Caso Minetti, la Rai richiama Ranucci per dichiarazioni non verificate su Nordio

Sigfrido Ranucci

Sigfrido Ranucci

La Rai ha inviato un richiamo scritto a Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di “Report”, dopo le dichiarazioni rilasciate durante una trasmissione televisiva su Rete4. Al centro, alcune affermazioni sul ministro della Giustizia Carlo Nordio, relative alla vicenda della grazia concessa a Nicole Minetti, subito smentite dallo stesso Guardasigilli con un intervento telefonico in diretta.

Origine delle dichiarazioni contestate

Durante la partecipazione al programma condotto da Bianca Berlinguer, Ranucci aveva aveva affermato: “Una fonte ci ha detto di aver visto il ministro Carlo Nordio nel ranch di Cipriani in Uruguay”. Un riferimento a una proprietà sudamericana di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, che suggeriva una possibile vicinanza tra il ministro e la vicenda.

La replica è arrivata immediatamente. Nordio ha telefonato in trasmissione, respingendo la ricostruzione: “Non esiste al mondo. Ma figurarsi se sono andato lì. I miei spostamenti sono tutti documentati, era una missione ufficiale di tre giorni in Argentina e in Uruguay uno o due anni fa. C’è un limite a tutto, anche a questo degrado morale e mediatico”.

Il richiamo del servizio pubblico

A seguito dell’episodio, la Rai ha formalizzato una lettera firmata dal direttore dell’approfondimento, Paolo Corsini. Nel documento si contesta la diffusione di informazioni “non ancora verificate”, con un richiamo esplicito ai principi di correttezza dell’informazione e tutela della reputazione.

Corsini sottolinea come le dichiarazioni siano state rese in una “trasmissione concorrente” e ribadisce che il servizio pubblico è tenuto a standard rigorosi, soprattutto quando sono coinvolti esponenti istituzionali. Viene inoltre evidenziato che alcune affermazioni, “anche formalmente smentite in diretta dal diretto interessato”, sollevano criticità “sul piano deontologico” e per le “modalità approssimative” con cui sono state formulate.

Il richiamo, precisa l’azienda, non costituisce un provvedimento disciplinare ma segnala un potenziale rischio reputazionale sia per il giornalista sia per la stessa Rai.

Nodo della copertura legale

Un ulteriore elemento riguarda la possibile copertura legale. Secondo quanto riportato da fonti di agenzia, l’azienda non intenderebbe garantire tutela giudiziaria qualora il ministro decidesse di procedere legalmente. Una posizione che segna una distinzione rispetto alle consuete tutele offerte per le inchieste trasmesse all’interno di “Report”.

Ranucci ha commentato la vicenda sui social: “Prendo atto di quanto riporta l’Ansa, che da ottima agenzia ha avuto la notizia prima che mi venisse comunicata personalmente la decisione dell’azienda”. E ancora: “Tuttavia non ho timori di affrontare in giudizio il ministro della Giustizia, che è anche colui che è custode dell’Albo dei giornalisti”.

Replica e linea difensiva

Il giornalista rivendica il principio della libertà di informazione. Ma per informazione si intente notizie verificate e non certo delle allusioni. “Ci sono cose che hanno un prezzo altre che hanno un valore. E per me la libertà di informazione è un valore inalienabile dell’umanità”, ha scritto. Una posizione che evidenzia la distanza tra l’impostazione editoriale aziendale e la scelta individuale di anticipare elementi non ancora verificati in un contesto televisivo esterno.

Resta sullo sfondo la dinamica che ha portato alla frizione. Non solo il contenuto delle dichiarazioni, ma anche il luogo in cui sono state espresse. La partecipazione a una trasmissione concorrente per trattare temi di attualità, oltre alla promozione editoriale, è stata esplicitamente richiamata nella lettera come elemento di criticità.