Altra tegola su Report, Ranucci e i finanziamenti di “Food for Profit”: scatta la verifica Rai

Sigfrido Ranucci

Sigfrido Ranucci

Altra tegola si abbatte su Report. La Commissione per il Codice Etico della Rai torna a esaminare “Food for Profit”, il documentario di Giulia Innocenzi trasmesso da Report il 5 maggio 2024 e dedicato agli allevamenti intensivi e alla filiera della carne. Al centro delle verifiche ci sono i finanziamenti privati utilizzati per realizzare l’inchiesta, poi acquistata dalla Rai, e i possibili collegamenti con imprenditori attivi nel settore delle proteine alternative e del veganismo.

Il caso, rilanciato da Il Giornale, non nasce però con le nuove polemiche. Già all’epoca della trasmissione alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia avevano presentato interrogazioni alla Commissione parlamentare per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, contestando l’assenza di un contraddittorio nelle critiche rivolte al sistema degli allevamenti italiano e alla filiera agroalimentare del Made in Italy.

Tra i sostenitori indicati per la realizzazione del documentario figurano diverse Ong e due imprenditori citati nel materiale: Sebastiano Cossia Castiglioni, attivo nel settore delle proteine alternative, e l’olandese Michiel Van Deursen, che avrebbe contribuito con 5 mila euro. Il punto che la Commissione deve chiarire non è però l’orientamento personale dei finanziatori, ma l’eventuale esistenza di un rapporto tra gli interessi economici dei sostenitori e i contenuti dell’inchiesta trasmessa dal servizio pubblico.

Il nodo dei finanziamenti privati

Il documentario proponeva, tra le altre soluzioni, una riduzione progressiva dei finanziamenti pubblici destinati al sistema zootecnico e indicava anche il consumo di prodotti alternativi, compresi alimenti a base di insetti e carne coltivata. Sul tema della carne sintetica, il governo italiano era intervenuto il 16 novembre 2023 con una legge che vietava produzione, importazione e commercializzazione dei prodotti ottenuti da colture cellulari.

È proprio la sovrapposizione tra il contenuto dell’inchiesta, la provenienza di una parte dei finanziamenti e gli interessi professionali di alcuni sostenitori ad aver portato la Commissione per il Codice Etico a valutare la vicenda. L’eventuale audit interno resta inoltre subordinato, secondo il materiale fornito, al via libera della Procura di Roma.

Innocenzi ha respinto le contestazioni. Dopo l’articolo del quotidiano diretto da Tommaso Cerno, la giornalista ha scritto sui propri canali social che “Food for Profit” non ha ricevuto soldi pubblici e che aveva raccolto personalmente i 350 mila euro necessari alla realizzazione del documentario.

La raccolta fondi e le altre iniziative

Il nuovo elemento riguarda le attività di finanziamento che risultano collegate a “Food for Profit”. Secondo quanto riportato da Il Giornale nell’edizione odierna, Innocenzi risulterebbe titolare di una raccolta sulla piattaforma GoFundMe che avrebbe superato i 78 mila euro. La campagna viene presentata come destinata alla realizzazione di inchieste sugli allevamenti e sui macelli italiani.

Sul sito di “Food for Profit” sarebbero inoltre indicati diversi strumenti per sostenere le attività: il 5×1000, le donazioni attraverso GoFundMe e l’acquisto di una maglietta del progetto, venduta a 25 euro. Il materiale cita anche un negozio online collegato alla vendita di altri gadget.

La questione che ora si pone riguarda soprattutto la destinazione e la separazione delle risorse. Nell’aggiornamento della raccolta fondi del 23 giugno 2025, secondo quanto riportato nel testo, Innocenzi avrebbe collegato il sostegno ricevuto alla realizzazione di inchieste sugli allevamenti e sui macelli e avrebbe citato anche servizi trasmessi da Report. Resta quindi da chiarire, sulla base delle verifiche che eventualmente saranno svolte, se e in quale misura quelle raccolte siano collegate alla produzione giornalistica della trasmissione Rai.

Il punto è rilevante perché “Food for Profit” è stato successivamente acquistato dalla Rai per la messa in onda. Secondo il materiale fornito, la decisione sull’acquisto è stata assunta autonomamente da Report, nell’ambito dell’autonomia editoriale delle singole redazioni, che devono comunque rispettare il Codice Etico e il contratto di servizio.

Le regole del servizio pubblico

Il Codice Etico Rai richiama, tra i principi dell’informazione del servizio pubblico, trasparenza, indipendenza, obiettività, completezza, chiarezza, correttezza e tempestività. È su questo terreno che si concentra il problema: non basta stabilire se il documentario abbia ricevuto o meno finanziamenti pubblici, perché la questione riguarda anche la trasparenza delle fonti private e l’eventuale compatibilità tra i loro interessi e l’attività giornalistica successivamente portata sugli schermi Rai.

A questo si aggiunge la posizione attuale di Innocenzi all’interno della redazione di Report, dove lavora come inviata. La sovrapposizione tra attività di raccolta fondi, produzione di inchieste e successiva trasmissione di contenuti sulla Rai costituisce dunque uno degli aspetti che, secondo il materiale, dovranno essere chiariti.

Non è invece ancora possibile stabilire, sulla base degli elementi disponibili, che le raccolte fondi siano confluite direttamente nel bilancio o nelle attività di Report. È proprio questo uno dei punti per i quali vengono richieste verifiche.

Sul caso è intervenuto Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia e componente della Vigilanza Rai, che ha annunciato un’interrogazione all’azienda e una segnalazione alla Guardia di Finanza. Gasparri chiede che venga verificata la correttezza delle modalità di finanziamento e dei rapporti tra le iniziative di “Food for Profit” e la trasmissione di Ranucci.

“Ma chiedo alla Rai, anche con una interrogazione: è vero tutto questo? Chiedo all’azienda che venga fatta immediata chiarezza sulla vicenda”, ha dichiarato Gasparri, aggiungendo che intende rivolgersi anche alla Guardia di Finanza per verificare il rispetto dei criteri previsti dalla legge.

La richiesta apre quindi un doppio livello di verifica: quello interno alla Rai, affidato agli organismi competenti sul rispetto del Codice Etico, e quello eventualmente esterno, qualora la segnalazione alla Guardia di Finanza dia seguito agli accertamenti richiesti.

Un’altra questione aperta dentro Report

Sul fronte interno alla trasmissione, i giornalisti Giorgio Mottola e Giulio Valesini starebbero sottoponendo alla redazione un documento relativo alla gestione delle prossime inchieste, con l’indicazione che ogni decisione dovrà passare da loro.

È un tema distinto rispetto alla vicenda dei finanziamenti di “Food for Profit”, ma contribuisce a riportare l’attenzione sulle regole interne alla trasmissione di Ranucci e sul rapporto tra autonomia editoriale, organizzazione della redazione e responsabilità del servizio pubblico.

La domanda centrale resta dunque quella sulla trasparenza: quali informazioni conosceva Report al momento dell’acquisto del documentario, quali erano state rese disponibili al pubblico e quali rapporti esistessero tra le attività di raccolta fondi di “Food for Profit” e le inchieste successivamente trasmesse dalla Rai.

Saranno le verifiche della Commissione per il Codice Etico e, se vi sarà seguito, gli eventuali accertamenti esterni a stabilire se si sia trattato soltanto di un finanziamento indipendente di un prodotto giornalistico oppure se siano emersi elementi incompatibili con i principi che regolano l’informazione del servizio pubblico.