Riforma elettorale: Vannacci fuori dall’esenzione sulle firme, la maggioranza accelera verso l’Aula
Maurizio Balistreri 24 Giugno 2026
La maggioranza porta a termine nei tempi previsti l’esame della riforma elettorale in Commissione Affari costituzionali della Camera, respingendo le richieste delle opposizioni e rinviando all’Aula il confronto sul tema delle preferenze, uno dei punti più controversi anche all’interno della coalizione di governo.
Il provvedimento sarà discusso in Assemblea a partire dal 26 giugno, mentre la definizione dei tempi dell’esame verrà affidata alla Conferenza dei capigruppo convocata per il primo luglio.
La norma che accende il confronto
La giornata parlamentare è stata segnata soprattutto dalla discussione sull’unica modifica approvata prima dell’applicazione della cosiddetta tagliola da parte del presidente della Commissione, Nazario Pagano. La decisione ha determinato la decadenza di oltre la metà degli emendamenti presentati.
La disposizione estende l’esenzione dalla raccolta delle firme necessarie per la presentazione delle liste ai partiti che abbiano costituito un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere entro il 31 dicembre 2025. La normativa vigente prevede invece il beneficio per le forze che disponevano di gruppi parlamentari in entrambe le Camere all’inizio della legislatura.
La modifica produce effetti concreti sugli assetti politici. A beneficiarne sarebbero Azione, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Noi Moderati. Restano invece esclusi Futuro Nazionale, Più Europa e il Partito Liberaldemocratico guidato da Luigi Marattin.
Le tensioni attorno a Vannacci
La nuova disciplina assume un significato particolare per il movimento politico riconducibile a Roberto Vannacci. Il deputato Edoardo Ziello ha definito la misura “un emendamento marchetta per Azione”, contestando una scelta che, secondo i sostenitori dell’ex generale, introduce una disparità tra forze politiche concorrenti.
I vannacciani, almeno pubblicamente, minimizzano l’impatto della norma. “Abbiamo oltre 110 mila iscritti e le firme le abbiamo già raccolte”, sostiene Ziello. Tuttavia il tema assume una valenza politica più ampia, perché consente al nuovo soggetto politico di alimentare la polemica contro quella parte del centrodestra accusata di voler ostacolarne la crescita.
Fino a pochi giorni fa, all’interno della maggioranza veniva valutata l’ipotesi di una deroga più ampia, estesa anche alle forze rappresentate in Parlamento attraverso componenti composte da almeno cinque parlamentari. Una soluzione che avrebbe potuto favorire anche il progetto politico dell’ex vicesegretario della Lega.
Le scelte della maggioranza
La linea finale è maturata al termine di una riunione di maggioranza alla quale hanno partecipato i relatori del provvedimento, i rappresentanti di Fratelli d’Italia e Forza Italia e i capigruppo in Commissione.
Al termine dell’incontro è stata annunciata la riformulazione di un emendamento che ha ristretto il perimetro dell’esenzione, lasciando fuori proprio il partito legato a Vannacci. Una decisione che ha immediatamente alimentato sospetti su possibili resistenze interne al centrodestra nei confronti dell’ascesa del nuovo soggetto politico.
Tra i parlamentari della Lega, tuttavia, viene respinta l’ipotesi di un intervento mirato. La lettura proposta da alcuni esponenti salviniani è opposta: l’obbligo di raccogliere firme offrirebbe infatti maggiore visibilità politica e una campagna sul territorio anticipata rispetto agli avversari.
Altri osservatori della maggioranza sottolineano però un aspetto meno evidente. La raccolta delle sottoscrizioni impone la presentazione preventiva delle liste e dei candidati. Un vincolo che potrebbe scoraggiare eventuali passaggi di parlamentari o amministratori verso nuove formazioni politiche, soprattutto tra coloro che attendono di conoscere le prospettive di ricandidatura.
Il precedente che pesa
Dietro il dibattito tecnico emerge anche un elemento di esperienza politica. Nel centrodestra molti ricordano ancora le difficoltà incontrate nel 2010 durante la presentazione delle liste regionali nel Lazio, un episodio che dimostrò quanto la raccolta delle firme possa trasformarsi in un ostacolo concreto per qualunque forza politica.
Per questo motivo, anche all’interno della maggioranza, non viene sottovalutato il vantaggio competitivo garantito dall’esenzione. La questione non riguarda soltanto l’accesso alle elezioni, ma anche le risorse organizzative e il tempo politico che i partiti devono investire per adempiere agli obblighi previsti dalla legge.
Le proteste delle opposizioni
Le opposizioni contestano sia il metodo sia il merito delle decisioni adottate in Commissione. Particolarmente duro il leader di Più Europa, Riccardo Magi, che annuncia iniziative di mobilitazione contro quella che definisce una compressione delle garanzie democratiche. Nel mirino finisce anche il mancato via libera alla raccolta digitale delle firme.
Dal Partito Democratico, Chiara Braga accusa la maggioranza di costruire regole funzionali ai propri interessi elettorali. Per la capogruppo dem alla Camera, il provvedimento presenta profili problematici sia sul piano politico sia sotto il profilo costituzionale.
Anche il Movimento 5 Stelle insiste sui temi rimasti irrisolti. Vittoria Baldino richiama la necessità di affrontare in Aula questioni come il voto dei fuori sede e il sistema delle preferenze, aspetti che secondo l’opposizione non hanno trovato una sintesi nemmeno all’interno della coalizione di governo.
Verso l’esame dell’Aula
Il calendario parlamentare prevede la discussione generale il 26 giugno. Formalmente la riforma è già inserita nell’ordine del giorno dell’Assemblea, ma l’avvio effettivo dell’esame potrebbe slittare ai primi giorni di luglio.
Molto più ravvicinata la scadenza per la presentazione degli emendamenti. Gli uffici legislativi dei gruppi parlamentari stanno già lavorando alle modifiche da depositare entro il termine che dovrebbe essere fissato per il 29 giugno.
L’approdo in Aula riaprirà i dossier rimasti sospesi in Commissione. Dalle preferenze al voto dei fuori sede, fino alle regole di accesso alla competizione elettorale, il confronto politico è destinato a proseguire. La maggioranza ha superato il primo passaggio parlamentare, ma il percorso della riforma resta ancora aperto e accompagnato da divisioni che attraversano non soltanto i rapporti con le opposizioni, ma anche gli equilibri interni alla stessa coalizione di governo.
