Pakistan, Arabia Saudita e Turchia firmano un patto di difesa: “Un attacco a uno sarà un attacco a tutti”
La firma arriva mentre Riad riconsidera le garanzie offerte da Washington e i conflitti mediorientali aumentano i rischi per sicurezza, economia ed esportazioni energetiche.
Recep Tayyip Erdogan, Mohammed bin Salman, e Shehbaz Sharif
L’intesa è stata siglata alla Mecca da Mohammed bin Salman, Recep Tayyip Erdogan e Shehbaz Sharif. Il patto punta a rafforzare la deterrenza regionale mentre crescono le tensioni con Israele e Iran e aumentano i dubbi sull’efficacia della protezione americana.
Pakistan, Arabia Saudita e Turchia hanno firmato alla Mecca un accordo di difesa congiunta che impegna i tre Paesi a considerare un’aggressione armata contro uno di loro come un attacco all’intero gruppo. L’intesa, sottoscritta dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dal premier pachistano Shehbaz Sharif, nasce in una fase di forte instabilità mediorientale e segnala la volontà delle tre potenze musulmane di rafforzare autonomamente la propria sicurezza.
Una deterrenza ancora da definire
Il documento punta a costruire una forma di deterrenza collettiva contro eventuali aggressioni esterne, ma non chiarisce quali obblighi militari concreti ricadrebbero sui tre firmatari in caso di attacco. Non sono stati resi noti, infatti, dettagli sulle modalità con cui ciascun Paese dovrebbe intervenire a sostegno degli altri.
È questa la principale incognita dell’accordo: la formula politica è netta, ma resta da capire quale sia la sua effettiva portata operativa. Il testo, almeno sulla base delle dichiarazioni diffuse dopo la firma, non stabilisce una procedura automatica per una risposta militare comune.
Il valore politico del vertice, tuttavia, è difficile da ignorare. I tre Paesi rappresentano una combinazione di capacità militari, peso energetico e influenza diplomatica che può modificare gli equilibri regionali.
“Tre degli Stati più influenti del mondo musulmano si riuniscono in un momento di forte incertezza, a dimostrazione di una crescente volontà tra le potenze regionali e di medio livello di coordinarsi più strettamente in materia di sicurezza”, ha osservato Abdulaziz Sager, presidente del Gulf Research Center, citato da Reuters.
Tre Paesi con capacità diverse
La forza dell’intesa deriva anche dalla complementarità dei tre protagonisti. La Turchia dispone del secondo esercito più grande della Nato; l’Arabia Saudita è uno dei principali esportatori mondiali di petrolio e ospita i luoghi più sacri dell’Islam; il Pakistan è l’unico Stato musulmano dotato di armi nucleari.
Secondo Sager, il nuovo accordo potrebbe accrescere il peso diplomatico e militare dei tre Paesi e favorire la nascita di un’architettura di sicurezza più orientata alla dimensione regionale. Non si tratta quindi soltanto di un’intesa militare, ma di un possibile passo verso una maggiore autonomia strategica delle potenze musulmane coinvolte.
La scelta arriva mentre Turchia e Pakistan, pur trovandosi ai margini geografici del Medio Oriente, cercano di evitare che i conflitti regionali producano conseguenze dirette sulla propria sicurezza e sulle rispettive economie. Per Riad il problema è ancora più rilevante: tre anni di guerre in Medio Oriente hanno messo sotto pressione le esportazioni petrolifere e i grandi programmi di sviluppo del regno, alimentando interrogativi sulla capacità degli Stati Uniti di garantire la protezione che per decenni ha costituito il pilastro della sicurezza saudita.
Teheran attacca la scelta saudita
La reazione più netta è arrivata dall’Iran. Ebrahim Rezaei, parlamentare e membro della Commissione per la Sicurezza nazionale e la Politica estera iraniana, ha contestato l’efficacia dell’intesa e messo in discussione la strategia saudita.
“I sauditi dovrebbero sapere che un accordo di carta con la Turchia e il Pakistan non garantirà loro la sicurezza, così come anni di sfruttamento unilaterale degli americani non l’hanno garantita”, ha scritto su X, invitando Riad a modificare le proprie politiche di sicurezza.
Da Israele, invece, non sono arrivati finora commenti sull’accordo. Il silenzio israeliano lascia aperta la valutazione sulle possibili conseguenze dell’intesa in un quadro regionale nel quale i rapporti tra Israele, Iran e le monarchie del Golfo restano uno dei principali fattori di instabilità.
Un patto costruito su legami già esistenti
L’intesa della Mecca non nasce comunque da una collaborazione improvvisata. I rapporti militari tra Pakistan e Arabia Saudita sono consolidati da decenni: Islamabad fornisce addestramento e assistenza tecnica alle forze saudite. Anche la relazione tra Turchia e Pakistan si è sviluppata sul piano militare, con scambi di navi da guerra e aerei da addestramento.
Riad è inoltre un importante acquirente di droni turchi. Il Pakistan ha già schierato nel regno saudita circa 8.000 soldati, oltre ad aerei da combattimento, droni e sistemi di difesa aerea. Parallelamente, Islamabad ha avviato negoziati con il Kuwait per fornire sicurezza in cambio di cooperazione energetica e investimenti.
Il nuovo accordo formalizza dunque una rete di rapporti che esisteva già sul terreno militare e strategico. La novità è la dichiarazione politica di solidarietà difensiva tra i tre Paesi: un passaggio che può aumentare il costo di eventuali pressioni esterne, ma la cui reale efficacia dipenderà dagli impegni operativi che i firmatari saranno disposti ad assumere.
