Si apre un altro fronte, tensione Ucraina-Israele: giallo sul grano della “flotta ombra” di Mosca

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Si apre un altro fronte. La nave Panormitis è ormeggiata ad Haifa con oltre ventimila tonnellate di cereali provenienti, secondo l’Ucraina, dai territori occupati dalla Russia. Zelensky ha emesso un ultimatum, l’Ue ha alzato la voce, Israele respinge le accuse senza fornire risposte. È una crisi diplomatica che si aggrava di ora in ora lungo una frattura già profonda.

Il presidente ucraino ha scelto toni diretti e senza margine per l’ambiguità. “In qualsiasi Paese normale, l’acquisto di merce rubata è un atto che comporta responsabilità legale”, ha dichiarato Zelensky, precisando che questo principio “vale, in particolare, per il grano rubato dalla Russia”.

La Panormitis, ha aggiunto, “non è, e non può essere, un’attività commerciale legittima”. Le autorità israeliane, ha concluso, “non possono ignorare quali navi arrivano nei porti del Paese e quale carico trasportano”.

Una crisi che viene da lontano

La questione non nasce il 26 aprile, quando la Panormitis è entrata nella baia di Haifa. Già all’inizio del mese la nave Abinsk aveva attraccato nello stesso porto con quasi 44.000 tonnellate di grano che Kiev attribuisce ai territori occupati.

Un’inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz ha documentato che almeno quattro carichi di grano ucraino rubato sono stati scaricati in Israele dall’inizio dell’anno. Il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Georgij Tikhij, ha confermato oggi che le imbarcazioni coinvolte sono più di due: “Parliamo di diverse navi. È vero, e abbiamo informato Israele su tutte”.

Secondo la giornalista Kateryna Yaresko del progetto SeaKrime, la Panormitis era partita dal porto russo di Kavkaz, nel Territorio di Krasnodar, con oltre 6.200 tonnellate di grano e 19.000 tonnellate di orzo, rifornita di cereali ucraini tramite trasbordi da altre navi.

È il meccanismo della flotta ombra russa: acquisire il grano dai territori occupati, mascherarlo come prodotto russo, immetterlo sui mercati globali. “Fa parte del più ampio sforzo bellico della Russia”, ha dichiarato il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha, “e non deve essere tollerata”.

La diplomazia si inceppa, le note si moltiplicano

Sybiha ha convocato l’ambasciatore israeliano Michael Brodsky per la seconda volta in pochi giorni, consegnandogli una nota di protesta formale. Il testo, reso pubblico da Axios, definisce quella del grano “una pratica sistematica che crea le condizioni per la vendita del grano rubato dall’Ucraina nello Stato di Israele” e avverte che tale comportamento è “incompatibile con il sostegno dichiarato da Israele alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina”.

Kiev ricorda anche i propri “passi principi” a favore di Tel Aviv: il riconoscimento delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e dell’ala militare di Hezbollah come organizzazioni terroristiche.

La risposta israeliana è rimasta sul piano formale. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha respinto le accuse, sostenendo che le relazioni tra “nazioni amiche” non si gestiscono via social media o attraverso la stampa, e che “il governo ucraino non ha fornito prove a sostegno delle proprie affermazioni”.

Sa’ar aveva già replicato in questi termini alla prima convocazione, aggiungendo che Kiev “non ha nemmeno presentato una richiesta di assistenza giudiziaria prima di rivolgersi ai media”. Il portavoce ucraino Tikhij ha tuttavia precisato che Kiev si era rivolta a Israele attraverso canali riservati, ricevendo una sola risposta ufficiale il 20 aprile, dopo “decine” di richieste.

Zelensky chiama Bruxelles, l’Ue risponde

Interpellata da Zelensky, l’Unione europea ha assunto una posizione netta. Il portavoce per gli Affari esteri Anwar El Anuni ha dichiarato all’Haaretz che l’Ue “ha preso nota delle notizie secondo cui una nave della flotta segreta russa, che trasportava grano ucraino rubato, è stata autorizzata a scaricare nel porto di Haifa, nonostante i precedenti contatti tra le autorità ucraine e israeliane in merito alla questione”.

La condanna è esplicita: “Condanniamo tutte le azioni che contribuiscono a finanziare lo sforzo bellico illegale della Russia e a eludere le sanzioni dell’Ue, e restiamo pronti a colpire tali azioni”. Bruxelles starebbe valutando sanzioni contro individui ed entità israeliane coinvolte nell’elusione delle restrizioni internazionali.

Il quadro complessivo delineato dal Consiglio europeo è eloquente: già nel maggio 2024 aveva dichiarato l’esistenza di “prove del fatto che la Russia si stia appropriando illegalmente di grandi quantità di cereali e semi oleosi nei territori ucraini che occupa, esportandoli come prodotti dichiaratamente russi”. Il meccanismo è noto da mesi. Ciò che è cambiato è che ora un alleato — formale e dichiarato — dell’Ucraina si trova al centro di quel meccanismo.

Relazioni bilaterali già fragilissime

Il contenzioso sul grano si innesta su un rapporto già segnato da tensioni strutturali. Durante la guerra su vasta scala scatenata dalla Russia, Israele si è sistematicamente astenuto dal fornire aiuti militari diretti a Kiev, cercando di preservare un equilibrio con Mosca, malgrado il sostegno russo all’Iran — nemico comune di Israele e Ucraina.

Zelensky aveva già escluso Israele dal suo recente tour diplomatico in Medio Oriente, dedicato ad approfondire la cooperazione in materia di sicurezza con gli attori regionali nel contesto del conflitto con Teheran.

Ora Kiev prepara un pacchetto di sanzioni contro tutti i soggetti coinvolti nel traffico — da chi lo organizza a chi ne beneficia — e riserva ad Israele l’ultima opportunità di impedire lo scarico. L’alternativa, ha chiarito Zelensky, è la risposta legale. Una crisi che sembrava gestibile sul piano diplomatico rischia di diventare una frattura difficile da ricucire.