Putin: “Occidente bugiardo sulla guerra”. Crosetto: la paura di Mosca spinge il riarmo europeo

Il leader russo annuncia test di oltre mille armi e la crescita dell’esercito. Il titolare della Difesa italiano parla di una “postura che non rassicura per nulla” e di una svolta negli investimenti Nato dopo l’invasione.

Guido Crosetto e Vladimir Putin

Guido Crosetto e Vladimir Putin

Il presidente russo Vladimir Putin ha nuovamente respinto le preoccupazioni occidentali circa una minaccia militare russa, definendole strumentali a una corsa al riarmo, mentre annunciava un’ulteriore modernizzazione della triade nucleare. Non dello stesso parere, appare il ministro della Difesa, Guido Crosetto ha sottolineato che la percezione di una Russia espansionista, alimentata anche dall’aumento degli organici militari, sta accelerando gli investimenti in difesa in Europa, in particolare nei paesi del nord e dell’est. Le dichiarazioni di Putin, rese durante un incontro al Cremlino con i laureati delle accademie militari e dei servizi di sicurezza, segnano l’ennesimo scambio di accuse in un momento di crescente tensione tra Mosca e la Nato, con il fronte ucraino che continua a essere teatro di scontri e di reciproche accuse di escalation.

Accuse strumentali e risposta militare

Putin ha bollato come falsi i timori occidentali di una guerra con la Russia, sostenendo che tali affermazioni servono solo a mascherare un aumento dei budget militari. “Vediamo che, se in precedenza i Paesi della Nato si limitavano a sostenere il regime di Kiev, giunto al potere in modo illegale attraverso un colpo di Stato armato, ora in Occidente si parla apertamente del fatto che si stanno preparando alla guerra con noi, aumentando i bilanci militari offensivi”, ha affermato il capo dello Stato. Il riferimento al “colpo di Stato” è una costante della narrativa russa per delegittimare il governo ucraino, mentre l’accusa di prepararsi alla guerra è stata più volte respinta dagli alleati atlantici, che ribadiscono la natura difensiva della loro postura.

Il presidente russo ha però aggiunto un avvertimento implicito: la Russia è pronta a reagire “prontamente e adeguatamente a qualsiasi minaccia interna ed esterna”. A sostenere questa capacità di risposta, ha indicato il leader del Cremlino, vi è un programma di ammodernamento sistematico delle forze armate, con un focus particolare sulla triade nucleare. “In conformità con il programma statale degli armamenti, viene modernizzata in modo coerente la triade nucleare, le forze terrestri, e cresce il potenziale di combattimento delle forze aerospaziali e della marina militare”, ha dichiarato.

La modernizzazione delle forze strategiche

Il dato forse più significativo emerso dall’incontro di Putin con i vertici militari è il volume di sperimentazioni belliche condotte nell’ultimo anno. “L’anno scorso, oltre 1.000 campioni di armi e attrezzature sono stati testati in condizioni di combattimento”, ha rivelato il presidente, citando tra questi i veicoli aerei senza pilota con sistemi di guida migliorati, le munizioni a sbarramento e i complessi robotici. L’utilizzo del teatro ucraino come banco di prova per nuove tecnologie belliche è una prassi ormai consolidata per Mosca, che mira a raffinare le proprie capacità operative e a dimostrare la propria resilienza industriale nonostante le sanzioni.

Questo annuncio si inserisce in un quadro più ampio di potenziamento delle capacità strategiche russe. Negli ultimi mesi, Putin ha più volte sottolineato il completamento di nuovi sistemi missilistici ipersonici e l’implementazione di missili balistici intercontinentali di nuova generazione, elementi che costituiscono il nucleo duro della deterrenza russa. L’intento dichiarato è quello di mantenere la parità strategica con gli Stati Uniti, in un momento in cui il trattato New START rimane l’ultimo pilastro del controllo degli armamenti tra le due superpotenze.

Accuse a Kiev e all’Occidente

Oltre al riarmo interno, Putin ha incentrato il suo intervento su una critica serrata al sostegno occidentale all’Ucraina. Il presidente ha accusato l’intero Occidente di lavorare per Kiev, rifornendola massicciamente di droni e altro armamento. “Naturalmente, con un impatto così massiccio, quando tutto l’Occidente lavora per loro, questi droni arrivano in un flusso enorme”, ha affermato. Tuttavia, ha aggiunto che i paesi occidentali non sono ancora arrivati al punto di attaccare la Russia dal proprio territorio, “perché comprendono che seguirebbe una risposta di Mosca”.

Putin ha poi respinto qualsiasi possibilità di dialogo con Kiev, commentando la lettera inviata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “No, appelli di questo genere non creano i presupposti [per i negoziati]. A cosa servono? Al contrario, a creare una sorta di potenziale conflitto”, ha dichiarato il leader russo. La risposta è un ulteriore segnale della chiusura di Mosca a un negoziato, nonostante le ripetute aperture manifestate da Zelensky e dai mediatori internazionali. Putin ha anzi rivendicato l’azione militare russa come difensiva, sostenendo che le forze armate ucraine stanno “attaccando le infrastrutture civili della Russia nel tentativo di destabilizzare la società” russa.

Il punto di vista italiano: la percezione di una minaccia reale

In netto contrasto con la ricostruzione di Putin, il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha fornito una lettura opposta della situazione, confermando che la nuova corsa europea agli investimenti nella difesa è alimentata dalla convinzione diffusa che la Russia non abbia intenzione di fermarsi all’Ucraina. Intervistato al programma “Il Giorno della Verità”, Crosetto ha parlato di una percezione “spaventosa” del cambiamento di mentalità in Europa. “C’è una percezione nel nord e nell’est di una Russia che non si accontenta di quello che sta succedendo in Ucraina. Io non so se è vero o meno, ma questa è l’idea che hanno”, ha spiegato il ministro.

Il timore, secondo Crosetto, non è teorico ma si basa su elementi concreti. Egli ha citato il caso della Svezia come esemplare della nuova realtà post-invasione: “La Svezia era come la Svizzera, neutrale, sempre stata lontano dalla Nato e da tutto… ha voluto entrare nella Nato ed è uno dei paesi che sta aumentando più di tutti gli investimenti in difesa”. Un cambiamento epocale per un paese che per oltre due secoli aveva mantenuto una politica di non allineamento, dimostrando come il conflitto in Ucraina abbia ridefinito le priorità di sicurezza di intere nazioni.

La questione dell’esercito russo

Un altro elemento sollevato da Crosetto, che rafforza la tesi di una Russia con ambizioni che vanno oltre il Donbass, è l’incremento degli organici militari russi. “Il fatto che Putin stia incrementando ancora e arriverà a 2 milioni e 400 mila soldati, che è una cosa che visto il costo con cui deve arrivare a questo reclutamento per la Russia, qualcuno deve spiegarmi che motivazione ha”, ha dichiarato il ministro, aggiungendo: “Non basta l’Ucraina per arrivare a 2 milioni e 400 mila soldati”. La domanda, retorica, sottende un dubbio che aleggia tra gli alleati: perché Mosca dovrebbe espandere il proprio esercito a tali dimensioni se l’obiettivo fosse solo il consolidamento dei territori occupati in Ucraina?

Questa preoccupazione è alimentata non solo dal numero dei soldati, ma anche dal rafforzamento delle capacità strategiche. Crosetto ha ricordato che Mosca ha aumentato gli investimenti nelle capacità nucleari, inserendo questo dato in un quadro di instabilità. “C’è una Russia che ha una postura che non rassicura per nulla”, ha affermato. La percezione di una minaccia esistenziale sta dunque spingendo i paesi europei a rivedere i propri piani di spesa, con un’accelerazione che il ministro ha definito “spaventosa” proprio per la rapidità con cui si è verificata.

L’impatto sulle relazioni transatlantiche

Il nuovo scenario sta modificando anche i rapporti all’interno della Nato e, di riflesso, la relazione tra Europa e Stati Uniti. Crosetto ha ricordato che Washington chiede da anni agli alleati europei di assumersi una maggiore responsabilità della propria difesa. Tuttavia, con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, il messaggio è diventato più diretto e duro: “Ci siamo stufati di difendervi, vogliamo che ci dimostrate che anche voi volete difendervi visto che avete paura delle minacce”, ha riferito il ministro, citando il nuovo inquilino della Casa Bianca.

Questa pressione, combinata con la percezione della minaccia russa, sta producendo un effetto duplice. Da un lato, sta spingendo l’Europa a compiere passi concreti verso una maggiore autonomia strategica e un incremento delle capacità industriali della difesa. Dall’altro, sta mettendo a nudo le differenze di visione tra i paesi del vecchio continente: quelli del fianco orientale, storicamente più esposti, chiedono misure più forti, mentre altri, come Italia e Francia, pur riconoscendo la gravità della situazione, mantengono un approccio più prudente e dialogante.

La contesa informativa

Il netto scarto tra le dichiarazioni di Putin e le preoccupazioni espresse da Crosetto rappresenta l’ennesimo capitolo della guerra dell’informazione che accompagna il conflitto ucraino. Mentre Mosca tenta di dipingere l’Occidente come l’aggressore e di negare le proprie ambizioni espansionistiche, gli alleati Nato vedono nella modernizzazione dell’esercito russo e nell’accumulo di forze al confine una prova della minaccia. Le parole di Putin sulla “menzogna” occidentale appaiono funzionali a una narrativa interna che giustifica il sacrificio economico e umano della guerra, mentre la risposta di Crosetto fotografa il clima di allarme che ha investito le cancellerie europee.

Il discorso del presidente russo, infine, non fornisce alcuna indicazione su una possibile de-escalation. Al contrario, ribadendo la modernizzazione della triade nucleare e l’adeguatezza della risposta a “qualsiasi minaccia”, Mosca sembra voler alzare ulteriormente la posta in gioco, rendendo il dialogo più difficile e alimentando il circolo vizioso di riarmo e diffidenza che caratterizza le attuali relazioni Est-Ovest. Lo scenario che ne deriva è quello di una conflittualità destinata a durare, con l’Europa che si prepara a un futuro di maggiori spese militari e di incertezza strategica.