Stefania Craxi
Nel pieno dello scontro parlamentare sui criteri di accesso al suicidio assistito, Forza Italia ha depositato sei proposte di modifica tese a trovare una sintesi tra la linea conservatrice della coalizione e le spinte progressiste dell’aula. Stefania Craxi sostiene che il pacchetto punta a “una legge seria e condivisa”, ma sia la destra che la sinistra manifestano dubbi.
Il compromesso esclude il suicidio assistito dai servizi erogati dal Servizio sanitario nazionale, ma consente ai medici ospedalieri e di medicina generale di prestare assistenza su base volontaria, sia nell’attività libero-professionale sia in regime intramoenia. Una soluzione che nasconde tensioni irrisolte sul finanziamento pubblico dell’atto.
Il pacchetto di Forza Italia
Forza Italia ha depositato sei proposte di modifica ai testi base redatti da Pierantonio Zanettin (Fi) e Matteo Zullo (Fdi). La capogruppo Stefania Craxi ha inquadrato l’intervento come “uno sforzo per portare a conclusione l’iter di una legge seria e condivisa, rispettosa di tutte le sensibilità, in primis del mondo cattolico”. L’obiettivo dichiarato è approvare il provvedimento entro la scadenza della legislatura.
Il punto cardine della proposta è la garanzia che il Servizio sanitario nazionale garantisca “cure palliative del dolore e assistenza domiciliare continua” alle persone in grave non autosufficienza, ma che “l’assistenza al suicidio non possa rientrare nei livelli essenziali di assistenza”. In altre parole: lo Stato finanzia il fine vita come percorso del vivere, non come accesso alla morte.
Sull’operatività dell’atto, gli emendamenti consentono ai medici ospedalieri e di medicina generale di prestare assistenza “su base volontaria e gratuita” sia “nell’ambito dell’attività libero-professionale” sia “in regime intramoenia” all’interno di strutture pubbliche. Gli eventuali strumenti di supporto all’autosomministrazione devono essere reperiti dal Consiglio nazionale delle ricerche. Forza Italia vuole inoltre includere l’obiezione di coscienza in capo ai professionisti sanitari.
La proposta azzera il divieto per cui il personale, la strumentazione e i farmaci del Ssn non possono essere impiegati per facilitare il suicidio assistito. Allarga anche la platea dei pazienti: dal testo base (che prevedeva accesso solo per chi sottoposto a “trattamenti sostitutivi di funzioni vitali”) agli “attuali trattamenti sanitari di sostegno vitale” – una dizione più larga in linea con le sentenze della Corte costituzionale. Gli emendamenti accorciano inoltre i tempi procedurali complessivi da 120 a 90 giorni.
Le resistenze interne della coalizione
Pierantonio Zanettin ammette: “È una proposta di Forza Italia. Inizieremo a dialogare ora”. Tradotto: Fratelli d’Italia non si espone pubblicamente ma, off the record, esponenti della destra avanzano dubbi su “contraddizioni” che riguardano il ruolo del Servizio sanitario nazionale. Non è un dettaglio: è il cuore dello scontro ideologico.
Permettere ai medici pubblici di prestare assistenza – anche volontaria e non a carico del Ssn – rappresenta comunque una rottura della linea gestionale della sanità pubblica verso l’atto della morte. La Lega resta defilata, assente dalla battaglia. Domani le due commissioni illustreranno gli emendamenti, ma il voto è rinviato a non prima della prossima settimana, dopo che governo e Mef avranno espresso il loro parere.
Nessuna convergenza a sinistra
Le opposizioni non accennano a cedere. Francesco Boccia, presidente dei senatori dem, contesta: “Hanno detto no alla legge proposta dalle opposizioni e no a quella popolare sulla quale insistiamo con l’associazione Coscioni. Ora hanno presentato emendamenti che non spostano di un millimetro il problema”.
Alfredo Bazoli apprezza “il tardivo tentativo” di Forza Italia ma mette in chiaro che gli emendamenti “non sciolgono i nodi fondamentali ancora sul tappeto. Sono proposte un po’ pasticciate. C’è ancora molto lavoro da fare”. Da Avs, Ilaria Cucchi parla di “farsa. La destra non vuole nessuna legge sul suicidio medicalmente assistito”. Solo Ivan Scalfarotto di Italia Viva ha avanzato una contromossa: chiedere di reintrodurre il ddl popolare dell’associazione Coscioni. Nessun altro gruppo di opposizione ha depositato emendamenti.
