Dopo settimane di tentativi fallisce il salvataggio della megattera Timmy nel Nord Europa
Redazione 30 Maggio 2026
Si è conclusa su una spiaggia della Danimarca la storia di Timmy, la megattera che per settimane aveva attirato l’attenzione di media, biologi e volontari dopo essersi smarrita nel Mar Baltico. L’animale era stato avvistato a marzo e aveva trascorso gli ultimi giorni nelle acque basse attorno all’isola di Anholt, dove è morto il 14 maggio. Le autorità danesi hanno successivamente confermato il decesso e avviato le procedure per il recupero della carcassa.
Dopo diversi tentativi andati a vuoto, l’operazione è stata completata con successo. La megattera, che pesa diverse tonnellate, è stata trascinata sulla spiaggia di Anholt al termine di un intervento durato circa due ore. Il recupero era considerato particolarmente delicato non soltanto per le dimensioni dell’animale, ma anche per i rischi associati alla decomposizione della carcassa.
Le difficoltà del recupero
Secondo gli operatori coinvolti, la presenza di gas accumulati all’interno del corpo avrebbe potuto provocare fenomeni esplosivi con conseguenze pericolose per il personale impegnato nelle operazioni. Vi erano inoltre timori legati alla possibile diffusione di agenti patogeni, motivo per cui l’area è stata delimitata con nastri di sicurezza e l’accesso è stato rigidamente controllato.
La carcassa rimarrà sulla spiaggia fino all’avvio dell’autopsia, prevista direttamente sul posto. L’esame necroscopico dovrebbe durare circa sei ore e rappresenta il passaggio decisivo per comprendere cosa abbia causato la morte dell’animale.
La vicenda aveva assunto una dimensione internazionale quando era stato tentato il trasferimento della megattera verso il Mare del Nord mediante una chiatta, nella speranza di consentirle di raggiungere acque più profonde. Nonostante gli sforzi dei soccorritori, l’operazione non è riuscita a evitare il decesso.
L’ipotesi delle reti
Tra le ipotesi al vaglio degli esperti figura quella del coinvolgimento di una rete da pesca. Una tesi sostenuta anche dal biologo danese Peter Teglberg Madsen, considerato tra i maggiori specialisti di cetacei del Paese.
“Dai polmoni potremo capire se la balena è annegata o è morta soffocata, cosa che ritengo probabile”, ha dichiarato l’esperto al settimanale Spiegel.
Secondo Madsen, le condizioni dell’animale erano già gravemente compromesse. Il biologo ha espresso forti critiche nei confronti delle modalità adottate durante il tentativo di salvataggio, sostenendo che la megattera apparisse debilitata e malata da tempo. A suo giudizio, i ripetuti spiaggiamenti rappresentavano un indicatore evidente di uno stato di salute ormai compromesso.
“Si era impigliata in una rete, quindi probabilmente non riusciva più a nutrirsi ed era indebolita. La balena era condannata a morire”, ha affermato.
Il dibattito sulla tutela marina
La morte di Timmy ha riacceso il confronto sugli effetti delle attività di pesca sugli ecosistemi del Mar Baltico. Più che individuare responsabilità per il fallimento del soccorso, Madsen invita a concentrare l’attenzione sulla riduzione dei rischi per i grandi mammiferi marini e sul contenimento degli impatti causati dalle reti.
L’autopsia si svolgerà in forma pubblica. Giornalisti e cittadini potranno assistere alle operazioni da una distanza di sicurezza. I risultati degli esami potrebbero fornire indicazioni decisive non solo sulle ultime ore di vita della megattera, ma anche sulle minacce che continuano a colpire i cetacei nelle acque del Nord Europa.
