Caccia ai cervelli globali: la Cina accelera per diventare leader in AI e biotecnologie

Il presidente Xi Jinping indica il quinquennio 2026-2030 come snodo decisivo, tra investimenti record e nodi ancora da sciogliere.

Xi Jinping

Xi Jinping

Pechino apre la caccia ai cervelli internazionali. Il presidente Xi Jinping ha chiesto alle istituzioni scientifiche cinesi di cogliere l’attuale fase di mobilità globale dei talenti per reclutare giovani ricercatori e interi gruppi di studio dall’estero, correggendo al tempo stesso le inefficienze che ancora frenano il salto dai laboratori al mercato. L’indicazione, arrivata davanti ai vertici della ricerca nazionale riuniti a Pechino, arriva mentre il confronto tecnologico globale si fa sempre più serrato.

Xi ha individuato nel 15mo piano quinquennale, 2026-2030, la finestra decisiva per consacrare la Cina come potenza scientifica di primo rango. “La forza tecnologica e la capacità di innovazione sono diventate sempre più la competitività fondamentale di un Paese”, ha affermato, legando esplicitamente il futuro economico nazionale al primato nella ricerca.

L’autocritica di Xi sui limiti del sistema

Il leader cinese non ha nascosto le fragilità dell’apparato dell’innovazione. In molti settori, ha ammesso, la capacità di produrre scoperte davvero originali resta debole; la distribuzione dei talenti è squilibrata; l’efficienza della spesa pubblica in ricerca è ancora bassa; persistono ostacoli burocratici che rallentano il progresso. Un’ammissione rara, che tradisce l’urgenza imposta dalla corsa all’intelligenza artificiale, trainata da mole di dati, potenza di calcolo e progressi paralleli in neuroscienze e matematica.

Tra i settori indicati come prioritari figurano intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche e scienze della vita, accanto a comparti industriali strategici come circuiti integrati e manifattura avanzata. Pechino guarda inoltre a tre nuove frontiere: oceani profondi, spazio e sottosuolo terrestre, terreni su cui la competizione con Washington e Bruxelles si va facendo più aspra.

Il nodo irrisolto del trasferimento tecnologico

Xi ha sollecitato una strategia di lungo periodo per le grandi infrastrutture di ricerca, per gli strumenti scientifici avanzati e per la gestione di dati e pubblicazioni accademiche. L’intelligenza artificiale, ha aggiunto, dovrà entrare stabilmente nel metodo scientifico stesso, per velocizzare ipotesi, analisi dei dati e scoperta di nuovi materiali e farmaci.

Resta però aperta una ferita storica per Pechino: la difficoltà di trasformare i risultati della ricerca in prodotti industriali. “Il basso tasso di conversione dei risultati tecnologici è sempre stato un problema rilevante”, ha riconosciuto Xi, invocando un sistema nazionale per il trasferimento tecnologico basato su una rete di centri per la verifica dei concetti e piattaforme sperimentali capaci di accompagnare le invenzioni fino alla soglia della produzione industriale. Xi ha chiesto anche una riforma della gestione finanziaria della ricerca: non basta aumentare i fondi, ha avvertito, serve spenderli meglio.

Sul capitale umano, Xi ha invitato le istituzioni cinesi a intensificare il reclutamento di giovani scienziati e gruppi di ricerca dall’estero. Ha chiesto in parallelo regole etiche più stringenti per intelligenza artificiale e scienze della vita, insieme a sistemi di monitoraggio dei rischi e risposta alle emergenze, per tenere insieme sviluppo tecnologico e sicurezza nazionale.

I premi ai padri delle batterie e dei radar cinesi

La visione strategica è stata presentata durante la cerimonia dei Premi nazionali per la scienza e la tecnologia, nella Grande sala del popolo. Xi ha consegnato personalmente il Premio statale per i risultati scientifici e tecnologici di massimo livello 2025, la più alta onorificenza scientifica della Repubblica popolare, istituita nel 1999 e riservata a non più di due persone l’anno. I due vincitori, Chen Liquan e Ben De, hanno incassato cinque milioni di yuan ciascuno, circa 644mila euro.

Chen Liquan, 86 anni, dell’Accademia cinese di ingegneria e dell’Istituto di fisica dell’Accademia cinese delle scienze, ha sviluppato la prima batteria al litio prodotta in Cina. Laureato in fisica nel 1964, fu ricercatore ospite all’Istituto Max Planck in Germania dal 1976, dove iniziò a studiare le batterie al litio allo stato solido. Tornato in patria, fondò nel 1980 il primo laboratorio cinese di ionica dello stato solido, da cui nacquero la prima batteria cinese al litio allo stato solido, la prima linea pilota per batterie agli ioni di litio e materiali catodici che aiutarono a superare barriere brevettuali internazionali. Chen ha attribuito il successo dell’industria cinese delle batterie all’investimento costante nella ricerca di base e a una strategia nazionale coerente nel tempo.

Ben De, del gruppo statale China Electronics Technology Group Corporation e membro dell’Accademia cinese di ingegneria, è stato premiato per aver fondato le tecnologie radar avanzate del Paese, guidando lo sviluppo dei sistemi di allerta e sorveglianza aerea, marittima, terrestre e spaziale. Formatosi al 14mo Istituto di ricerca di Nanchino, culla dell’industria radar cinese, lavorò sui radar ad antenna a scansione elettronica: nel 1978, dopo otto anni di studi, la Cina divenne il terzo Paese al mondo a padroneggiare questa tecnologia. Guidò poi il progetto del primo radar aerotrasportato cinese a impulsi Doppler, capace di isolare i velivoli in movimento dalle interferenze del terreno, dotando i caccia cinesi di capacità di ingaggio a lunga distanza cruciali per la modernizzazione dell’aviazione militare.

Alla cerimonia sono stati premiati oltre 250 progetti tra chimica, fisica, materiali avanzati, esplorazione mineraria e agricoltura. Tra i riconoscimenti, il secondo premio per le scienze naturali è andato a un progetto guidato dal matematico Wei Dongyi, docente associato dell’Università di Pechino.

Una macchina della ricerca già enorme

L’offensiva annunciata da Xi si innesta su una base scientifica già solida. Nel 2025 la Cina ha investito quasi 3.930 miliardi di yuan, circa 506 miliardi di euro, in ricerca e sviluppo, con una crescita dell’8,1% sull’anno precedente e una spesa pari al 2,8% del Pil. Lo stesso anno Pechino è entrata per la prima volta tra le prime dieci economie del Global Innovation Index, decima in classifica, seconda al mondo per spesa in ricerca e sviluppo e prima per domande di brevetto.

La Cina conta oggi 24 dei cento maggiori poli mondiali dell’innovazione, contro i 22 statunitensi. Un vantaggio numerico che spiega tanto l’ambizione di Pechino quanto l’insistenza di Xi sulla necessità di colmare i vuoti che ancora separano la Cina dal primato assoluto nell’innovazione originale e nella conversione industriale delle scoperte scientifiche.