sondaggi

Fratelli d’Italia si conferma primo partito con il 28% dei voti, ma Giorgia Meloni deve gestire le tensioni nella maggioranza sulla legge elettorale e il calo di Lega e Forza Italia, mentre il centrosinistra arriva al 43%, mezzo punto sopra il centrodestra. E’ quanto emerge dall’ultimo sondaggio dell’Istituto Piepoli.

La premier, dopo i festeggiamenti per il record di longevità del governo, si è trovata così a fare i conti con una maggioranza chiamata a mantenere l’accordo sulla legge elettorale. Il rischio di una nuova frattura sulle preferenze, alimentato anche dalla tentazione del Pd di votare i subemendamenti dem, è rientrato. La maggioranza si è ricompattata sulla formula delle preferenze con i capilista bloccati.

Il centrodestra 

Il dato politico più delicato per la maggioranza arriva però dalla distribuzione dei consensi tra gli alleati. La Lega perde mezzo punto e scende al 5,5%. Forza Italia si attesta al 7,5%, ma viene raggiunta da Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, che guadagna mezzo punto e sale alla stessa quota.

Il risultato modifica gli equilibri interni al centrodestra. Fratelli d’Italia mantiene una distanza larga dagli altri partiti della coalizione, mentre gli alleati devono confrontarsi con una concorrenza crescente e con percentuali che rendono più incerta la loro forza negoziale sui dossier politici.

Nel centrosinistra il Pd registra invece il calo più consistente tra i principali partiti: perde un punto e scende al 20%. Il Movimento 5 Stelle resta stabile al 12,5%, mentre Alleanza Verdi-Sinistra cresce di mezzo punto e arriva al 7%.

Nel campo largo la partita resta aperta

I numeri si intrecciano con il confronto politico sulla costruzione del campo largo. Alla Festa dell’Unità, la leader del Pd ha indicato una sequenza precisa: prima il programma, poi le primarie. Una posizione che rinvia il confronto sulla leadership e mette al centro la definizione di un accordo politico tra le forze progressiste.

Sul tema della guerra in Ucraina, la leader dem ha replicato alle posizioni espresse da Giuseppe Conte, chiarendo che il Pd non intende ritirare il sostegno a Kiev. La distanza con il Movimento 5 Stelle resta quindi uno dei nodi da sciogliere per un’eventuale alleanza.

Il problema non riguarda soltanto il programma. Se le forze progressiste vorranno presentarsi unite, dovranno trovare un compromesso anche sulle questioni di politica estera e sulla leadership della coalizione. I rapporti di forza fotografati dai sondaggi rendono il negoziato ancora più rilevante.

Renzi offre un passo indietro

Nel confronto entra anche Italia Viva, accreditata al 2%, in calo di mezzo punto. Matteo Renzi ha manifestato la disponibilità a rinunciare alla leadership pur di favorire l’unità della coalizione.

Giuseppe Conte ha però confermato la propria diffidenza. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha escluso che si possa “dare centralità” a una forza politica con una percentuale così ridotta di consensi. La questione della composizione della coalizione si sovrappone quindi a quella della sua guida.

Tra le forze minori, Azione raggiunge il 3%, la soglia di sbarramento indicata nello scenario. +Europa si ferma all’1,5%, stessa percentuale di Sud Chiama Nord, Partito liberal democratico e Noi Moderati. Ora! chiude allo 0,5%.

Mezzo punto separa le coalizioni

Il dato complessivo delle coalizioni consegna infine un equilibrio molto più ravvicinato di quello che emerge osservando il primo partito. Il campo largo raggiunge il 43%, mentre il centrodestra si ferma al 42,5%.

La distanza è quindi di appena mezzo punto. Se questi rapporti di forza restassero invariati nei prossimi mesi, la competizione per le politiche si svilupperebbe su un margine ristretto, nel quale anche variazioni limitate nei consensi potrebbero modificare il risultato complessivo.

Il 28% di Fratelli d’Italia garantisce a Meloni il primato tra i singoli partiti, ma il dato delle coalizioni mostra un quadro diverso: il vantaggio individuale del partito della premier non si traduce, nello scenario rilevato, in un analogo vantaggio dell’intero schieramento di governo.