Confindustria: da caro gas a rischio tra 383mila e 582mila posti lavoro

Confindustria: da caro gas a rischio tra 383mila e 582mila posti lavoro
18 settembre 2022

Confindustria nella Congiuntura flash di settembre ha condotto due simulazioni econometriche per il prezzo del gas: la prima che rimanga fino a fine 2023 a 235 euro/mwh (il valore medio di agosto); la seconda a 298 euro/mwh (il livello medio atteso dai futures). L`impatto per l`economia italiana (rispetto a un baseline in cui il prezzo del gas è tenuto fermo alla media dei primi 6 mesi del 2022: 99 euro) è stimato in una minore crescita del Pil del 2,2% e del 3,2% cumulati nel biennio 2022-2023, nei due scenari, e in 383mila e 582mila occupati in meno.

In sostanza, il rincaro del gas da agosto è divenuto fuori controllo, sulla scia dei tagli delle forniture dalla Russia. La resilienza dell`industria è alle corde, dopo troppi mesi di impatto del caro-energia sui margini delle imprese: soffriranno gli investimenti. Sempre secondo gli industriali, l`inflazione record erode il reddito delle famiglie e minaccia i consumi, protetti (in parte e non per molto ancora) dal risparmio accumulato. La BCE ha risposto a prezzi alti ed euro debole alzando i tassi, che daranno un ulteriore impulso recessivo. Rientrano i prezzi di varie commodity, perché è più fiacca l`economia mondiale. L`Italia resiste grazie a: più mobilità e turismo; crescita (minore) delle costruzioni. Tiene, finora, l`occupazione. 

Il prezzo del gas – sottolinea Confindustria – ha raggiunto livelli insostenibili, impensabili ancora qualche mese fa e avrà l`effetto di spingere ancora più in alto l`inflazione e i costi delle imprese. Finora l`extrarisparmio accumulato negli ultimi due anni dalle famiglie ha sostenuto i consumi ma non verrà speso tutto e con l`inflazione a questi livelli una parte verrà erosa. Quindi non c`è da attendersi ancora per molto la tenuta della domanda aggregata. Il rialzo dei tassi potrebbe gettare ulteriore benzina sul fuoco visto che non riuscirà a fermare l`inflazione (che è determinata da fattori esogeni) e rischia solo di accentuare la recessione in arrivo, che i mercati già scontano nella riduzione dei prezzi delle materie prime non energetiche. Lo stop alle forniture di gas dalla Russia farebbe alzare ancora di più il prezzo del gas e nei picchi determinerebbe carenza dello stesso anche se la situazione appare migliore di prima dell`estate.

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Secondo Confindustria, l`abnorme rincaro del gas e i rischi di carenza sui volumi hanno un impatto pesante sull`Italia e gli altri paesi europei, importatori di gas. Frenando le altre economie, ciò penalizza ancor più l`Italia, attraverso un minore export. Da qui due scenari alternativi: il primo con i prezzi delle materie prime energetiche (gas, petrolio, carbone) che rimarrebbero fino a fine 2023 ai valori medi di agosto; l’altro ai livelli medi attesi in base ai futures. L`incidenza dei costi dell`energia sul totale dei costi di produzione potrebbe salire fino all`11,0% nel 2022 e fino al 14,6% nel 2023 per l`economia italiana, dal 4,6% pre-pandemia. Per la manifattura, l`incidenza dei costi energetici, nello scenario peggiore, atteso dai mercati, finirebbe al 10,2% nel 2022 e al 13,7% nel 2023, più che triplicata rispetto al 3,9% pre-crisi.

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