Scontro alla Camera sulle case popolari: accuse di razzismo e dura replica dei deputati vannacciani

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Nell’aula di Montecitorio la tensione è esplosa fin dall’apertura dei lavori, quando Pd, Avs e M5S hanno denunciato il clima della seduta precedente, definito “un passaggio particolarmente grave”. Al centro delle critiche gli interventi dei deputati di Futuro nazionale, accusati di aver utilizzato riferimenti etnici e religiosi per sostenere la priorità degli italiani nell’assegnazione delle case popolari. La maggioranza è rimasta in silenzio, mentre i parlamentari del gruppo vannacciano hanno respinto ogni accusa parlando di “strumentalizzazione politica”.

Contestazione del verbale

Le opposizioni hanno aperto la seduta chiedendo di modificare il processo verbale della giornata precedente. Il dem Andrea Casu ha ricordato che il richiamo all’ordine rivolto alla deputata Ouidad Bakkali era avvenuto “in un momento in cui si sono registrati continui interventi di chiara matrice razzista”. Casu ha chiesto un approfondimento formale, sostenendo che quanto accaduto rappresenti “un passaggio particolarmente grave nella storia della Repubblica”.

Anche Marco Grimaldi (Avs) ha insistito sulla necessità di utilizzare “il linguaggio giusto”, parlando apertamente di “razzismo istituzionale”. Secondo Grimaldi, il problema non sarebbe l’accusa di essere “amici degli islamici”, ma l’uso di nomi di cittadini italiani di origine straniera come elemento di distinzione politica.

Le reazioni dei gruppi di opposizione

Il Movimento 5 Stelle ha denunciato un tentativo di “sdoganare il razzismo e la remigrazione”, definita “una deportazione”. Il deputato Andrea Quartini ha richiamato la storia repubblicana e la necessità di evitare derive incompatibili con i valori costituzionali.

Matteo Richetti (Azione) ha espresso solidarietà alla deputata Bakkali, ricordando che da giorni è bersaglio di attacchi sui social. “Dovremmo alzare il livello di attenzione”, ha detto, criticando l’uso di riferimenti personali durante il dibattito parlamentare.

Il dem Federico Fornaro ha chiesto un intervento dell’Ufficio di presidenza, sostenendo che “è stato superato il limite”. Fornaro ha evocato il rischio di “richiami a un passato che pesa ancora”, citando il 1938 e le leggi razziali.

La replica di Futuro nazionale

Dai banchi della maggioranza non sono arrivati interventi. A parlare sono stati invece i deputati di Futuro nazionale, che hanno respinto le accuse. Edoardo Ziello ha definito le critiche “un tentativo di strumentalizzazione politica” e ha rivendicato la battaglia per “garantire agli italiani i primi posti nelle graduatorie pubbliche”.

Rossano Sasso ha difeso le parole pronunciate la sera precedente, quando aveva affermato che “sui citofoni non abbiamo più Giuseppe, Maria o Francesco, ma Omar, Mohamed e Abdul”. Oggi ha ribadito che la richiesta di priorità agli italiani è “un’opinione politica” e ha accusato le opposizioni di essere “razziste con gli italiani”.

Anche l’ex FdI Emanuele Pozzolo è intervenuto, dichiarando: “Ci siamo rotti le balle del politicamente corretto”.

Le prospettive istituzionali

La richiesta di un intervento dell’Ufficio di presidenza apre ora un fronte procedurale. L’organo potrebbe valutare se gli interventi contestati configurino violazioni del regolamento o dei principi di correttezza parlamentare. In passato, episodi analoghi hanno portato a richiami formali o a sanzioni disciplinari, ma la decisione dipenderà dalla ricostruzione ufficiale della seduta.

Il dibattito sul Piano Casa, già segnato da divisioni politiche, rischia così di trasformarsi in un caso istituzionale più ampio, con implicazioni sul clima parlamentare e sulle relazioni tra maggioranza e opposizioni.