Leone XIV cancella i tagli agli stipendi introdotti da Francesco, il Vaticano restituisce gli aumenti

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Papa Leone XIV

Papa Leone XIV ha abrogato dal primo settembre le misure di contenimento salariale introdotte da Francesco nel marzo 2021 per il personale della Santa Sede, del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e degli enti collegati. La decisione, formalizzata con un Motu proprio firmato nel giorno del suo settantunesimo compleanno, supera le riduzioni delle retribuzioni e le limitazioni agli scatti di anzianità adottate durante la pandemia.

Il provvedimento riguarda anche cardinali, superiori e personale ecclesiastico e religioso. Tra le misure introdotte da Francesco figurava una riduzione del 10 per cento sull’ultima retribuzione corrisposta ai cardinali. Il nuovo atto pontificio non cancella gli effetti prodotti dalle disposizioni precedenti durante il periodo della loro validità.

Il Motu proprio di Leone XIV, datato 1 settembre 2026, interviene sulla Lettera apostolica in forma di Motu proprio “Un futuro sostenibile”, firmata da Francesco il 23 marzo 2021. Il testo precisa che quelle disposizioni erano state adottate per contenere la spesa in una fase segnata dalla pandemia e dalle sue conseguenze economiche.

La decisione dopo il parere economico

La scelta del Pontefice arriva dopo il parere della Segreteria per l’Economia e dopo l’esame della situazione finanziaria delle istituzioni interessate. Leone XIV stabilisce che la precedente disciplina venga abrogata a decorrere dal primo settembre 2026.

Nel documento il Papa motiva il passaggio con la possibilità di affrontare la sostenibilità economica attraverso strumenti diversi dalle restrizioni salariali introdotte cinque anni fa. “Quelle misure possono ora essere superate, nella certezza che le Istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano proseguiranno, con strumenti diversi, nell’impegno di garantire la sostenibilità economica”, scrive Leone XIV.

La formulazione segna il passaggio da una politica fondata anche sul contenimento diretto delle retribuzioni a una gestione nella quale l’equilibrio dei conti dovrà essere perseguito con altri interventi. Il Motu proprio, tuttavia, non dettaglia in questa sede quali saranno questi strumenti né indica nuovi meccanismi di gestione della spesa.

La scelta arriva dopo una prima modifica delle disposizioni di Francesco. Il 16 giugno 2025, con un “Rescriptum ex Audientia”, era stato già abrogato l’articolo 3 del provvedimento del 2021. Ora Leone XIV completa il superamento della disciplina originaria.

Cosa cambia per stipendi e anzianità

La parte centrale del nuovo atto riguarda la cessazione delle limitazioni alle retribuzioni e degli effetti futuri delle misure di contenimento. Il regime precedente aveva previsto riduzioni salariali e la sospensione della maturazione degli scatti biennali di anzianità.

Il nuovo Motu proprio stabilisce però una distinzione precisa tra il futuro e il passato. Gli effetti prodotti dalle disposizioni durante il periodo della loro vigenza restano definitivamente acquisiti. Non vengono quindi ricalcolate le retribuzioni relative agli anni nei quali le misure erano in vigore.

La clausola riguarda anche gli scatti di anzianità. La sospensione della loro maturazione già intervenuta resta acquisita in via definitiva. L’abrogazione non determina dunque un recupero retroattivo degli effetti economici prodotti dal precedente regime.

Il passaggio è esplicitato nello stesso dispositivo: a partire dal primo settembre la Lettera apostolica “Un futuro sostenibile” è abrogata, ma vengono salvaguardati gli effetti già prodotti. La nuova disciplina opera quindi per il futuro e non modifica quanto consolidato nel periodo precedente.

Dalla risposta alla pandemia alla nuova gestione

Francesco aveva introdotto il sistema salariale nel marzo 2021, in una fase nella quale la Santa Sede e le istituzioni vaticane dovevano affrontare gli effetti economici della pandemia. Il provvedimento interveniva sulle retribuzioni di diverse categorie e prevedeva anche il blocco degli scatti biennali di anzianità.

Leone XIV riconosce esplicitamente la ragione originaria di quelle scelte. Nel Motu proprio definisce le misure “necessarie anche per far fronte all’eccezionale sfida della pandemia”. La valutazione del nuovo Pontefice è però che quella fase possa essere considerata superata sul piano delle disposizioni salariali.

Il cambiamento non viene presentato come un venir meno dell’obiettivo di sostenibilità economica. Al contrario, il documento ribadisce che le istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano dovranno continuare a perseguirlo. Cambia lo strumento: non più le misure salariali introdotte nel 2021, ma interventi diversi che il testo non specifica.

Il tema della spesa resta quindi al centro della decisione. L’abrogazione non equivale a un abbandono della disciplina finanziaria del Vaticano, ma alla conclusione di una specifica fase di contenimento delle retribuzioni.

La giornata del Pontefice

La firma del provvedimento ha coinciso con il settantunesimo compleanno di Leone XIV. Nella stessa giornata il Papa è intervenuto anche sul futuro della Biblioteca Apostolica Vaticana e dell’Archivio Apostolico Vaticano, ha inaugurato una mostra e ha ricevuto gli auguri delle istituzioni civili ed ecclesiali.

Il calendario della giornata ha dunque affiancato alla dimensione istituzionale del compleanno una decisione con effetti concreti sull’organizzazione economica della Santa Sede. Il Motu proprio è stato firmato il primo settembre e ha avuto decorrenza dalla stessa data.

L’atto è inserito nella potestà del Pontefice di disciplinare con Motu proprio l’ordinamento e il funzionamento delle istituzioni vaticane interessate. La procedura ha previsto il coinvolgimento della Segreteria per l’Economia, il cui parere è stato acquisito prima della decisione finale.

Il testo non fornisce, invece, una quantificazione complessiva dell’impatto finanziario della cancellazione delle misure. Non sono quindi indicati nel provvedimento l’ammontare delle risorse che torneranno disponibili per le retribuzioni né il numero complessivo dei dipendenti interessati.

Il precedente del 2021 resta acquisito

La differenza più netta rispetto al provvedimento di Francesco riguarda il rapporto con gli effetti già maturati. Il nuovo Papa non riapre le posizioni economiche relative agli anni di applicazione delle restrizioni e conferma come definitivi gli effetti prodotti dalla precedente disciplina.

La scelta consente di distinguere l’abrogazione della norma dalla revisione retroattiva delle sue conseguenze. Dal primo settembre viene meno il quadro introdotto nel 2021; ciò che è stato applicato fino a quella data, invece, rimane valido.

Per i dipendenti interessati il cambiamento riguarda dunque il regime successivo all’abrogazione. La cessazione delle limitazioni consente il ritorno alla disciplina ordinaria delle retribuzioni e degli scatti secondo le regole applicabili, mentre non produce automaticamente un recupero delle somme o delle progressioni non maturate durante la precedente fase.

Il Motu proprio chiude così una misura nata in risposta a una situazione eccezionale e modificata una prima volta nel 2025. La nuova decisione di Leone XIV completa il percorso iniziato con quella modifica e affida ad altri strumenti il perseguimento dell’equilibrio economico delle istituzioni vaticane.