Cento mila alloggi in dieci anni, governo vara il Piano casa. Meloni: caso Minetti? Questione “campata in aria”
Meloni illustra ai giornalisti le tre direttrici del provvedimento sull’edilizia, varato dopo mesi di attesa, mentre in Consiglio dei ministri si era consumata una lite accesa tra i due titolari di Infrastrutture e Cultura.
Giorgia Meloni
Il Consiglio dei ministri ha approvato il Piano casa. Fino a 100 mila nuovi alloggi tra edilizia popolare e affitti calmierati nell’arco di dieci anni. Fino a 10 miliardi di euro di risorse pubbliche, ai quali si aggiungono gli investimenti privati. Dimezzamento degli oneri notarili per l’edilizia calmierata. Un logo ad hoc — scritta bianca su sfondo blu — campeggiava già alle spalle di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Tommaso Foti quando la premier si è presentata davanti ai giornalisti per illustrare i “tre pilastri” del provvedimento.
La conferenza stampa era stata pensata per trasmettere un messaggio preciso: il governo lavora, affronta i problemi reali degli italiani, non si è fermato dopo la sconfitta referendaria. Il Piano casa si inserisce in una sequenza ravvicinata di iniziative — il decreto lavoro varato martedì in vista del Primo maggio, la nuova proroga del taglio delle accise per tre settimane, il ddl sugli sgomberi delle case occupate illegalmente — che risponde a una strategia comunicativa precisa: mostrare un esecutivo vivo e produttivo, capace di tenere il ritmo anche nelle settimane difficili.
Lo scontro in Cdm tra Salvini e Giuli
Ma la seduta del Consiglio dei ministri aveva preso una piega tutt’altro che ordinata. Il nodo è una norma contenuta nel decreto che consente interventi sulle abitazioni anche in assenza del coinvolgimento delle soprintendenze. Alessandro Giuli, ministro della Cultura, ha reagito con durezza. “Finché sarò ministro non consentirò che si violi l’articolo 9 della Costituzione”, avrebbe dichiarato, minacciando di non votare il provvedimento. Il titolare della Cultura avrebbe anche lamentato l’inserimento surrettizio della norma, sulla quale non sarebbe stato preventivamente consultato.
“Non si può pensare che una casa popolare Liberty degli anni Venti possa essere distrutta nei suoi aspetti architettonici semplicemente dicendo ‘mi accingo a sventrarla’”, avrebbe argomentato. Matteo Salvini ha replicato sul piano della concretezza: “Ma noi dobbiamo intervenire a Quarto Oggiaro”. I toni, riferiscono fonti presenti, sarebbero stati molto accesi, con la presidente del Consiglio costretta a intervenire per trovare una mediazione, non senza qualche punta di irritazione.
La conferenza stampa e il caso Minetti
Il via libera è arrivato. E Meloni è scesa in conferenza stampa — apparentemente sorridente, secondo i presenti — per rivendicare un provvedimento che “affronta una delle priorità più sentite dai cittadini, quello della casa”. Un decreto “che ci sta a cuore”, ha detto. L’obiettivo era trasmettere all’opinione pubblica, più che alla stampa, l’immagine di un governo che continua a lavorare “nonostante la situazione difficile”.
La premier ha citato la sua presenza davanti ai giornalisti per due volte nell’arco di una sola settimana come prova di una inedita generosità comunicativa. Ma il finale ha preso un’altra direzione. Una domanda sul caso Minetti ha fatto scattare lo sfogo. Meloni ha definito la questione “campata in aria”, anzi “ingiusta” nei suoi confronti. “Posso chiedervi ogni tanto di parlare anche di quello di cui io sono responsabile e mi sto occupando”, ha detto. “Voi chiaramente domani fate il titolo su questo e il mio lavoro è diventato inutile anche oggi e questo non è giusto. Non è giusto perché penso che agli italiani interessi anche sapere cosa questo governo sta facendo per i loro problemi”. Il Piano casa era il protagonista della giornata. Ma non è finita così.
