Nuovo regolamento sugli appalti, Bruxelles apre alla negoziazione e rafforza i criteri qualitativi

La proposta sarà ora esaminata dai colegislatori europei e prevede restrizioni per operatori di Paesi terzi privi di adeguata reciprocità di mercato.

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La Commissione europea ha presentato oggi a Bruxelles la proposta di regolamento che riforma gli appalti pubblici nell’Unione e stima 649 milioni di euro di risparmi amministrativi ogni anno. Di questi, 80 milioni riguarderebbero le stazioni appaltanti pubbliche e 570 milioni gli operatori economici. Il testo accorpa in un unico regolamento direttamente applicabile le tre direttive oggi in vigore e riduce da cinque a tre le procedure disponibili.

La riforma interviene su un settore che, secondo la Commissione, rappresenta circa il 15% del Pil dell’Unione europea. L’obiettivo dichiarato è ridurre gli adempimenti e rendere più omogeneo il sistema delle gare, soprattutto per le imprese che partecipano a procedure in più Stati membri.

Meno procedure e più flessibilità nelle gare

Il nuovo impianto riduce da cinque a tre le procedure disponibili per le stazioni appaltanti e amplia i margini di flessibilità nella gestione delle gare. In particolare, le amministrazioni potranno negoziare con i candidati durante le procedure in un quadro più uniforme rispetto a quello attuale.

La proposta introduce inoltre una procedura specifica per l’acquisizione di soluzioni innovative non ancora disponibili sul mercato. È uno degli elementi con cui Bruxelles intende adattare le regole degli appalti a settori nei quali l’offerta tecnologica cambia rapidamente e il prodotto richiesto non esiste ancora in una forma commerciale standard.

La Commissione collega così la semplificazione amministrativa alla capacità delle amministrazioni pubbliche di acquistare innovazione, senza limitarsi alla riduzione degli obblighi documentali.

Una piattaforma digitale per gli acquisti pubblici

Un altro pilastro della proposta è la creazione di un mercato digitale unico degli appalti, fondato sull’interconnessione delle piattaforme nazionali di eProcurement. Il sistema dovrebbe rendere più semplice per le imprese individuare e affrontare gare in diversi Paesi dell’Unione.

Al centro c’è il principio “once-only”: un’impresa non dovrebbe essere costretta a presentare più volte gli stessi documenti per partecipare a procedure di gara in Stati membri differenti. L’interoperabilità tra i sistemi nazionali dovrebbe quindi ridurre uno degli ostacoli amministrativi alla partecipazione transfrontaliera.

La misura assume rilievo soprattutto per le piccole e medie imprese, per le quali il costo della gestione documentale può rappresentare un limite alla partecipazione a gare fuori dal proprio mercato nazionale.

Il prezzo non sarà più l’unico criterio

La proposta modifica anche il modo in cui le amministrazioni dovranno valutare le offerte. Il miglior rapporto qualità-prezzo diventa il metodo standard di aggiudicazione e i criteri qualitativi dovranno pesare almeno per il 30% del punteggio.

Per i contratti ad alta intensità di manodopera la soglia sale al 50%, salvo una deroga che dovrà essere motivata. La scelta sposta quindi il baricentro dalla sola convenienza economica alla valutazione complessiva dell’offerta, includendo elementi qualitativi con un peso minimo predeterminato.

La Commissione punta in questo modo a evitare che il prezzo rappresenti automaticamente il criterio dominante nelle gare, soprattutto nei settori nei quali il costo del lavoro incide in misura rilevante sulla prestazione richiesta.

La sicurezza entra nelle gare pubbliche

La riforma attribuisce agli appalti anche una funzione di politica economica e di sicurezza. La Commissione propone infatti di consentire, e in alcuni casi di imporre, alle stazioni appaltanti la valutazione di fattori come sicurezza, cybersicurezza e rischi di influenza indebita da parte di Paesi terzi.

La componente geopolitica della riforma segue le raccomandazioni contenute nel rapporto Draghi e riflette la crescente attenzione dell’Ue alla dipendenza da fornitori esterni in settori considerati strategici.

Il nuovo quadro introduce inoltre una forma di “preferenza europea”. La Commissione potrebbe limitare l’accesso agli appalti pubblici per gli operatori provenienti da Paesi che non garantiscono reciprocità nell’accesso ai rispettivi mercati.

La misura collega dunque le regole sulle gare alla politica commerciale europea: l’apertura del mercato degli appalti resta il principio di riferimento, ma può essere condizionata dal trattamento riservato alle imprese europee nei Paesi terzi.

Ora il negoziato tra Parlamento e Consiglio

La proposta non modifica ancora le regole applicabili: il testo dovrà essere esaminato e negoziato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Ue prima dell’adozione.

Il passaggio legislativo definirà quindi il contenuto finale del regolamento, compresi gli strumenti di flessibilità, i criteri qualitativi, il funzionamento del mercato digitale e le condizioni per applicare le misure legate alla sicurezza e alla reciprocità internazionale.

L’obiettivo indicato dalla Commissione è costruire un quadro normativo più semplice e direttamente applicabile, riducendo gli oneri per amministrazioni e imprese e rendendo più uniforme il mercato europeo degli appalti.