nel Superbonus del governo Conte II la causa strutturale del mancato rientro. Le opposizioni parlano di resa e chiedono dimissioni.

Il nodo del deficit e il Superbonus

Il dato è netto: il rapporto deficit/Pil per il 2025 si attesta al 3,1%, lievemente superiore alla stima dell’ottobre scorso ferma al 3%. La soglia del 3% che avrebbe consentito di chiedere formalmente la chiusura della procedura per disavanzo eccessivo non è stata raggiunta. Giorgia Meloni ha affidato a un lungo post su X la sua lettura politica dell’accaduto: “Fa arrabbiare constatare che, anche prendendo per buone le attuali stime Istat, saremmo stati comunque sotto il 3% di deficit se, anche nel 2025, sulle casse dello Stato non avesse gravato l’esborso di miliardi di euro per il superbonus”.

La misura introdotta dal governo Conte II, secondo la presidente del Consiglio, “al momento, impedisce all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione, togliendo al Governo margine di spesa da destinare alla sanità pubblica, alla scuola, al sostegno dei redditi più bassi”. Il Superbonus pesa ancora in modo consistente: nel 2026 impegnerà 40 miliardi di euro, l’anno successivo altri 20.

Giorgetti, la metafora e lo scostamento

Il ministro dell’Economia ha parlato con tono pragmatico, ricorrendo a immagini calcistiche e sanitarie per spiegare la sua posizione. Sul dato del 3,1%, ha evocato la celebre massima dell’allenatore Vujadin Boskov: “Rigore è quando arbitro fischia”. Le regole esistono, ha riconosciuto, ma il dibattito sull’uscita dalla procedura lo riguardava “molto fino al 28 febbraio 2026”, ovvero il giorno prima dell’avvio del conflitto in Iran. “Dopo mi ha interessato molto meno”.

Alla domanda se l’Italia potesse procedere in autonomia con uno scostamento di bilancio, Giorgetti non ha escluso l’ipotesi: “Io non lo escluderei”. Ha poi spiegato la sua visione ricorrendo alla figura del “medico nell’ospedale da campo”: “In tanti condividiamo lo stesso modo di vedere la situazione. Abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti: non li possiamo curare dandogli l’aspirina”. Il messaggio a Bruxelles è esplicito: la rigidità delle regole attuali “non sta in piedi” di fronte a un mondo che è “completamente cambiato”.

Le previsioni del Dfp 2026

Il Documento di Finanza Pubblica ridisegna il quadro macroeconomico con stime al ribasso. La crescita del Pil reale per il 2026 è rivista allo 0,6%, contro lo 0,7% previsto nel Documento programmatico di ottobre. Lo stesso valore è confermato per il 2027, mentre per il biennio 2028-2029 le previsioni prefigurano una crescita annua dello 0,8%.

Sul fronte del deficit, il percorso è comunque in discesa: 2,9% nel 2026, 2,8% nel 2027, 2,5% nel 2028, fino al 2,1% nel 2029. Il rapporto debito/Pil nel 2025 si è attestato al 137,1%, dato meno favorevole delle attese. È previsto un ulteriore incremento al 138,6% nel 2026, ancora condizionato dall’impatto di cassa dei bonus edilizi, per poi avviare una discesa dal 2027 (138,5%) fino al 136,3% nel 2029. Il documento sarà trasmesso a Bruxelles entro il 30 aprile.

Carburanti, lavoro e prossime scadenze

Sul fronte delle priorità immediate, Giorgetti ha indicato con chiarezza la principale emergenza: contenere l’incremento del costo dei combustibili. “La priorità assoluta è tamponare la situazione dell’incremento degli oneri dei combustibili”, ha detto, pensando in particolare agli autotrasportatori, categoria già sul piede di guerra. Il ministro ha parlato di “comportamenti opportunistici” da limitare, riferendosi alle tensioni speculative sui prezzi al consumo.

Il 1° maggio scadrà la proroga del taglio delle accise sui carburanti: “Valuteremo”, ha detto, senza impegni. La stessa settimana è atteso un decreto legge sul lavoro, per cui si stanno cercando le coperture. Guardando all’ultima legge di bilancio della legislatura, Giorgetti ha ammesso senza reticenze: “Sicuramente la manovra dovrà essere adeguata alle situazioni del momento”.

Le opposizioni: “Immobilismo e resa”

Le reazioni delle forze di opposizione sono state immediate e aspre. Per Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera, “l’immobilismo è la cifra di questo governo: l’assenza di iniziativa si trasforma in una resa”. Il Movimento 5 Stelle ha alzato ulteriormente il tiro, sostenendo che dalle parole del ministro “emerge nitidamente il profilo di un ministro dell’Economia in difficoltà, non più in grado di governare le crescenti emergenze economiche”. La richiesta è diretta: “Pensi seriamente a dimettersi, ormai non c’è più una politica economica”.

Giorgetti ha rispedito le critiche al mittente, ribadendo la propria linea: “In modo responsabile e realistico dovremmo vedere come gestire la situazione nel futuro. Non ho chiesto la deroga al patto di stabilità, ho chiesto di essere pronti e flessibili alle situazioni”. E ha chiuso con una battuta rivolta implicitamente anche ai colleghi europei: “Ci sono dei paesi europei che l’industria non sanno nemmeno cos’è. Io e il collega tedesco, che ancora abbiamo l’industria, la pensiamo in modo diverso”.