La grazia a Minetti scuote Quirinale e governo: il bambino aveva una madre in Uruguay?

Nicole Minetti

Nicole Minetti

Nicole Minetti ha la grazia. Ma il dossier che l’ha prodotta scricchiola. Il Fatto Quotidiano rivela che il bambino invocato come ragione umanitaria della clemenza presidenziale aveva una madre biologica in Uruguay — non era abbandonato — e che la sua storia giudiziaria e medica presenta zone d’ombra che ora preoccupano sia il Quirinale sia l’opposizione. Il ministro Nordio è nel mirino.

La grazia, la concessione e il silenzio

Minetti era stata condannata in via definitiva a 3 anni e 11 mesi di reclusione: 2 anni e 10 mesi per favoreggiamento e induzione alla prostituzione nel processo Ruby bis, più 1 anno e 1 mese per peculato relativo alle spese irregolari durante il mandato in Regione Lombardia. L’atto di clemenza è stato firmato a febbraio di quest’anno, ma la notizia è rimasta riservata fino ad aprile, quando il Quirinale ha rotto il silenzio con una nota ufficiale.

La Presidenza della Repubblica aveva chiarito che la concessione si era fondata “anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati”. A corroborare la richiesta era stato il parere favorevole — non vincolante — del Procuratore generale della Corte d’appello di Milano.

Il bambino, i genitori, la causa

L’inchiesta del Fatto Quotidiano demolisce quella cornice narrativa. Il minore al centro della richiesta non era un bambino privo di famiglia: aveva entrambi i genitori, residenti in Uruguay. Minetti e il suo compagno Giuseppe Cipriani avrebbero intentato una causa per ottenerne l’affidamento, causa conclusa con sentenza a loro favore nel 2023.

Ma — sempre secondo il quotidiano — prima ancora di acquisire formalmente quel diritto, il bambino sarebbe stato portato negli Stati Uniti per sottoporsi a un intervento chirurgico. Il quadro si complica ulteriormente: il governo uruguaiano starebbe oggi cercando la madre biologica, risultata irreperibile. E l’avvocato che aveva seguito il caso in Uruguay è morta in circostanze sospette, insieme al marito. L’articolo solleva infine dubbi espliciti sulla reale entità delle condizioni di salute del minore, elemento cardine della richiesta di grazia.

Il Quirinale e la mossa su Nordio

La reazione del Colle è stata rapida e insolita nella sua esplicitezza. Il Quirinale ha fatto sapere di aver chiesto al Ministero della Giustizia di acquisire “con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”.

Da via Arenula hanno avviato immediatamente gli accertamenti, con l’obiettivo dichiarato di fornire un primo esito entro 24 ore. Le verifiche coinvolgeranno anche la Procura generale della Corte d’appello di Milano, da cui era partito il parere favorevole. La logica istituzionale è trasparente: il Quirinale si era fidato delle motivazioni istruite dal Ministero. Se quelle motivazioni fossero false o incomplete, la responsabilità ricadrebbe su via Arenula — e sul ministro che la guida.

L’opposizione e la testa di Nordio

Il Pd ha colto l’occasione senza esitazioni. La capogruppo alla Camera Debora Serracchiani ha definito la vicenda “di una gravità inaudita”, aggiungendo che “qualora emergesse la falsità di alcuni elementi sottoposti al Quirinale, saremmo di fronte a un segnale evidente di superficialità nella gestione di un procedimento di massima sensibilità costituzionale”.

La conclusione politica è diretta: si tratterebbe “del tradimento del rapporto fiduciario istituzionale con il Quirinale da parte del ministro Nordio”. Angelo Bonelli di Avs ha già depositato un’interrogazione al Guardasigilli “per sapere quali verifiche siano state effettuate e se vi siano state omissioni o informazioni non corrette nella domanda di grazia”, ricordando che “la grazia è un atto delicatissimo che non può poggiare su zone d’ombra”. Il governo, per ora, non ha risposto. Le prossime 24 ore diranno se la crisi è gestibile o se il caso Minetti è destinato a diventare il nuovo fronte di scontro tra Palazzo Chigi e Quirinale.