Israele, le primarie del Likud scuotono Netanyahu: cinque ministri rischiano il posto
Lo spoglio di 401 seggi su 501 premia il ministro dell’Energia davanti ad Amir Ohana e Yariv Levin. Con il 53,5% di affluenza, diversi esponenti dell’attuale governo resterebbero fuori dalla prossima Knesset.
Benjamin Netanyahu
Eli Cohen si appresta a conquistare il primo posto nelle primarie del Likud in Israele. Lo spoglio di 401 seggi sui 501 complessivi indica il ministro dell’Energia davanti al presidente della Knesset Amir Ohana, al ministro della Giustizia Yariv Levin, alla ministra dei Trasporti Miri Regev e al capogruppo della coalizione Ofir Katz. Il risultato provvisorio mette inoltre a rischio la presenza di almeno cinque ministri dell’attuale governo nella prossima Knesset.
Una graduatoria che pesa sulla Knesset
Se l’ordine attuale sarà confermato, Ze’ev Elkin, Gila Gamliel, May Golan, Idit Silman e Avi Dichter resteranno fuori dai posti considerati utili per la corsa parlamentare. La stessa sorte, secondo i risultati provvisori, toccherebbe agli attuali deputati del Likud Hanoch Milwidsky, Keti Shitrit, Ariel Kallner, Amit Halevi, Avichai Boaron e Nissim Vaturi.
La partita dipende dalla posizione raggiunta nella lista interna. Il Likud di Netanyahu si è attestato intorno al 20 per cento nei sondaggi e, sulla base di questo dato, circa un terzo dei primi 30 posti della lista avrebbe concrete possibilità di tradursi in un seggio alla Knesset. Per chi non entra nei primi 16, dunque, le prospettive di elezione diventano più difficili.
Il voto dopo undici ore
I seggi per le primarie si sono chiusi dopo undici ore di votazioni. Ha partecipato il 53,5 per cento dei circa 140 mila iscritti al Likud, secondo quanto riferito da un portavoce del partito.
La partecipazione è risultata inferiore a quella registrata nelle precedenti primarie del 2022, quando aveva votato quasi il 58 per cento degli iscritti. Il calo dell’affluenza accompagna così una consultazione destinata a definire non soltanto l’ordine dei candidati, ma anche gli equilibri interni del principale partito della coalizione guidata da Netanyahu.
Il ruolo di Netanyahu nella lista
Il Likud è tra i pochi partiti israeliani a stabilire attraverso primarie la propria lista elettorale. Il meccanismo è stato a lungo presentato dal partito come una forma di democrazia interna. Quest’anno, però, le regole sono cambiate e il numero dei posti disponibili è stato ridotto.
A Netanyahu è stata attribuita la possibilità di scegliere personalmente otto candidati tra i primi 30 della lista. Un ulteriore posto riservato è stato assegnato al ministro della Difesa Israel Katz. Il risultato delle primarie va quindi letto insieme a queste prerogative del premier, che incidono sulla composizione finale della lista.
Gli equilibri nel partito
La graduatoria provvisoria conferma Cohen in testa e colloca nelle prime posizioni alcuni dei principali esponenti dell’area di governo. Ma il dato più rilevante riguarda gli esclusi provvisori: ministri e deputati che, pur appartenendo all’attuale maggioranza, rischiano di non trovare una posizione sufficiente per assicurarsi un seggio nella prossima legislatura.
Il risultato definitivo dipenderà dallo scrutinio dei 100 seggi ancora mancanti. Solo al termine dello spoglio sarà possibile stabilire la composizione della graduatoria e verificare quanti degli attuali ministri e deputati del Likud saranno effettivamente esclusi dalla corsa parlamentare.
