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PoliticaPrimo Piano

Legge elettorale, Meloni rilancia le preferenze e valuta il passaggio al Senato

Ultimo aggiornamento: 18 Luglio 2026 1:19
Giuseppe Novelli
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Giorgia Meloni ha evitato qualsiasi riferimento al voto segreto che ha accompagnato il primo via libera della Camera alla legge elettorale, scegliendo di intervenire sui social solo sui dati Invalsi. “La notizia più bella di oggi è il calo dell’abbandono scolastico”, ha scritto, senza menzionare il passaggio parlamentare più delicato. La presidente del Consiglio sta misurando l’impatto pubblico della battaglia sulle preferenze, dopo la bocciatura dell’emendamento che aveva difeso personalmente e che due giorni fa l’aveva portata a due interventi consecutivi.

Contents
  • La comunicazione selettiva e il messaggio sulle preferenze
  • Il nodo del Senato e la proposta di La Russa
  • La riflessione sulla coalizione e i rischi di fine legislatura
  • L’iter parlamentare e il calendario di Fratelli d’Italia
  • Scenari e variabili ancora aperte

La comunicazione selettiva e il messaggio sulle preferenze

Il silenzio sul voto finale contrasta con la posizione espressa da Meloni durante la discussione dell’emendamento. “Difendiamo la coerenza di una battaglia storica: i cittadini devono poter scegliere i propri eletti”, aveva ribadito ai suoi. Quel passaggio, spiegano fonti della maggioranza, è considerato più spendibile sul piano del consenso rispetto all’impianto generale della legge elettorale, percepito come distante dai problemi quotidiani. La presidente del Consiglio punta a valorizzare il tema della scelta diretta, pur sapendo che il testo bocciato prevedeva comunque il capolista bloccato.

https://www.ilfogliettone.it/wp-content/uploads/2026/07/L-elettorale-via-libera-Camera-con-voto-segreto-a-riforma-Meloni_20260716_video_12063437.mp4

Il nodo del Senato e la proposta di La Russa

La prossima decisione riguarda Palazzo Madama. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha suggerito di ripresentare la modifica sulle preferenze, sfruttando l’assenza di scrutinio segreto. La strada presenta però diverse incognite: le perplessità degli alleati, il rischio di un ritorno alla Camera e la possibilità che nemmeno un’eventuale fiducia metta al riparo dal voto finale segreto. Prima di aprire un nuovo fronte interno, Meloni vuole capire quanto il messaggio sia stato recepito. “Ho difeso le preferenze a spada tratta”, ha spiegato ai suoi, “ora vediamo quanto è passato fuori dal Palazzo”.

https://www.ilfogliettone.it/wp-content/uploads/2026/07/L-elettorale-La-Russa-voto-alla-Camera-puo-essere-modificato-al-Senato_20260715_video_13105383.mp4

La riflessione sulla coalizione e i rischi di fine legislatura

Dopo lo scivolone dell’emendamento, Meloni ha annunciato una “riflessione” sulla coalizione. Ai dirigenti di FdI ha chiarito di non voler “tirare a campare”, ma la valutazione riguarda il prosieguo della legislatura: i prossimi mesi conducono direttamente alle elezioni e diventano utili solo se la maggioranza non mostra segni di logoramento quotidiano. Per ora la linea è quella di proseguire senza scosse, almeno fino alle celebrazioni per il governo più longevo che il partito sta organizzando per il 4 e 5 settembre in una città del Sud.

L’iter parlamentare e il calendario di Fratelli d’Italia

Nel partito si lavora già ai tempi del nuovo passaggio parlamentare. L’obiettivo è incardinare subito il testo e chiudere in commissione prima della pausa estiva, nonostante l’ingombro del decreto su giustizia, immigrazione e asilo. L’aula potrebbe occuparsi del provvedimento a settembre. Mantenere la stessa versione approvata alla Camera renderebbe più difficile per gli alleati sollevare nuove obiezioni, ma un chiarimento politico sarà inevitabile: non tanto sulla legge elettorale, quanto sulla gestione della fase finale della legislatura.

Scenari e variabili ancora aperte

La scelta tra election day e scadenza naturale resta sul tavolo, mentre viene esclusa l’ipotesi di voto anticipato a marzo o aprile. “Non è un’opzione”, ha precisato Meloni. Tutto dipenderà dagli equilibri interni e dall’assenza di nuovi incidenti parlamentari. La battaglia sulle preferenze, pur ridimensionata dal voto di Montecitorio, continua a essere il terreno su cui la presidente del Consiglio vuole misurare la tenuta della coalizione e la capacità di trasformare un tema tecnico in un messaggio politico riconoscibile.

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