Gianni Infantino cerca la sponda di Donald Trump per salvare la presidenza della Fifa

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Gianni Infantino

Gianni Infantino cerca la sponda di Donald Trump. Il numero uno della Fifa messo alle strette ed emarginato dal calcio europeo sollecita l’intervento diretto della Casa Bianca per scampare alla sfiducia, travolto dal fallimento della privatizzazione dei Mondiali e dal fronte comune aperto da Uefa e governi continentali. Il dirigente italo-svizzero, isolato dopo il crollo della trattativa per cedere a fondi d’investimento privati quote dei diritti commerciali della Coppa del Mondo per nazionali e per club, cerca coperture politiche a Washington per blindare la propria riconferma al congresso elettivo del 2027.

Trattative diplomatiche e smentite ufficiali

La mossa del numero uno di Zurigo passa attraverso contatti diretti con i vertici dell’amministrazione americana. Secondo indiscrezioni della stampa statunitense, Infantino ha cercato un colloquio riservato con il segretario di Stato Marco Rubio per garantire la tenuta della propria posizione istituzionale. La ricostruzione trova sponda in ambienti vicini alla Casa Bianca: “Gianni ci ha aiutato molto a realizzare il miglior Mondiale di sempre”, ha dichiarato un alto funzionario dell’amministrazione a Washington. “Al presidente Trump piace molto e sono sicuro che farà tutto il possibile per aiutarlo. È una persona leale”.

La diplomazia statunitense e gli organi federali tentano tuttavia di smorzare il caso. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Dylan Johnson, ha respinto le ricostruzioni giornalistiche con una nota formale, mentre fonti interne alla Fifa smentiscono la programmazione di colloqui diretti tra la presidenza e i membri del gabinetto americano. La ricerca di un riparo oltreoceano risponde però alla perdita strategica di consenso sul continente europeo, dove le istituzioni sportive e i governi nazionali hanno formato un fronte unico contro la governance zurighese.

L’asse tra Macron e Ceferin

Sul fronte politico continentale, il presidente francese Emmanuel Macron è sceso direttamente in campo a sostegno dell’Uefa. Il capo dell’Eliseo ha stretto un’intesa strategica con il presidente della confederazione europea Aleksander Ceferin, contattando personalmente Infantino per ribadire la necessità di preservare l’unità del modello sportivo ed evitare fratture irreversibili tra i continenti. Parigi garantisce il proprio peso politico alla linea dura dell’Uefa, determinata a sbarrare la strada alla rielezione di Infantino al congresso del marzo 2027.

Lo strappo delle federazioni britanniche

L’opposizione europea ha già prodotto le prime rotture formali sul piano istituzionale. La Football Association of Wales ha ufficializzato il ritiro del proprio sostegno alla ricandidatura di Infantino per il quadriennio 2027-2031: “La decisione deriva dai recenti fallimenti in materia di leadership, valori e gestione dei rapporti con gli investitori”, si legge nel comunicato diffuso dalla federazione gallese. All’iniziativa si accoda la Football Association inglese, pronta a formalizzare la sfiducia in polemica con la gestione delle strutture commerciali destinate a governare i ricavi dei tornei iridati.

Diffide legali e opzioni alternative

L’escalation ha assunto anche un profilo giudiziario. L’Uefa ha formalizzato una lettera d’intento riservata alla Fifa, preannunciando azioni legali e imponendo la conservazione immediata di tutti i supporti informatici e la corrispondenza relativi alla trattativa commerciali con i privati. La richiesta punta a cristallizzare e-mail, verbali, messaggi istantanei e documentazione interna per evitare la distruzione di prove sulla gestione del progetto naufragato.

Con l’apertura della crisi di consenso, il quadro politico internazionale valuta già i profili per la successione. Tra i candidati ipotizzati emerge Victor Montagliani, presidente della Concacaf, la confederazione del Nord e Centro America. Il dirigente canadese ha richiesto un’ampia riflessione sulla leadership attuale, forte del credito accumulato nella gestione organizzativa del Mondiale tripartito tra Stati Uniti, Canada e Messico. Contestualmente, la dirigenza uscente cerca di consolidare il proprio bacino elettorale nell’area mediorientale e nordafricana, facendo leva sulle relazioni con Qatar, Libano e Marocco per bilanciare l’isolamento europeo.