Cern sceglie gli ups italiani Borri per proteggere l’Lhc

Cern sceglie gli ups italiani Borri per proteggere l’Lhc
16 gennaio 2015

Cern, l’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare con sede a Ginevra, ha scelto i gruppi di continuità prodotti dalla italiana Borri per proteggere il suo Large Hadron Collider (in italiano: grande collisore di adroni, abbreviato Lhc), l’acceleratore di particelle più grande e potente finora realizzato, grazie al quale si è scoperta l’esistenza di una particella compatibile con il bosone di Higgs.

Un problema nell’alimentazione che fornisce tutto il sistema di sicurezza e lo stesso acceleratore di particelle porta nel migliore dei casi – spiega una nota di Borri -, a dover ricorrere a una procedura di arresto controllata che implica dei costi notevoli e ha un impatto sulla programmazione e gli esperimenti. Il Cern, a fronte di una fornitura complessa che prevedeva una forte personalizzazione in grado di rispondere alle sue peculiari esigenze, ha dunque individuato in Borri S.p.A. il partner in grado di fornire soluzioni ad alto contenuto tecnologico a elevatissima affidabilità. Così, a settembre 2014, sono stati installati 250 sistemi Borri tra Ups (“Uninterruptible Power Supply”, in italiano Gruppo di Continuità) in corrente alternata e sistemi in corrente continua, completi di batteria di accumulatori, in varie aree dell’anello dell’acceleratore di particelle, rimpiazzando i precedenti sistemi di continuità.

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