Crolla in tribunale il teorema dei Sussex sulla privacy, Harry perde la causa da cinquanta milioni di sterline
A sinistra il principe Harry, duca di Sussex all'ingresso del tribunale
L’Alta Corte di Londra ha respinto integralmente l’azione legale da cinquanta milioni di sterline intentata dal principe Harry, duca di Sussex, e da altre sei personalità di spicco – tra cui la popstar Elton John e l’attrice Elizabeth Hurley – contro la Associated Newspapers Limited, gruppo editoriale del Daily Mail.
Il verdetto, emesso oggi dal giudice Matthew Nicklin al termine di un processo durato undici settimane, stabilisce che le accuse di violazione della privacy e raccolta illecita di informazioni tramite intercettazioni telefoniche non sono state dimostrate. La decisione rappresenta uno spartiacque giurisprudenziale nel Regno Unito, sancendo la prevalenza del diritto di cronaca sulla riservatezza in assenza di prove schiaccianti e chiudendo una stagione di duri contenziosi legati allo scandalo dei media scandalistici.
Il verdetto dei magistrati britannici
La sentenza, strutturata in 436 pagine, rigetta ciascuna delle novantasette accuse mosse dai ricorrenti, tra i quali figurano anche l’attivista Doreen Lawrence, David Furnish, Sadie Frost e l’ex deputato Simon Hughes. Secondo il magistrato, le ricostruzioni si fondavano su deduzioni e sospetti anziché su prove materiali.
“La Corte ha respinto il tentativo di provare le affermazioni per inferenza estensiva laddove sussisteva ancora un percorso di provenienza legale legittimo e realistico, o laddove le prove specifiche relative all’articolo non dimostravano che le informazioni in questione dovessero essere state ottenuto illegalmente”, recita il testo della sintesi. Nicklin ha sottolineato come la gravità delle contestazioni richiedesse elementi evidenti: “Più un’accusa è grave e improbabile, più convincenti devono essere le prove necessarie affinché un tribunale possa considerarla dimostrata”. I giornalisti sono stati quindi pienamente riabilitati.
Le testimonianze dei soggetti coinvolti
Durante il dibattimento, il duca di Sussex è stato il primo a comparire sul banco dei testimoni, offrendo una deposizione incentrata sull’impatto emotivo delle pubblicazioni. Il giudice ha tuttavia rilevato che Harry ha teso a trasformare la testimonianza in una difesa personale delle proprie posizioni, allontanandosi dalla nuda esposizione dei fatti.
Il secondogenito di re Carlo III ha ribadito la convinzione che la copertura mediatica aggressiva abbia reso la vita della moglie Meghan “un vero inferno”, indicando la stampa scandalistica come responsabile delle sofferenze familiari e, storicamente, della morte della madre Diana. Dall’altra parte, la Associated Newspapers Limited ha accolto la decisione come una storica vittoria per la libertà di stampa. L’editore ha sottolineato che ogni articolo derivava da canali legittimi, quali comunicati, documenti pubblici o confidenze di cerchie sociali, definendo le accuse iniziali “scandalose e assurde”.
Le pesanti conseguenze sul piano finanziario
Il gruppo editoriale ha confermato l’intenzione di avviare le procedure per il rimborso delle spese legali complessive, stimate in oltre cinquanta milioni di sterline. “Questa è una magnifica conferma della validità del giornalismo del Daily Mail”, si legge nella nota ufficiale della società.
“Per alcune delle accuse più oltraggiose mosse quando il caso fu avviato con grande clamore mediatico quattro anni fa – installare microspie nelle auto e nelle case delle persone, intercettare le telefonate e accedere illegalmente ai conti bancari – non è mai stata presentata alcuna prova credibile”, prosegue il comunicato, denunciando una campagna finalizzata a silenziare l’informazione autonoma. Per Harry la sconfitta coincide con l’inizio di una visita di che si snoderà su cinque giorni a Londra, segnata da rinnovate tensioni con Buckingham Palace. Il duca, giunto da solo senza la consorte e i figli, partecipa a un incontro a Chatham House per l’evento benefico dei militari feriti.
I nuovi scenari per la Corona
L’arrivo del principe nella capitale è stato accompagnato da polemiche logistiche istituzionali. Lo staff dei Sussex e la comunicazione reale si sono scontrati sul mancato alloggio del principe in una residenza della Corona, rifiutato a causa di una risposta tardiva rispetto ai tempi organizzativi stabiliti dal sovrano.
La vicenda approfondisce il distacco tra Harry e il nucleo familiare, escludendo riavvicinamenti con il padre Carlo III e il fratello William. Questa causa rappresenta il terzo grande scontro giudiziario perso dal principe contro i media del Paese, mentre resta pendente il ricorso riguardante la revoca della scorta armata della polizia britannica, decisa dopo il suo recesso dagli impegni pubblici avvenuto sei anni fa.
