Meloni rilancia le preferenze nella legge elettorale, il Senato deciderà a settembre
La modifica bocciata alla Camera torna a Palazzo Madama con il sostegno di Lega e Noi Moderati. Forza Italia chiede un confronto sul testo prima del voto.
Giorgia Meloni (foto governo.it)
La legge elettorale approderà al Senato con un nuovo tentativo di introdurre le preferenze. Giorgia Meloni ha confermato che la maggioranza ripresenterà la modifica bocciata alla Camera con voto segreto: tre preferenze espresse dagli elettori tra sei candidati, con capilista bloccati e rispetto della rappresentanza di genere.
La premier, in un’intervista al “Giornale”, ha difeso l’impianto della riforma sostenendo che il nuovo sistema deve “assicurare governabilità e stabilità e permettere a chi vince le elezioni di governare senza inciuci o maggioranze arcobaleno”. Sulle preferenze, ha ribadito di non aver cambiato posizione.
La proposta arriverà quindi a Palazzo Madama in una fase parlamentare considerata decisiva. Il calendario sarà definito a settembre, ma la maggioranza punta a concludere il percorso entro l’inizio dell’autunno, prima dell’esame della legge di bilancio.
Gli alleati preparano l’emendamento
A indicare per primo la strada è stato Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, che dopo il vertice di Palazzo Chigi con Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini ha annunciato la ripresentazione della modifica.
“Noi Moderati al Senato ripresenterà un emendamento sulle preferenze, per ridare la possibilità ai cittadini di scegliere il proprio parlamentare e garantire la parità di genere”, ha dichiarato Lupi.
La Lega ha già dato disponibilità. “Alla Lega vanno bene sia le preferenze che il premio di maggioranza”, ha spiegato Matteo Salvini a SkyTg24, confermando l’apertura del partito alla soluzione proposta dalla premier.
Più prudente la posizione di Forza Italia. Antonio Tajani ha ricordato che il tema delle preferenze ha prodotto discussioni interne in tutti i partiti e ha rinviato ogni valutazione al momento della presentazione del testo.
“A noi la legge va bene così com’è. Poi vedremo se ci saranno delle proposte degli alleati, le esamineremo come abbiamo fatto l’altra volta. Non si può dare un giudizio prima che venga presentata una proposta”, ha precisato il segretario azzurro.
Il nodo dei tempi parlamentari
Forza Italia ha affidato il dossier al senatore piemontese Roberto Rosso, incaricato di seguire la riforma in Commissione Affari Costituzionali. La linea indicata è quella della prudenza.
“È giusto non correre. Le vere decisioni saranno prese a settembre”, ha spiegato Rosso, escludendo però strategie dilatorie. Se il Senato dovesse modificare il testo, sarà necessaria una terza lettura alla Camera.
La previsione della maggioranza è di chiudere il passaggio a Palazzo Madama tra fine settembre e inizio ottobre, così da consentire il ritorno del provvedimento alla Camera in tempo utile.
Tra le possibili modifiche non ci sono soltanto le preferenze. Nel confronto parlamentare potrebbe entrare anche la norma che esclude i voti ottenuti dalle liste più piccole dal calcolo della cifra elettorale nazionale della coalizione.
Le cautele della maggioranza
Il confronto interno resta monitorato da Fratelli d’Italia. Il rischio individuato dal partito della premier non riguarda tanto il voto contrario, considerando che al Senato lo scrutinio sarà palese, quanto eventuali assenze strategiche durante le votazioni.
Per questo motivo la maggioranza valuta di presentare l’emendamento già in Commissione Affari Costituzionali, dove il centrodestra dispone di 12 senatori contro gli 8 dell’opposizione. Una fase considerata più controllabile rispetto all’Aula.
Nel gruppo della Lega prevale comunque la convinzione che il passaggio a Palazzo Madama non riserverà sorprese. Un esponente del partito ha spiegato che la maggioranza arriverà a una posizione comune e che, in assenza del voto segreto, il sostegno all’emendamento sarà compatto.
“Se Meloni insiste sulle preferenze cosa fai? Se presentano l’emendamento lo firmeremo tutti. Lo voteranno tutti. Non lo faremo presentare solo a loro, così poi il merito se lo prendono tutto loro”, ha osservato.
L’opposizione punta sui tempi
La minoranza prepara una battaglia soprattutto sul calendario dei lavori. L’obiettivo è evitare che il termine per la presentazione degli emendamenti venga fissato prima della conclusione delle 26 audizioni previste nella prossima settimana.
L’opposizione contesta l’ipotesi di una scadenza già il 6 o 7 agosto, prima della sospensione estiva dei lavori parlamentari, e punta anche su eventuali dubbi interni a Forza Italia per rallentare l’iter.
Il confronto ripartirà quindi a settembre con due questioni aperte: il contenuto definitivo delle modifiche e la capacità della maggioranza di mantenere una linea comune fino all’approvazione finale.
