Jessica Moretti
Il tribunale vallesano respinge la custodia cautelare su proposta del pm Jessica Moretti, l’imprenditrice italiana che gestisce con il marito Jacques il bar-ristorante Le Constellation a Crans-Montana, non sarà sottoposta a detenzione domiciliare né a custodia in carcere. Il tribunale delle misure coercitive del Canton Vallese ha disposto nei suoi confronti misure sostitutive, accogliendo la linea del pubblico ministero che non aveva chiesto la detenzione preventiva.
L’unico pericolo ritenuto concreto dagli inquirenti resta quello di fuga. La decisione, comunicata ufficialmente ieri dal tribunale di Sion, arriva al termine di un’udienza di garanzia. La donna, indagata per fatti ancora coperti da riserbo, dovrà rispettare un regime di libertà vigilata stringente: divieto assoluto di lasciare il territorio svizzero, consegna immediata di tutti i documenti di identità e di soggiorno, presentazione quotidiana presso una stazione di polizia e versamento di una cauzione, il cui ammontare sarà fissato nelle prossime ore o giorni.
Il comunicato del tribunale è limpido. Il pubblico ministero ha invocato “l’esistenza di un rischio di fuga”, ma non ha ritenuto di richiedere la misura più grave della custodia cautelare in carcere. Di conseguenza, spiegano i giudici, “tale misura coercitiva non poteva essere ordinata” d’ufficio dal collegio. Le prescrizioni imposte rappresentano quindi le “misure classiche” alternative previste dal codice di procedura penale elvetico per casi analoghi.
Jessica Moretti e il marito Jacques gestiscono da anni il Le Constellation, locale storico della nota stazione sciistica vallesana, frequentato da una clientela internazionale, spesso altolocata. La coppia, lei italiana e lui francese, è ben conosciuta nell’ambiente turistico-alpino. La notizia dell’inchiesta e delle misure cautelari ha provocato stupore e curiosità sia tra i residenti sia tra gli habitué della località.
Le prescrizioni imposte garantiscono un monitoraggio costante della posizione della donna. La consegna dei passaporti e dei permessi di soggiorno elimina la possibilità pratica di lasciare la Svizzera senza essere immediatamente individuata. L’obbligo di firma quotidiana alla polizia locale trasforma Crans-Montana in una sorta di “domicilio obbligato allargato”.
La cauzione, infine, aggiunge una sanzione economica automatica in caso di violazione.Il riserbo resta totale sulla natura delle accuse. Né la procura né il tribunale hanno fornito elementi sul reato ipotizzato, sullo stato dell’inchiesta o su eventuali altri indagati. Si sa soltanto che Jessica Moretti riveste un ruolo centrale nel procedimento e che le indagini proseguono.
La scelta di optare per misure alternative segna una prima vittoria difensiva per l’imprenditrice, evitando il trauma della cella o degli arresti domiciliari. Resta però da verificare se il regime imposto reggerà nei prossimi mesi o se, con l’evolversi del fascicolo, il pubblico ministero chiederà un aggravamento delle condizioni. Per ora, la vicenda resta confinata tra le montagne vallesane, ma tiene banco oltre confine.