Bambini nel bosco separati anche dalla madre: la premier insorge: una legge contro l’arbitrio dei giudici minorili

Dopo quattro mesi in una struttura protetta, il Tribunale dell’Aquila ha disposto il trasferimento dei tre minori Trevallion e l’esclusione di Catherine Birmingham dalla nuova collocazione: il governo risponde con un disegno di legge già pronto per limitare i poteri dei tribunali.

Giorgia Meloni (1)

Giorgia Meloni

Tre bambini allontanati prima dal padre, poi separati dalla madre. Una perizia medica che segnala disagio e sofferenza, ignorata. Un trasferimento in una seconda struttura, disposto senza attendere alcun ulteriore accertamento. Il caso della famiglia Trevallion — i genitori che avevano scelto di vivere nella natura, lontano da ogni convenzione urbana — è diventato in pochi giorni uno scontro istituzionale di prima grandezza, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che accusa il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila di agire su basi ideologiche, e la Garante per l’infanzia Marina Terragni che chiede la sospensione immediata del provvedimento.

La decisione che ha innescato la polemica

Il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila aveva già disposto, nei mesi scorsi, l’affidamento ai servizi sociali dei tre figli della coppia Trevallion, collocandoli in una casa-famiglia. Alla madre, Catherine Birmingham, era stato inizialmente consentito di restare nella struttura protetta insieme ai bambini. La nuova decisione — che dispone il trasferimento dei minori in un’altra struttura e l’esclusione della donna dal nuovo collocamento — ha suscitato reazioni immediate e trasversali.

Giorgia Meloni è intervenuta direttamente su Facebook con un tono insolito per un capo di governo su vicende giudiziarie in corso. “Le ultime notizie che riguardano la famiglia Trevallion mi lasciano senza parole”, ha scritto la premier. “È una decisione che infligge ai bambini un ulteriore, pesantissimo trauma, dopo la separazione dal padre.” Meloni parla apertamente di “assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico”.

L’accusa al potere giudiziario

Il passaggio più netto del post di Meloni è quello in cui traccia i confini tra funzione giudiziaria e potestà genitoriale. “Il compito dei Tribunali per i Minorenni è quello di tutelare i bambini di fronte ai casi di maltrattamento, abuso o abbandono”, scrive. “Non è compito della giustizia, e dello Stato in generale, sostituirsi ai genitori, decidere come vadano educati i figli, imporre uno stile di vita fondato su standard che sono chiaramente ideologici”.

La premier chiama in causa il principio del “superiore interesse del minore”, ribaltandolo contro il provvedimento stesso: “Dove sarebbe il superiore interesse del minore, quando dei bambini vengono allontanati dal padre, poi dalla madre, per stare mesi e mesi in una casa-famiglia, sempre più soli?” La conclusione è un’affermazione di principio: “I figli non sono dello Stato: i figli sono delle mamme e dei papà”.

La Garante chiede la sospensione

Sul piano istituzionale, l’intervento più circostanziato è quello di Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Terragni ha scritto al presidente del Tribunale per i Minorenni, alla Procura presso lo stesso tribunale, alla Procura della Repubblica dell’Aquila e alla tutrice dei minori, chiedendo di incontrare personalmente i bambini accompagnata da consulenti indipendenti. La Garante cita una perizia realizzata dalla Asl Lanciano Vasto Chieti che, settimane prima del trasferimento, aveva già rilevato uno stato di disagio e sofferenza nei minori.

Quel documento clinico indicava come “indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari”, al fine di estinguere i comportamenti problematici osservati. Un auspicio, annota Terragni con tono secco, che “non ha trovato alcun ascolto”. La Garante ha chiesto la sospensione del trasferimento in attesa di un nuovo approfondimento medico indipendente. “Ci si starebbe anzi muovendo in direzione contraria”, osserva, “infliggendo ai minori l’ulteriore trauma di essere separati, oltre che dal padre, anche dalla madre”.

Il disegno di legge e le prossime mosse

Meloni ha ricordato che il governo aveva già presentato un disegno di legge specifico in materia. “Spero il Parlamento possa approvarlo nel minor tempo possibile”, ha scritto, “per restringere l’arbitrio e perseguire esclusivamente il superiore interesse dei minori.” La premier non entra nel merito tecnico del provvedimento, ma il richiamo alla norma in itinere è un segnale politico chiaro: l’esecutivo intende legiferare sui limiti di intervento dei tribunali minorili.

Il caso Trevallion apre così un fronte che travalica la vicenda specifica. Da un lato, la magistratura minorile rivendica — implicitamente, attraverso i propri provvedimenti — l’autonomia di valutazione nell’interesse dei minori. Dall’altro, l’esecutivo e la Garante convergono su una lettura critica degli stessi provvedimenti, invocando dati clinici e principi giuridici. Al centro rimangono tre bambini, la cui condizione psicofisica è ora al cuore di uno scontro istituzionale destinato a non esaurirsi in tempi brevi.