Hormuz, 1.500 navi e 20mila marinai in bloccati nello stretto: l’Iran crea un’autorità sui transiti mentre ripartono i negoziati con Washington
“Project Freedom” torna in campo: Arabia Saudita e Kuwait riaprono le basi dopo la telefonata tra Trump e Mohammed bin Salman. Il Washington Post rivela che un documento riservato della Cia contraddice le dichiarazioni di Trump sull’impatto del blocco navale e sulla distruzione dell’arsenale missilistico di Teheran
Sono 1.500 le navi bloccate nel Golfo Persico. A bordo, ventimila persone di equipaggio che secondo il Segretario generale dell’Organizzazione Marittima Internazionale, Arsenio Dominguez, si ritrovano “intrappolate da situazioni geopolitiche al di fuori del loro controllo”. La crisi dello Stretto di Hormuz, aperta il 28 febbraio con i raid americani e israeliani sull’Iran, entra nella quinta settimana senza che nessuno dei nodi centrali – militare, diplomatico, commerciale – sia stato sciolto.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato all’agenzia Irna che Teheran “non ha ancora preso una decisione e non ha fornito alcuna risposta alla parte americana” sulla proposta di mediazione presentata dall’Pakistan. Un non-diniego che prolunga l’incertezza senza aprire spiragli.
La Cia smentisce la Casa Bianca
Sul fronte dell’intelligence, il Washington Post ha rivelato i contenuti di un’analisi top secret consegnata questa settimana all’amministrazione Trump: l’Iran può reggere il blocco navale per almeno tre o quattro mesi prima di subire conseguenze economiche severe. Il contrasto con le dichiarazioni pubbliche del presidente è netto. Solo martedì, dallo Studio Ovale, Trump aveva sostenuto che gli iraniani “sono falliti” per effetto del blocco, e che il loro arsenale missilistico è stato “in gran parte decimato”.
I numeri della Cia raccontano un’altra storia. Secondo un funzionario citato dal giornale di proprietà di Jeff Bezos, Teheran conserva il 75 per cento dei lanciatori mobili presenti prima del conflitto e il 70 per cento delle scorte di missili. Trump aveva indicato una cifra tra il 18 e il 19 per cento. La divergenza non è marginale: ridefinisce l’intera cornice con cui Washington legge la crisi e calibra la pressione su Teheran.
Teheran formalizza il controllo sullo Stretto
Sul piano operativo, l’Iran ha istituito una nuova agenzia governativa – l’Autorità dello Stretto del Golfo Persico – con il compito di autorizzare il transito e riscuotere pedaggi dalle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. La notizia è stata diffusa dalla società di dati marittimi Lloyd’s List Intelligence, secondo cui l’autorità “si sta ponendo come l’unica entità legittima a concedere il permesso di transito”. Le navi interessate avrebbero già ricevuto via email il modulo di richiesta.
La mossa, che trasforma in atto formale di sovranità una pretesa fino ad oggi esercitata di fatto, ha sollevato preoccupazioni immediate sulla libertà di navigazione internazionale. Centinaia di navi commerciali restano impossibilitate a raggiungere il mare aperto, con effetti diretti sulle catene di approvvigionamento globale.
“Project Freedom” si prepara a ripartire
Sul fronte americano, il Wall Street Journal scrive che l’amministrazione Trump punta a rilanciare già questa settimana la missione “Project Freedom”: l’operazione militare pensata per scortare le navi commerciali attraverso lo Stretto con la copertura dell’aviazione e della Marina statunitensi. La missione era stata lanciata domenica 3 maggio e sospesa nel giro di trentasei ore, dopo che Arabia Saudita e Kuwait avevano negato l’uso delle loro basi e del loro spazio aereo, ritenendo insufficienti le garanzie americane in caso di escalation.
La situazione è cambiata dopo una seconda telefonata tra Trump e il principe erede saudita Mohammed bin Salman. Riyadh e Kuwait City hanno rimosso le restrizioni, riaprendo le basi indispensabili per la copertura aerea dell’operazione. La prima sospensione era seguita formalmente a “grandi progressi” nei negoziati con Teheran – una formula diplomatica che, alla luce della successiva ripresa dell’operazione, appare sempre meno solida.
