Scossa al ministero della Cultura: Giuli licenzia i vertici del suo staff dopo il dossier Regeni

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Alessandro Giuli

“Nuovo scossone al Ministero della Cultura”. Il ministro Alessandro Giuli ha avviato la revoca dei vertici della sua segreteria dopo le irregolarità nella gestione dei finanziamenti al documentario su Giulio Regeni, mentre nella maggioranza crescono i segnali di tensione politica.

Riorganizzazione ai vertici del ministero

La decisione riguarda Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica e figura vicina al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, ed Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro. I decreti di revoca, anticipati da “Corriere.it”, chiudono una fase già segnata dalle dimissioni dell’ex sottosegretario Vittorio Sgarbi e dall’uscita dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano.

La motivazione principale, secondo ricostruzioni interne, è legata alla mancata erogazione dei fondi richiesti dal produttore del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”. Il film, diretto da Simone Manetti, ricostruisce il sequestro e la tortura del ricercatore italiano al Cairo nel 2016. Il ministero aveva negato il sostegno economico senza informare il ministro, che ha definito “inaccettabile” la gestione del dossier.

Durante la cerimonia dei David al Quirinale, Giuli aveva promesso “di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale laddove hanno prevalso invece l’opacità o l’imperizia”. Il giorno successivo aveva garantito un nuovo canale di finanziamento, definendo il caso “unico”.

Le reazioni politiche e il ruolo di Palazzo Chigi

Francesco Lollobrigida, capodelegazione di Fratelli d’Italia al governo, ha ridimensionato la portata dello scontro. “Il ministro Giuli ha ritenuto, come è d’altronde suo diritto, modificare l’assetto della sua segreteria”. Ha poi aggiunto che Merlino e Proietti “saprebbero essere utili in altri ruoli nell’ambito istituzionale poiché la loro esperienza e capacità è, per quanto mi riguarda, indiscussa”.

A Palazzo Chigi prevale il silenzio, ma la presa di posizione di Lollobrigida viene interpretata come un invito alla prudenza, in linea con il pensiero della premier Giorgia Meloni. Una lettura che include anche un attestato di stima verso i due funzionari rimossi, considerati figure di peso nell’area di FdI.

Le accuse dell’opposizione e il quadro delle tensioni

Per l’opposizione, la vicenda è il segnale di un regolamento di conti interno a Fratelli d’Italia. Le critiche si intrecciano con le divisioni sulla presenza della Russia alla Biennale e con il licenziamento di Beatrice Venezi dalla direzione della Fenice.

Sandro Ruotolo, Pd, parla di “una maggioranza attraversata da guerre interne, regolamenti di conti, scontri tra correnti e leadership in competizione”. Un giudizio che estende le tensioni anche agli altri partiti della coalizione: nella Lega, dopo l’uscita del generale Roberto Vannacci, e in Forza Italia, dove persistono fronde critiche verso Antonio Tajani.

Il caso Proietti e la missione mancata

Diversa la motivazione attribuita alla revoca di Elena Proietti, esponente di FdI in Umbria. La dirigente non si sarebbe presentata all’aeroporto per la missione del ministro a New York del mese scorso, un’assenza considerata incompatibile con il ruolo ricoperto.

Il nuovo terremoto a via del Collegio Romano si inserisce così in un quadro già segnato da frizioni interne alla maggioranza, mentre il caso Regeni continua a incidere sulle dinamiche politiche e sulla gestione del ministero.