Quattro mesi alle elezioni, Trump attacca i democratici: “Comunisti senza Dio”
La richiesta di abolire il filibuster e le nuove regole per l’identificazione degli elettori al centro della strategia per il voto di novembre.
Donald Trump
Il presidente Donald Trump ha scelto il volto scolpito dei padri fondatori come sfondo per un discorso che ha trasformato il 250mo anniversario della nascita degli Stati Uniti in un attacco frontale ai democratici. Definiti “comunisti senza Dio” e “malvagi”, gli avversari politici del presidente sono stati accusati di rappresentare una minaccia esistenziale per la nazione, a quattro mesi da elezioni di midterm che si preannunciano complesse per la Casa Bianca. Il comizio del South Dakota, riportato dal New York Times, ha segnato una netta escalation retorica rispetto alla precedente apparizione di Trump al monumento, avvenuta sei anni fa.
“Possiamo perdere le elezioni di metà mandato solo se permettiamo a noi stessi di perderle, se saremo sciocchi, stupidi e imprudenti”, ha dichiarato il presidente venerdì sera, esortando il Congresso ad approvare il suo SAVE America Act, un pacchetto legislativo volto a inasprire le norme per l’identificazione degli elettori. La richiesta, che mira a introdurre requisiti più stringenti per la registrazione e il voto, si inserisce in una strategia più ampia di contrasto a quelle che l’amministrazione definisce “frodi elettorali”. Trump ha inoltre rinnovato l’appello per l’abolizione del filibuster, la procedura parlamentare che consente all’opposizione di rallentare o bloccare le votazioni al Senato.
La retorica della “minaccia comunista”
Il discorso, articolato in due parti distinte, è iniziato con un omaggio patriottico agli Stati Uniti, definiti “la più grande società nella storia della civiltà”. Il presidente si è rivolto alla folla presente davanti al monumento con toni celebrativi: “Vivete in un posto molto speciale, congratulazioni a tutti”. Poco dopo, la narrazione è bruscamente virata verso un attacco senza precedenti alla sinistra democratica e alla sua ala progressista, che la Casa Bianca ha ormai sistematicamente associato alla minaccia “comunista”.
Di fronte ai volti scolpiti di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln, Trump ha ripetuto il termine “comunismo” per una decina di volte, descrivendolo come “il nemico del 4 luglio 1776” e come una sfida superiore a Pearl Harbor e all’11 settembre. L’evocazione di Karl Marx, citato nel corso dell’intervento, ha contribuito a tracciare un parallelo storico che il presidente ha utilizzato per delineare uno scontro epocale.
“Il comunismo è l’esatto contrario della vita, della libertà e della ricerca della felicità”, ha affermato Trump. “E’ morte, tirannia e ricerca del male”. L’accostamento tra l’ideologia comunista e la figura del “male” ha rappresentato il punto più alto di una strategia comunicativa che punta a polarizzare ulteriormente il dibattito politico. Il presidente ha avvertito contro coloro che, a suo dire, vorrebbero minare l’inglese come lingua dominante, confiscare le armi ai cittadini e contro “nuovi arrivati nel nostro Paese che abbracciano idee totalmente opposte al nostro modo di vivere e al nostro grande successo”.
Scenario patriottico e scenografia militare
Il discorso è stato accompagnato da una messa in scena accuratamente studiata. Elicotteri militari e un bombardiere B-52 hanno sorvolato l’area mentre, al tramonto, i riflettori illuminavano il monumento. Poco prima dell’arrivo del presidente, un temporale con fulmini e grandine ha costretto parte del pubblico a cercare riparo, un evento che non ha però scalfito l’atmosfera da comizio elettorale. La scenografia, con i fuochi d’artificio finali, ha richiamato le più tradizionali celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza.
L’utilizzo di Mount Rushmore come palcoscenico politico non è nuovo. Nel 2020, nel pieno della pandemia da Covid-19 e delle proteste seguite alla morte di George Floyd, Trump aveva già scelto il monumento per lanciare un monito contro un “nuovo fascismo di estrema sinistra”. Se allora il bersaglio era il fascismo, oggi l’amministrazione ha optato per il comunismo, adattando la retorica al contesto politico interno e alla competizione globale.
Le implicazioni politiche e giudiziarie
Il discorso di Mount Rushmore si inserisce in una fase delicata per la presidenza Trump. Le elezioni di midterm, previste per novembre, rappresentano un banco di prova per la sua maggioranza. Il SAVE America Act, che il presidente ha caldeggiato con forza, si scontra con la resistenza democratica in Congresso, ma anche con le perplessità di alcuni repubblicani moderati, preoccupati per l’impatto che restrizioni all’identità degli elettori potrebbero avere sul diritto di voto.
La richiesta di abolire il filibuster, avanzata dal leader della maggioranza al Senato John Thune e ora sostenuta pubblicamente da Trump, rappresenta una sfida diretta alle regole del gioco parlamentare. La procedura, che richiede una maggioranza qualificata di 60 voti su 100 per chiudere la discussione su un provvedimento, è stata storicamente utilizzata dalle minoranze per influenzare la legislazione. La sua eliminazione, auspicata dai settori più radicali del partito, aprirebbe la strada a una maggiore fluidità decisionale ma anche a una potenziale instabilità normativa.
Reazioni e sviluppi futuri
Il discorso di Mount Rushmore ha suscitato immediate reazioni nel campo democratico. Alcuni esponenti hanno definito le parole del presidente “pericolose” e “divisive”, accusandolo di utilizzare il linguaggio della Guerra Fredda per scopi elettorali. L’evocazione del comunismo come nemico interno, un tema che attraversa la storia americana dai tempi del maccartismo, è stata interpretata come un tentativo di delegittimare l’opposizione in vista del voto.
A quattro mesi dalle midterm, la strategia di Trump appare chiara: compattare la base elettorale repubblicana attorno a un messaggio di difesa dell’identità nazionale e di lotta contro un nemico ideologico interno. Mount Rushmore, con la sua carica simbolica, è stato il teatro prescelto per lanciare questo nuovo assalto, che unisce la celebrazione patriottica alla denuncia di una presunta minaccia comunista.
La partita politica si giocherà nelle prossime settimane sui temi caldi dell’immigrazione, della sicurezza e delle libertà civili. La capacità di Trump di trasformare le elezioni in un referendum sulla sua visione dello scontro di civiltà potrebbe determinare l’esito di un voto che si preannuncia come uno dei più combattuti degli ultimi anni.
