Ex Ilva, Palazzo Chigi convoca i sindacati mentre pende il ricorso contro lo stop dell’area a caldo

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La Corte d’Appello di Milano ha fissato per il 9 settembre l’udienza che deciderà se sospendere il decreto che impone lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto dal 26 ottobre. Il giorno prima, l’8 settembre, Palazzo Chigi ha convocato i sindacati dei metalmeccanici per un incontro sul futuro dello stabilimento, in un calendario che lega strettamente le mosse del governo alla decisione dei giudici.

La richiesta delle amministrazioni straordinarie

L’istanza di sospensiva del decreto è stata presentata dalle amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie d’Italia. Adi ha depositato il proprio ricorso la scorsa settimana, chiedendo ai giudici milanesi di bloccare l’obbligo di fermata dell’area a caldo prima che scattino i termini fissati in estate. La decisione dei giudici del 9 settembre stabilirà se lo stabilimento potrà continuare a operare oltre la scadenza del 26 ottobre o se dovrà procedere allo spegnimento degli impianti siderurgici.

Il precedente del 27 luglio

La vicenda giudiziaria nasce da una pronuncia della stessa Corte d’Appello di Milano, che il 27 luglio aveva accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini contro Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. I giudici avevano disposto la sospensione delle attività siderurgiche a caldo entro 90 giorni, condizionando un’eventuale ripartenza alla completa bonifica dell’amianto e alla riduzione delle emissioni sottili. È da quella decisione che discende la scadenza del 26 ottobre ora al centro del ricorso delle amministrazioni straordinarie.

L’incontro convocato a Palazzo Chigi

Fonti sindacali riferiscono che i sindacati dei metalmeccanici sono stati convocati a Palazzo Chigi per martedì 8 settembre, con la riunione fissata nella sala verde alle 17.30. La convocazione arriva a un giorno dall’udienza di Milano, componendo un calendario che intreccia il tavolo istituzionale con la pronuncia giudiziaria attesa per il giorno successivo. Non sono ancora stati resi noti i temi specifici che il governo intende affrontare nell’incontro con le organizzazioni sindacali.

Le implicazioni occupazionali e giudiziarie

L’esito dell’udienza del 9 settembre determinerà le condizioni operative dello stabilimento di Taranto nelle prossime settimane, con riflessi diretti sui livelli occupazionali e sulla produzione siderurgica nazionale. La sospensione disposta a luglio, se confermata, imporrebbe l’arresto dell’area a caldo in assenza della bonifica dall’amianto e della riduzione delle emissioni sottili richieste dai giudici, condizioni che le amministrazioni straordinarie considerano incompatibili con i tempi tecnici indicati.

Gli scenari possibili

Se la Corte d’Appello dovesse respingere l’istanza di sospensiva, il decreto resterebbe efficace e lo stop dell’area a caldo scatterebbe dal 26 ottobre, con conseguenze immediate sulla produzione e sull’occupazione dello stabilimento. In caso contrario, l’attività siderurgica potrebbe proseguire in attesa di un pronunciamento di merito, mentre resta aperta la partita tra le richieste ambientali e sanitarie avanzate dai cittadini tarantini e le esigenze produttive rivendicate dalle amministrazioni straordinarie. L’incontro dell’8 settembre con i sindacati si inserisce in questo quadro come momento di confronto istituzionale alla vigilia della decisione giudiziaria.