Il Tribunale di Sorveglianza respinge l’istanza e dispone la permanenza in carcere per Mario Roggero
I magistrati trasmettono la documentazione alla Cassazione mentre la Procura di Milano invita le forze politiche alla calma sulle riforme istituzionali in materia di legittima difesa.
Mario Roggero
Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha dichiarato inammissibile l’istanza di differimento della pena presentata il 21 luglio da Mario Roggero, il gioielliere di 72 anni recluso nel carcere di Bollate dal 17 luglio per l’omicidio di due rapinatori e il ferimento di un terzo nel Cuneese nel 2021.
La decisione dei magistrati milanesi conferma la permanenza della misura cautelare in carcere per il commerciante, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione. La difesa aveva richiesto la sospensione della pena in attesa che si completi l’iter relativo alla domanda di grazia. Nell’ordinanza si precisa come il differimento sia un istituto giuridico applicabile esclusivamente nelle fasi in cui l’esecuzione della sanzione penale non abbia ancora avuto effettivo inizio.
Contrasti procedurali e intervento della Cassazione
I giudici del capoluogo lombardo hanno inoltre sollevato un conflitto di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione per definire quale organo giudiziario debba pronunciarsi sui ricorsi presentati dai legali dell’imputato. L’istanza originaria era stata inoltrata al Tribunale e all’Ufficio di sorveglianza di Torino, che il 20 luglio avevano trasmesso gli atti a Milano per competenza territoriale e funzionale.
Il provvedimento del Tribunale di Milano ha contestualmente sancito l’incompetenza del proprio magistrato di sorveglianza a provvedere sull’istanza di differimento dell’esecuzione, riattribuendo la titolarità del fascicolo all’Ufficio di sorveglianza di Torino. Restano non noti i dettagli sui tempi operativi con cui la Suprema Corte dirimerà il vizio procedurale emerso nei passaggi tra le due sedi giudiziarie.
Il monito della Procura sui toni del dibattito
Sulle ricadute mediatiche e istituzionali della vicenda è intervenuto il procuratore capo di Milano, Marcello Viola, chiedendo di interrompere le speculazioni sul lavoro dei magistrati: “Io credo che bisogna abbassare i toni, da parte di tutti, e lasciare alla magistratura il modo e il tempo di fare il suo lavoro”.
Il procuratore ha evidenziato l’esigenza di analizzare gli atti procedurali prima di sollevare contestazioni pubbliche verso i giudici: “Bisogna provare a valutare dopo avere letto bene le motivazioni dei provvedimenti, ma soprattutto rassenerare il clima e tornare a un rapporto istituzionale che consenta anche di evitare eccessi come quelli che si sono visti in questi giorni”.
I limiti normativi e la riforma della legittima difesa
La vicenda di Grinzane Cavour ha riaperto il confronto politico sulla revisione degli articoli del Codice penale relativi alla tutela del patrimonio e all’incolumità personale. L’iter di riforma della legittima difesa, tornato al centro della discussione parlamentare, vede la magistratura vincolata al rispetto dell’attuale perimetro legislativo.
Il procuratore Viola ha chiarito la netta separazione tra la funzione legislativa e il ruolo dell’organo giudicante: “Io dico che il Parlamento, il legislatore, deve fare il suo compito, deve valutare tranquillamente quello che c’è da fare e lo stesso deve fare la magistratura, applicando la norma per quella che è, e la norma adesso è così congegnata. Quando il Parlamento dovesse modificarla, ne prenderemo atto e credo che tutti ragioneremo in maniera diversa”.
